La Nuova Sardegna

La polemica

La stagione di caccia si chiude con 11 morti, Brambilla: «Va abolita». E la Sardegna aggiunge un’altra giornata

La stagione di caccia si chiude con 11 morti, Brambilla: «Va abolita». E la Sardegna aggiunge un’altra giornata

Duro attacco della parlamentare: «Pratica barbara, non degna di un paese civile»

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Roma Si è chiusa sabato 31 gennaio la stagione di caccia 2025/2026 con il solito bollettino di guerra, puntualmente stilato dall’Associazione vittime della Caccia (Avc): in ambito venatorio 11 morti e 31 feriti, ai quali vanno aggiunti milioni di animali brutalmente uccisi e il danno incalcolabile arrecato al nostro patrimonio naturalistico, che dal 2022 è formalmente tutelato anche dalla Costituzione nell’interesse delle future generazioni. «La caccia è una pratica barbara e desueta, per fortuna già in declino, che dev’essere solo fermata».  A dirlo è l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana Difesa animali e ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, commentando la fine della stagione di caccia che, anche quest’anno, si è conclusa con un significativo tributo di sangue: delle 42 vittime, un morto e 9 feriti non avevano nulla a che vedere con l’attività venatoria. Semplicemente si sono trovati sulla traiettoria dei proiettili.

Una polemica che arriva a pochi giorni dalla decisione della Regione di aggiungere una giornata di caccia al cinghiale al calendario venatorio della Sardegna, proprio il 31 gennaio appena passato. La nota della Brambilla si sofferma «sugli animali uccisi, che si contano gli animali uccisi, per divertimento, dai cacciatori “legali”, poi ci sono i bracconieri, sempre in febbrile attività, incoraggiati dagli attacchi ai limiti previsti dalla legge sulla caccia del 1992 e dal declassamento di una specie iconica come il lupo da “particolarmente protetta” a “protetta”. Moltissimi i cacciatori vittime di se stessi, spesso durante le pericolosissime braccate al cinghiale. A titolo d’esempio: in un solo giorno, sabato 22 novembre, hanno perso la vita nella stessa regione, la Toscana, un 69enne a Quarrata (Prato) e un ottantenne a Castiglione della Pescaia (Grosseto).

«Questo quadro - commenta l’onorevole Brambilla - non è degno di un paese civile. Servirebbe abolire la caccia. Servirebbero maggiori controlli sulle tante forme di illegalità nel mondo venatorio, che le forze dell’ordine contrastano con meritorio impegno: non li ringrazieremo mai abbastanza. La lobby dei cacciatori è sempre più ristretta, la stragrande maggioranza degli italiani osteggia la caccia. Nei palazzi della politica è tempo di prendere nota».

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