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La riforma sanitaria slitta di un anno In arrivo i commissari

La riforma sanitaria slitta di un anno In arrivo i commissari

L’assessore Nieddu in Consiglio: «Meglio prendere tempo» L’opposizione con Ganau attacca: «Ve lo avevamo detto»

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CAGLIARI. La riforma sanitaria slitterà di un anno: dal primo gennaio 2021 all’inizio del 2022. Il motivo? «Con una pandemia in corso, sarebbe stato complicato cambiare tutto, come vogliamo fare, e far rinascere oggi le Aziende sanitarie locali. Meglio prenderci un bel po’ più di tempo ed evitare così contraccolpi», ha detto l’assessore Mario Nieddu nell’aula del Consiglio regionale. L’opposizione ha replicato, con in testa il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau: «Noi ve l’avevamo detto sin da settembre, quando avete approvato la riforma, che avreste dovuto temporeggiare. Invece voi, con la solita arroganza, non ci avete ascoltato e siete finiti dritti contro un muro e addirittura dopo aver anche incassato un ricorso del Governo, perché fra l’altro questa riforma è incostituzionale».

Il via libera. Alla fine, però, il centrodestra ha messo sul tavolo la sua solita forza: i voti. E infatti il rinvio, inserito all’interno di un articolo su un ennesimo assestamento di bilancio, è passato, 33 voti a favore, 22 contro. Portato a casa il risultato, prima di Natale la Giunta dovrebbe confermare gli attuali commissari – a cominciare da Massimo Temussi alla guida dell’Ats-Ares – e nominare quelli nuovi, saranno almeno otto, che dovranno traghettare la sanità nella nuova mappa disegnata dalla riforma.

Cosa accadrà. In aula, prima del voto, l’assessore Nieddu ha detto: «A slittare sarà tutto l’impianto, compresi gli scorpori degli ospedali. L’avvio scatterà in una fase successiva, quando grazie alla campagna di screening e alla vaccinazione anti Covid, potremo attuare in sicurezza i vari passaggi previsti dalla riforma». Concetto ribadito dalla Giunta anche nella relazione allegata alla legge: «Con più tempo a disposizione – si legge – garantiremo tra l’altro la continuità gestionale dell’attuale stato d'emergenza e la centralizzazione della responsabilità che invece potrebbero finire per essere compromesse dall'insediamento di nuove figure al vertice del sistema sanitario».

I nodi da sciogliere. Nonostante il paracadute aperto con la leggina dell’ultim’ora, il centrodestra ha un altro bel po’ di problemi sul groppome. Supponendo che prima di Natale, è ancora un’ipotesi, la Giunta nomini i commissari, la rosa dei papabili continua a essere al centro di tumultuose trattative, non prima di sei mesi potrà ufficializzare i direttori generali dell’Ares e delle otto Asl. Non potrà farlo se non quando il ministero della salute non riaprirà le iscrizioni nell’elenco nazionale dei manager per la sanità. Elenco in cui invece ora non sono presenti i potenziali direttori graditi al centrodestra. Quando arriverà l’atteso via libera misteriale? Non prima di aprile.

L’Ats da liquidare. Il secondo problema è ancora più tecnico. Prima del passaggio ufficiale dall’Ats all’Ares e alle Asl territoriali, dovranno essere liquidati i conti della vecchia Azienda unica voluta dal centrosinistra. Il commissario Massimo Temussi una soluzione l’ha proposta inquesti giorni: costituire due società parallele, per evitare che i debiti dell’Ats affossino sul nascere il bilancio ancora vergine dell’Ares. (ua)

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