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Piano casa, i molti no degli architetti

Piano casa, i molti no degli architetti

L’ordine suggerisce 5 correzioni. E Cia teme speculazioni edilizie nelle campagne

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CAGLIARI. L’Ordine degli architetti è sceso di nuovo in campo per il Piano casa, sollecitando alla Giunta almeno cinque correzioni: «La legge – scrivono – non può essere un salto nel buio». Anche la Confederazione degli agricoltori ha preso posizione: «Non vorremmo che la possibilità di costruire in campagna essendo proprietari anche di un solo ettaro, finisca per emarginare le nostre aziende».

Gli architetti. «Non abbiamo riserve ideologiche – scrive la presidente dell'Ordine degli architetti della Città metropolitana di Cagliari e Sud Sardegna, Teresa De Montis – Siamo progettisti e quindi abbiamo il dovere di affermare anche questo: se sono previsti bonus volumetrici extra (com’è scritto in diversi dei 21 articoli della bozza) questi devono essere effettivamente alle cubature esistenti». In un altro passaggio della lettera aperta inviata al centrodestra c’è scritto: «Diciamo un no secco anche alla possibilità di autorizzare la compravendita dei bonus edilizi. Così come siamo contrari al via libera alle strutture ricettive vicino a punti di attrazione culturali e archeologici». Per Tiziana Campus, presidente dell’ordine di Sassari e della Federazione degli architetti, in questo caso sarebbe opportuno invece «favorire la ricettività diffusa nei Comuni delle zone interne non consumando nuovo suolo, ma riutilizzando il patrimonio edilizio». Gli ultimi due no degli archetti riguardano le costruzioni nell’agro e la possibilità di concedere troppe norme transitorie ai Comuni che ancora non si sono adeguati al Piano paesaggistico.

Gli agricoltori. «Sì allo sviluppo sostenibile, no alla sottrazione di terreni all'agricoltura». È questo il senso del comunicato con cui la Confederazione Cia ha preso posizione sul Piano casa. «Non vorremmo – scrive il presidente Francesco Erbì – che la possibilità di costruire nell'agro provocasse un ulteriore frazionamento delle superfici agrarie e scatenare una speculazione di cui gli agricoltori non hanno certo bisogno».

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