Edilizia di culto, è boom 30 milioni di investimenti

La Chiesa ha utilizzato i fondi dell’8 per mille per restauri e nuove costruzioni Tra i lavori tre nuove parrocchie a Olbia e il restyling della cattedrale di Alghero

TEMPIO. Quasi trenta milioni di euro ottenuti e investiti in tre anni per la cura dei beni culturali ecclesiastici e la nuova edilizia di culto. Una cifra enorme, che si traduce anche in un gran numero di posti di lavoro perché i progetti che hanno riguardato le 10 diocesi sarde che hanno beneficiato degli interventi sono almeno un centinaio. I conti sono presto fatti: un progetto equivale a un cantiere, e un cantiere, mediamente, impiega qualcosa come dieci lavoratori. A questi andrebbero poi aggiunte tutte quelle figure professionali coinvolte nell’ideazione ed esecuzione dei progetti. Un centinaio di cantieri significa che altrettante sono state le chiese che nel triennio 2018-2020 sono state restaurate grazie ai fondi provenienti dall’8 per mille e ad altri contributi istituzionali. I numeri sono quelli forniti da don Francesco Tamponi, direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Tempio-Ampurias, che nel corso di una conferenza di fine anno ha tracciato le linee di un bilancio che investe l’intera isola.

«In tre anni abbiamo messo in campo circa 30 milioni di euro, di cui 21 e 800mila per i beni culturali, e la parte restante per l’edilizia di culto». Segno che la Chiesa sarda dà lavoro e lo fa in un momento in cui il lavoro che difficilmente si trova è come una manna dal cielo.

Nella conferenza dedicata al bilancio degli ultimi tre anni, don Tamponi, alla presenza anche dei referenti per i Beni culturali di altre diocesi, ha fatto il punto sulla grande mole di lavori portati a termine. Un campo d’intervento che sta producendo risultati incoraggianti è la catalogazione dei beni culturali. «Un’operazione formidabile che consentirà di valorizzare lo studio e la ricerca, valida sotto il profilo della quantità, ma anche della qualità, perché cresce il livello di specializzazione degli operatori impiegati nei musei». Nel campo dell’edilizia di culto fiore all’occhiello delle opere portate a termine sono, fra le tante, le tre nuove parrocchie di Olbia, i lavori eseguiti per la chiesa di San Giovanni Evangelista a Quartu, così come quelli fatti nella chiesa di San Francesco a Capoterra o nella cattedrale di Alghero. Ci sono cantieri che si possono ritenere chiusi e altri che restano ancora aperti, a volte in attesa di nuovi possibili finanziamenti. È ancora in corso il progetto della Consulta per il patrimonio ecclesiastico conosciuto con il nome “Sardegna in 100 chiese”. Riguarda, in particolare, la valorizzazione degli itinerari delle tante chiese romaniche del Sassarese. Non mancano le idee e le prospettive per gli anni a venire. «Come Consulta – dichiara don Tamponi – abbiamo la possibilità di ricorrere a un nuovo Por. L’obiettivo è costruire una rete delle feste popolari o campestri, che esiste già, ma servirebbe un collegamento per valorizzare meglio il nostro grande deposito di tradizioni, e le feste della tradizione possono essere vetrine e interscambio».

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