Via alle querele nel M5s Cuccu: «Mi perseguitano»
di Mauro Lissia
Presentati due esposti alla Procura contro Desiré Manca e Michele Ciusa La consigliera dissidente: «Mi escludono». La replica: «Nulla di vero»
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CAGLIARI. Lo scontro interno al gruppo del M5s in consiglio regionale si è trasferito sul fronte giudiziario: la consigliera Carla Cuccu ha presentato un esposto-querela alla Procura della Repubblica lamentando un’attività di mobbing nei suoi confronti, che a leggere il documento si sarebbe realizzata con «atti persecutori, minacce, violenze e diffamazioni» talmente gravi da impedirle «il normale svolgimento del mandato elettorale con gravi ripercussioni nella sfera privatistica, politica e professionale, cagionando altresì patologie correlate». Nelle nove pagine dell’esposto, cui seguono 63 allegati, l’onorevole Cuccu elenca i fatti che l’avrebbero costretta ai margini dell’attività politica del gruppo 5s, attribuendo in particolare all’ex capogruppo Desirè Manca e al vicepresidente Michele Ciusa la volontà di farla fuori dal Movimento. L’atto di querela è stato depositato lo scorso 2 giugno ma qualche giorno fa lo studio dell’avvocato Patrizio Rovelli l’ha integrato con nuove produzioni e con un documento in cui i fatti al centro dell’esposto vengono qualificati sul piano giuridico. Il primo esposto è andato all’esame della sostituta procuratrice Nicoletta Mari, che si occupa col proprio gruppo anche di diffamazioni. L’atto integrativo, un esposto-bis, è andato invece al gruppo di sostituti che lavorano su reati legati alla pubblica amministrazione. I due esposti verranno accorpati.
La lista delle contestazioni firmate da Carla Cuccu è lunga: si parte dall’assegnazione iniziale a una commissione sgradita, quella alla sanità. Per poi riferire di «un sistema di controllo» della sua attività «con la pretesa» rivolta alla sua collaboratrice per la comunicazione di «riferire ogni giorno in forma scritta alla capogruppo Manca» tutte le attività svolte nella giornata. Una sorta di diario pubblico che sarebbe stato imposto alla Cuccu dal vertice del gruppo per tenerla sotto stretto controllo. C’è poi l’immancabile fronte dei social, dove in seguito ad alcuni commenti diffusi dalla capogruppo Manca si sarebbe scatenata «una guerra feroce» contro la Cuccu e la collega Elena Fancello, che per questa e altre ragioni avrebbe lasciato il gruppo 5s. Alla Cuccu sarebbero state attribuite condotte infondate, dal voto a favore del referendum promosso dalla Lega il 26 settembre 2019 fino al mancato versamento della quota di indennità consiliare destinata al Movimento, 300 euro al mese che - scrive la Cuccu - sono depositate in un conto corrente aperto individualmente, visto che quello comune al gruppo le era stato negato. Nell’esposto si parla di iniziative di legge che le sarebbero state scippate fino alla decisione assunta dall’onorevole Manca di collocare in ferie la sua collaboratrice nel periodo del lockdown anziché consentirle di lavorare in smart working. Il tutto in un clima di scontro che - secondo l’esposto - supererebbe di gran lunga la conflittualità fisiologica che si registra nell’attività politica comune.
Esaminato l’atto e i documenti, la Procura ha sentito testimoni e verificato una parte dei fatti, sui quali Desirè Manca è categorica: «Non c’è nulla che corrisponda al vero - è il suo commento - e apprendo di questi esposti solo adesso. Non appena il mio avvocato potrà fornirmi gli atti delle querele valuteremo come e in quale sede rispondere, punto per punto. Per il momento posso solo respingere con forza questo attacco privo di qualsiasi fondamento».
La lista delle contestazioni firmate da Carla Cuccu è lunga: si parte dall’assegnazione iniziale a una commissione sgradita, quella alla sanità. Per poi riferire di «un sistema di controllo» della sua attività «con la pretesa» rivolta alla sua collaboratrice per la comunicazione di «riferire ogni giorno in forma scritta alla capogruppo Manca» tutte le attività svolte nella giornata. Una sorta di diario pubblico che sarebbe stato imposto alla Cuccu dal vertice del gruppo per tenerla sotto stretto controllo. C’è poi l’immancabile fronte dei social, dove in seguito ad alcuni commenti diffusi dalla capogruppo Manca si sarebbe scatenata «una guerra feroce» contro la Cuccu e la collega Elena Fancello, che per questa e altre ragioni avrebbe lasciato il gruppo 5s. Alla Cuccu sarebbero state attribuite condotte infondate, dal voto a favore del referendum promosso dalla Lega il 26 settembre 2019 fino al mancato versamento della quota di indennità consiliare destinata al Movimento, 300 euro al mese che - scrive la Cuccu - sono depositate in un conto corrente aperto individualmente, visto che quello comune al gruppo le era stato negato. Nell’esposto si parla di iniziative di legge che le sarebbero state scippate fino alla decisione assunta dall’onorevole Manca di collocare in ferie la sua collaboratrice nel periodo del lockdown anziché consentirle di lavorare in smart working. Il tutto in un clima di scontro che - secondo l’esposto - supererebbe di gran lunga la conflittualità fisiologica che si registra nell’attività politica comune.
Esaminato l’atto e i documenti, la Procura ha sentito testimoni e verificato una parte dei fatti, sui quali Desirè Manca è categorica: «Non c’è nulla che corrisponda al vero - è il suo commento - e apprendo di questi esposti solo adesso. Non appena il mio avvocato potrà fornirmi gli atti delle querele valuteremo come e in quale sede rispondere, punto per punto. Per il momento posso solo respingere con forza questo attacco privo di qualsiasi fondamento».
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