Recovery fund, le risorse per l'isola: un primo passo verso la ripresa - L'EDITORIALE
La giunta Solinas non deve sbagliare nulla davanti a questa opportunità che le viene data. E i primi passi sembrano andare nella direzione giusta
Una scintilla da 7 miliardi di euro per riaccendere il motore economico dell’isola. La giunta Solinas annuncia la sua fetta di Recovery fund. 206 progetti che possono dare vita a una sorta di Piano Marshall per l’isola. Ossigeno per un’economia al tracollo, senza industria, senza fabbriche, senza infrastrutture, senza trasporti, e anche senza più turisti. La Sardegna, che con un Pil pari al 69% della media europea è tra le regioni più povere d’Europa, paga più di altre aree l’impatto del covid. Il coronavirus ha messo nell’ombra il resto delle emergenze che dovevano essere affrontate. Dal lavoro ai trasporti, dalle infrastrutture al turismo.
Il 2020 rischia di diventare l’anno che ha fatto tornare indietro le lancette del tempo. In pochi mesi la continuità aerea e quella marittima sono collassate. Airitaly con i suoi 1500 posti di lavoro si è schiantata nell’indifferenza totale del lockdown della politica. Della Sassari-Olbia non si parla più, ma neanche dei ponti spazzati via dall’alluvione del 2013. Le crisi industriali non fanno notizia. Il rilancio delle aree produttive del Sulcis e di Porto Torres è stato dimenticato. I dati sul crollo dell’occupazione non vengono neanche comunicati. Le autostrade digitali non si sono mai viste, al massimo somigliano a tratturi. La Sardegna è ritornata indietro di decenni, con l’aumento dei poveri e la disintegrazione dell’immagine turistica. In estate l’isola covid free è diventata l’epicentro del contagio, almeno secondo la visione distorta di una parte dei media.
Un’isola decimata dal covid, non solo per il numero impressionante delle vittime, ma anche per la condizione in cui si trova la sua economia. Per questo i 7 miliardi diventano ossigeno per una terra che muore soffocata dall’inedia. E per questo la giunta Solinas non deve sbagliare nulla davanti a questa opportunità che le viene data. E i primi passi sembrano andare nella direzione giusta. Come auspicato dalla Nuova, il governatore annuncia l’apertura “di una fase di confronto con il mondo produttivo, con le parti sociali, con il mondo universitario, per la definizione di un grande piano di rilancio della Sardegna”.
Un segnale importante, anche perché il piano presentato dalla Regione è molto ambizioso. Trasporti, economia green, digitalizzazione, infrastrutture, sanità.
Diventa fondamentare il confronto per capire come spendere queste risorse. In passato i Piani di rinascita hanno rovesciato sulla Sardegna miliardi di lire, a volte virtuali, che sono scivolati via senza lasciare segno. Nel 1962 il governo stanziò 400 miliardi in dieci anni destinati alla Sardegna. Ma la programmazione e la spesa delle risorse si rivelò disastrosa. Nel 1974 il parlamento rifinanziò il Piano di rinascita con 600 miliardi di lire da spendere in 10 anni. E anche in questo caso le risorse non riuscirono a trasformare la stentata economia della Sardegna. Un precedente che deve essere la base di ogni ragionamento. Inondare di risorse un’area non basta per cambiarne l’economia. Senza una strategia i soldi scivoleranno via. Perché alla fine le idee contano sempre più del denaro.
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