Io, nella selva oscura degli uomini violenti
di Federica Pinna
Alla vigilia del settecentesimo anniversario della morte di Dante, una ragazza immagina l’inferno
3 MINUTI DI LETTURA
Una notte di novembre mi ritrovai in una strada oscura, quando all’improvviso una sconosciuta mi tese la mano. Attraversammo la strada buia e ci ritrovammo in un labirinto di vicoli stretti ma lunghissimi dove erano collocati tutt igli uomini che fanno del male alle donne. Più si andava avanti più era grave il peccato commesso. Nel primo vicolo trovammo gli uomini che fischiano, suonano il clacson e fanno apprezzamenti indesiderati sulle passanti: erano attaccati ai muri del vicolo con le mani sulle orecchie. La mia accompagnatrice mi spiegò che vengono continuamente assordati da rumori fastidiosi e insultati da urla lontane. Svoltammo l’angolo e ci trovammo in un altro vicolo dove gli uomini erano robot e venivano comandati da un telecomando e quindi non avevano il controllo del loro corpo. La donna mi spiegò che in quel vicolo si trovavano gli uomini che credono che la donna sia una loro proprietà, un oggetto a cui dire cosa fare e cosa non fare. Uno di loro mi avvicinò e mi chiese perdono per tutto il male che aveva fatto alle altre donne, provai pena per lui. Lasciammo il dannato e ci intrufolammo in un altro vicolo.
Questo vicolo sembrava infinito ed era affollato di anime maschili sfigurate, sdraiate per terra. La donna mi disse che erano uomini che avevano abusato, picchiato e sfigurato delle donne. Coloro che avevano commesso delle violenze fisiche o sessuali, venivano bastonati di continuo da una figura incappucciata senza potersi difendere perché erano immobilizzati. Rimasi scioccata e mi faceva male vedere ciò: non si risponde alla violenza con altra violenza, ma la mia accompagnatrice mi disse che in questo inferno si subisce tutto il male fatto in vita alle donne. Piansi a dirotto dopo aver ascoltato le storie delle donne maltrattate da questi dannati. Vinta dallo sconforto mi accasciai, quando mi risvegliai mi ritrovai in un altro vicolo.
Un vicolo fatto di un silenzio assordante: gli uomini erano muti e piangevano silenziosamente, ma si vedeva dalle loro facce che urlavano dentro. Chiesi quale fosse la loro condizione, la donna rispose che qua giacevano gli uomini che avevano costretto le donne a subire violenze verbali e psicologiche. Improvvisamente ci trovammo in un vicolo chiuso, il meno popolato per fortuna, anche se sarebbe dovuto essere vuoto. Perché è assurdo che ancora oggi accadano queste cose. La donna mi spiegò che vi si trovavano gli uomini che avevano ucciso le loro mogli, le loro fidanzate. Era il vicolo dei femminicidi, uomini incollati alla parete posseduti da un fuoco dentro che li bruciava anche se fuori non si notava niente se non per le urla strazianti di dolore.
In mezzo a tutte quelle persone che si erano pentite e imploravano perdono c’era anche chi era fiero di ciò che aveva fatto. Dalla metà del vicolo sentii infatti delle risate e una voce che disse: «Che onore anche qua troviamo l’essere più inferiore al mondo: la donna». Gli avrei voluto dire tante cose ma sarebbero state parole sprecate. L’indifferenza, era la migliore delle vendette. Io e la donna che mi accompagnava gli passammo davanti e raggiungemmo la fine del vicolo. L’orrore per ciò che avevo visto mi sfinì, così caddi in un sonno profondo e mi risvegliai in un magnifico posto affollato da donne. Qui ritrovai anche la mia guida. E fu lei a spiegarmi che mi trovavo in mezzo alle donne che dopo aver percorso un viaggio interiore avevano preso coraggio e si erano lasciate alle spalle le anime di chi aveva tolto loro la dignità.
Federica studia al Polo Tecnico Devilla-Dessì
Questo vicolo sembrava infinito ed era affollato di anime maschili sfigurate, sdraiate per terra. La donna mi disse che erano uomini che avevano abusato, picchiato e sfigurato delle donne. Coloro che avevano commesso delle violenze fisiche o sessuali, venivano bastonati di continuo da una figura incappucciata senza potersi difendere perché erano immobilizzati. Rimasi scioccata e mi faceva male vedere ciò: non si risponde alla violenza con altra violenza, ma la mia accompagnatrice mi disse che in questo inferno si subisce tutto il male fatto in vita alle donne. Piansi a dirotto dopo aver ascoltato le storie delle donne maltrattate da questi dannati. Vinta dallo sconforto mi accasciai, quando mi risvegliai mi ritrovai in un altro vicolo.
Un vicolo fatto di un silenzio assordante: gli uomini erano muti e piangevano silenziosamente, ma si vedeva dalle loro facce che urlavano dentro. Chiesi quale fosse la loro condizione, la donna rispose che qua giacevano gli uomini che avevano costretto le donne a subire violenze verbali e psicologiche. Improvvisamente ci trovammo in un vicolo chiuso, il meno popolato per fortuna, anche se sarebbe dovuto essere vuoto. Perché è assurdo che ancora oggi accadano queste cose. La donna mi spiegò che vi si trovavano gli uomini che avevano ucciso le loro mogli, le loro fidanzate. Era il vicolo dei femminicidi, uomini incollati alla parete posseduti da un fuoco dentro che li bruciava anche se fuori non si notava niente se non per le urla strazianti di dolore.
In mezzo a tutte quelle persone che si erano pentite e imploravano perdono c’era anche chi era fiero di ciò che aveva fatto. Dalla metà del vicolo sentii infatti delle risate e una voce che disse: «Che onore anche qua troviamo l’essere più inferiore al mondo: la donna». Gli avrei voluto dire tante cose ma sarebbero state parole sprecate. L’indifferenza, era la migliore delle vendette. Io e la donna che mi accompagnava gli passammo davanti e raggiungemmo la fine del vicolo. L’orrore per ciò che avevo visto mi sfinì, così caddi in un sonno profondo e mi risvegliai in un magnifico posto affollato da donne. Qui ritrovai anche la mia guida. E fu lei a spiegarmi che mi trovavo in mezzo alle donne che dopo aver percorso un viaggio interiore avevano preso coraggio e si erano lasciate alle spalle le anime di chi aveva tolto loro la dignità.
Federica studia al Polo Tecnico Devilla-Dessì
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google