«Aprirsi al mondo e fare esperienza noi siamo qui per darvi una mano»

segue dalla copertina «Forse medicina, che è a numero chiuso, ma se uno non ha la passione non ha senso concentrarsi su quegli studi – continua Aldo Cadau –. Ci sono specializzazioni come economia,...

segue dalla copertina



«Forse medicina, che è a numero chiuso, ma se uno non ha la passione non ha senso concentrarsi su quegli studi – continua Aldo Cadau –. Ci sono specializzazioni come economia, che è la mia laurea, che resta sempre un ibrido, ma a mio avviso dà più possibilità di altre. Oggi bisogna cercare nicchie di mercato legate all’innovazione, che nel tuo caso può essere in agraria”.

Fabio Bellu (Fermi di Ozieri): perché in Sardegna c’è così tanto lavoro nero?

«Negli ultimi anni sono state emanate leggi, da tutti i governi, per ridurre al minimo il lavoro nero che è un cancro di tutto il sud Italia. L’Agenzia cerca di integrare i lavoratori e gli studenti attraverso tirocini per inserire all’interno delle aziende personale da assumere in maniera. Il posto di lavoro viene ancora pensato come a tempo indeterminato, come qualcosa che ci accompagnerà tutta la vita, ma un po’ di flessibilità in più nel mercato consentirebbe alle imprese di assumere giovani che vogliono fare esperienza di un anno o due per poi cambiare».

Laura Piras (Liceo scientifico Marconi Sassari): quali percorsi di studio consiglia a un giovane sardo per avere maggiori opportunità nella propria terra?

«L’Aspal lavora ogni giorno con i suoi 1200 dipendenti per cercare di dare una risposta a questa domanda, che è di una complessità enorme. Bisogna mettere in relazione sempre di più l’università con le aziende. Poi ci sono le passioni e le attitudini di ognuno di noi, a volte è necessario convincere i genitori e i familiari delle nostre scelte».

Maurizio Piga (Liceo scientifico Marconi Sassari): i corsi fatti all’estero rendono più ricco il curriculum di quelli fatti in Italia?

«Gli uni non escludono gli altri. I corsi fatti fuori dall’Italia insegnano culture differenti, nuove lingue, a stare con persone che la pensano in maniera diversa. Col tempo vi renderete conto che non smetterete mai di studiare, farete master, master di 2° livello, magari deciderete di prendere la seconda laurea, quindi le esperienze all’estero io le consiglio».

Daniele Tosi (Liceo classico Manno Alghero): ci saranno più investimenti per tutelare le persone sul posto di lavoro dopo l’emergenza Covid?

«Mi auguro che lo Stato prenda molte iniziative per tutelare i posti di lavoro dopo il Covid, per dare finanza alle imprese ed evitare che portino i libri in tribunale. C’è un’iniziativa in cui ha un ruolo anche l’Aspal che si chiama ‘Resisto’: verranno finanziate le imprese che faranno domanda e il 30% del costo del lavoro 2019 verrà dato nel 2020 per evitare che le imprese licenzino».

Pierluigi Cocco (Liceo classico Azuni Sassari): secondo un recente studio, le province di Nuoro e del Sud Sardegna sono tra le ultime in Italia per indice di trasformazione digitale. Vista l’importanza dello smart working durante la pandemia, come si può arginare l’esclusione di queste province dall’ecosistema lavorativo che si è venuto a creare?

«La domanda è molto pertinente, anche per un’organizzazione come l’Aspal che è strutturata in centri per l’impiego su tutto il territorio. Stiamo investendo sull’informatizzazione, in modo che i centri siano il più vicino possibile alle persone attraverso la rete. Possiamo dare il 90 per cento dei servizi attraverso il digitale. Ma non posso chiedere a una persona di una certa età di adeguarsi nel giro di pochi mesi all’information technology spinta. Dobbiamo cercare di mantenere la carta, il confronto umano. Naturalmente servono anche investimenti in infrastrutture digitali».

Asia Pisanelli (Liceo linguistico Olbia): quali tipi di figure professionali cercano le aziende?

«Man mano che si avvicina la stagione estiva prevalgono le attività legate al settore del turismo, ma ci sono anche grosse aziende dell’aerospazio che investono in Sardegna, il mercato dei trasporti assorbe personale, in questo momento c’è la sanità con oss, ausiliari, infermieri, il settore dell’It è sempre attivo. Quello che serve sono persone brave, con competenze specifiche in maniera che le aziende trovino ciò che chiedono».

Michela Zoppi (Itc Satta Nuoro): l’Aspal ha la grande responsabilità di aiutare le persone a trovare un’occupazione, ma questo purtroppo non succede sempre. In questi casi vi sentite in qualche modo responsabili?

«I casi in cui non abbiamo portato a casa il risultato sono tanti. Spesso però è solo un posticipare, un insuccesso di oggi può essere il successo di domani. Noi operiamo per diminuire le inefficienze del mercato del lavoro in termini di matching tra domanda e offerta di lavoro: l’insularità non aiuta. Abbiamo una moltitudine di politiche attive, un obiettivo futuro è di portare i ragazzi già dagli ultimi anni delle superiori a entrare in un’impresa e poi una volta diplomati avere una posizione lavorativa».

Francesco Serra (Itc Satta Nuoro): in futuro ci sarà un modo di evitare la continua “fuga di cervelli” dall’isola?

«Dipenderà dalla capacità della Sardegna di attrarre imprese e investimenti e avere un appeal dal punto di vista logistico e industriale. Io ho una sorella laureata in ingegneria con due master. Oggi vive a San Diego, ha lavorato tanto all’estero e si chiede: ‘Che cosa farei in Sardegna? Perché dovrei rientrare, quali aziende possono assumere chi ha un curriculum come il mio?’. Se togli Saras e qualche altra impresa ti rendi conto che il nostro tessuto economico non è così forte. Mi auguro che in futuro ci sia una ripresa tale che un imprenditore si senta coccolato, venga a investire qui e insediare il proprio sito produttivo».

Giorgio Paolo Prodi (Liceo classico Manno Alghero): nell’emergenza sanitaria abbiamo visto laureandi e neo laureati nelle corsie degli ospedali. Anche dopo ci sarà la possibilità per i giovani di fare esperienza sul campo di lavoro?

«Mi auguro di sì. Queste persone stanno facendo una bella esperienza e danno un apporto considerevole alla comunità. Anche dal punto di vista economico, perché poi vanno a spendere i soldi che hanno guadagnato».

Francesco Sechi (Istituto agrario Pellegrini Sassari): una preparazione specifica di questi tempi è molto utile per aprire un’azienda in proprio?

«Assolutamente sì. Ci sono istituti tecnici che danno competenze più pratiche rispetto ad altri, chi ha fatto ragioneria per esempio avrà più facilità a gestire certe cose. Il nemico numero uno resta la burocrazia».

Emma Tiloca: riusciremo a integrare il lavoro con il cambiamento climatico, a renderlo più ecosostenibile?

«Non sono un esperto e non vorrei raccontarvi banalità, in questo momento in Aspal non ci sono iniziative di questo tipo».

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