Dal modello veneto a quello sardo
Il percorso seguito dal professore durante la pandemia: i risultati di Vo’
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CAGLIARI. Da Vo’ – primo Comune italiano a finire nella lista rossa del coronavirus – all’Ogliastra, passando per Venezia. Il cammino più recente del virologo e accademico Andrea Crisanti, 66 anni, romano di nascita, parte dal Veneto, dopo una lunga ed eccellente esperienza all’Imperial college londinese, e ora fa tappa in Sardegna. Un passo indietro, però, è necessario per ricostruire l’ultimo miglio del professore di microbiologia all’università di Padova.
La cronaca di ieri. All’inizio della grande emergenza, fra febbraio e marzo, proprio Crisanti e Luca Zaia, governatore del Veneto, dalle loro parti vivono un rapporto idilliaco, perfetto, fra scienza e politica. All’epoca sono una “sola entità”, tanto da spartirsi in parti uguali il merito dell’aver saputo organizzare dal nulla uno screening di massa. Dove? In quel paesotto dei Colli Euganei, finito all’improvviso nella bufera pandemica, riuscendo a contenere il numero di vittime rispetto alla vicina e disastrata Lombardia. Brevettato il modello vincente, apprezzato in Europa, i due, Crisanti e Zaia, invece di godersi il trionfo cominciano a non capirsi più, a contendersi la passerella mediatica, finendo imbrigliati in un battibecco, guarda caso, proprio sulla paternità del tracciamento a Vo’. Lite sfociata, a ottobre, addirittura in uno scambio di parole ruvide fra l’accademico e il governatore Zaia. Tipo? «Sostenere che prima del mio arrivo il Veneto avesse un piano, è una baggianata. Fino a ieri pensavo che collaborassimo e i meriti fossero riconosciuti a entrambi», Crisanti. «Questa è una vicenda dolorosa, preferisco guardare oltre le altrui mistificazioni e un’infinità di polemiche sollevate da altri», Zaia. È il guazzabuglio e non fa che accelerare la fine di un binomio acclamato fino a pochi mesi prima.
La cronaca di oggi. Ricostruita la storia recente, come saranno da oggi in poi i rapporti fra lo stesso Crisanti e il governatore della Sardegna, che l’ha ingaggiato per un altro screening, stavolta in Ogliastra? L’accademico e Solinas hanno risposto così. «Da sempre m’ispiro a due principi che sono l’onestà e la sincerità. Quindi, dico anche al presidente Solinas che se cerca una persona pronta a dirgli sempre sì, forse ha preso quella sbagliata. Se invece vuole una persona che con onestà gli dica quali sono i problemi e quello che c’è da fare, forse ha preso quella giusta», Crisanti. «Nei rapporti fra le persone ci sono diverse componenti. Una è la schiettezza, l’altra la chimica. Credo che da questo punto di vista il professor Crisanti esprima la chimica della fiducia e dell’affidabilità e questo di per sé è già una garanzia. Come presidente, non ho bisogno che mi si dica: tutto va bene. Ho bisogno, invece, di mettere in campo progetti scientificamente validi. Per centrare l’obiettivo e vincere questa sfida, non serve quindi farsi complimenti reciproci, ma rimboccarsi le maniche e lavorare per far fare alla scienza quello che è della scienza e alla politica quello che è della politica», Solinas. (ua)
La cronaca di ieri. All’inizio della grande emergenza, fra febbraio e marzo, proprio Crisanti e Luca Zaia, governatore del Veneto, dalle loro parti vivono un rapporto idilliaco, perfetto, fra scienza e politica. All’epoca sono una “sola entità”, tanto da spartirsi in parti uguali il merito dell’aver saputo organizzare dal nulla uno screening di massa. Dove? In quel paesotto dei Colli Euganei, finito all’improvviso nella bufera pandemica, riuscendo a contenere il numero di vittime rispetto alla vicina e disastrata Lombardia. Brevettato il modello vincente, apprezzato in Europa, i due, Crisanti e Zaia, invece di godersi il trionfo cominciano a non capirsi più, a contendersi la passerella mediatica, finendo imbrigliati in un battibecco, guarda caso, proprio sulla paternità del tracciamento a Vo’. Lite sfociata, a ottobre, addirittura in uno scambio di parole ruvide fra l’accademico e il governatore Zaia. Tipo? «Sostenere che prima del mio arrivo il Veneto avesse un piano, è una baggianata. Fino a ieri pensavo che collaborassimo e i meriti fossero riconosciuti a entrambi», Crisanti. «Questa è una vicenda dolorosa, preferisco guardare oltre le altrui mistificazioni e un’infinità di polemiche sollevate da altri», Zaia. È il guazzabuglio e non fa che accelerare la fine di un binomio acclamato fino a pochi mesi prima.
La cronaca di oggi. Ricostruita la storia recente, come saranno da oggi in poi i rapporti fra lo stesso Crisanti e il governatore della Sardegna, che l’ha ingaggiato per un altro screening, stavolta in Ogliastra? L’accademico e Solinas hanno risposto così. «Da sempre m’ispiro a due principi che sono l’onestà e la sincerità. Quindi, dico anche al presidente Solinas che se cerca una persona pronta a dirgli sempre sì, forse ha preso quella sbagliata. Se invece vuole una persona che con onestà gli dica quali sono i problemi e quello che c’è da fare, forse ha preso quella giusta», Crisanti. «Nei rapporti fra le persone ci sono diverse componenti. Una è la schiettezza, l’altra la chimica. Credo che da questo punto di vista il professor Crisanti esprima la chimica della fiducia e dell’affidabilità e questo di per sé è già una garanzia. Come presidente, non ho bisogno che mi si dica: tutto va bene. Ho bisogno, invece, di mettere in campo progetti scientificamente validi. Per centrare l’obiettivo e vincere questa sfida, non serve quindi farsi complimenti reciproci, ma rimboccarsi le maniche e lavorare per far fare alla scienza quello che è della scienza e alla politica quello che è della politica», Solinas. (ua)
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