Macomer, rubano l’auto di un positivo al Covid: ora rischiano il contagio
Il virus non basta come antifurto: la vettura sparita la settimana scorsa è stata ritrovata dopo 3 giorni
MACOMER . Se lo avessero saputo avrebbero concentrato altrove le loro attenzioni. Questa volta, infatti, ai topi di auto è andata decisamente male e la sensazione è che potrebbe proseguire molto peggio. L’automobile della quale si sono impossessati nei giorni scorsi appartiene infatti ad una persona che è risultata positiva al Sars-Cov-2. Un dettaglio non da poco, soprattutto in tempi in cui la curva del contagio spaventa tutti, perché è sicuro che l’uomo, residente in un centro del Marghine, nei giorni precedenti e quando cioè ancora non era a conoscenza della sua positività, ha utilizzato l'automezzo per recarsi nella sua azienda agro-pastorale e per diversi altri impegni. Quindi, all'interno dell'abitacolo potrebbero essere presenti elementi contaminati e in grado di trasmettere l’infezione.
Naturalmente i ladri, che venerdì scorso sono entrati in azione per portare via l’auto, non dovevano essere a conoscenza di questo particolare. Infatti durante la notte, dopo aver aperto lo sportello, si sono introdotti nell'abitacolo e dopo essersi comodamente seduti nei sedili, si sono dileguati con il pick-up per mettere a segno chissà quale azione criminosa. La fuga, però, è durata poco. Il che potrebbe far pensare che in un modo o nell’altro la positività al virus del proprietario sia arrivata anche alle orecchie dei ladri.
La macchina è stata ritrovata dopo tre giorni da una pattuglia di carabinieri impegnati in una normale operazione di controllo nel territorio. L'auto era stata abbandonata al centro della carreggiata di una stradina rurale. Ovviamente non è possibile, per il momento, sapere se il motivo dell’abbandono e della conseguente fuga dei malviventi sia legata alla paura del contagio o sia invece stata dettata da altri motivi. L’automatica attivazione della legge del taglione, poi, non può certo proteggere i ladri dal contagio, a questo punto, saranno costretti a sostenere gli esami necessari per verificare lo stato di salute.
Anche perché, se riuscissero a farla franca davanti alle forze dell'ordine, che sull’episodio stanno svolgendo accurate indagini, non è detto che riescano a sfuggire all’infezione. Una situazione che determinerebbe anche la sospensione della loro attività sino a data da destinarsi. E, visto il tipo di lavoro in questione, è quantomeno improbabile che possa essere svolto in modalità “smart working”.
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