La Nuova Sardegna

Nel mondo della sanità un “sì” diffuso al vaccino

di Claudio Zoccheddu
Nel mondo della sanità un “sì” diffuso al vaccino

L’assessore Nieddu conferma le adesioni. Le incognite del personale delle Rsa

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Il primo passo è andato in archivio dopo le prime 45 vaccinazioni. Per arrivare a metà dell’opera, però, non potrà bastare un inizio convincente. L’avvio della campagna vaccinale è stata accompagnata da reazioni molto diverse: il sollievo di chi è convinto che il vaccino sia la strada più sicura per uscire dalla pandemia e i dubbi di chi non ha alcuna intenzione di fidarsi. Un’inchiesta di Repubblica ha messo a nudo la criticità di un sistema in cui sono proprio gli operatori sanitari delle Rsa, le case di riposo, ad avere i maggiori dubbi sul vaccino. Al punto che, secondo i dati dell’Associazione nazionale delle strutture per la terza età (Anaste), in Piemonte solo un operatore su dieci sarebbe favorevole al vaccino. Una situazione che sconfina oltre il paradosso, soprattutto perché proprio le Rsa sono state le strutture più colpite dal Covid-19, in Piemonte come in Sardegna e come in tutta Italia.

I numeri nell’isola. Per il momento in Sardegna non è suonato l’allarme. Qualche tempo fa l’assessore alla Sanità, Mario Nieddu, aveva annunciato che il 98% degli operatori sanitari si era detto disponibile alla vaccinazione. Si trattava delle persone indicate come “prioritarie” negli elenchi stilati e distribuiti dal commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri. Ieri, però, la percentuale ha assunto un valore più completo: «Mi riferivo a un campione di circa 38mila persone – spiega Nieddu – che ovviamente non comprende solo gli operatori sanitari ma anche chi lavora nell’orbita delle strutture sanitarie e, ad esempio, gli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali». Sono numeri che sembrano spegnere l’allarme ancora prima che venga attivato. C’è una diffusa disponibilità verso la vaccinazione anticovid, accompagnata da una richiesta diffusa di maggiori informazioni che possano togliere qualsiasi dubbio anche ai più riluttanti.

Le Rsa. Prevalgano gli inviti alla responsabilità, anche nel microcosmo delle Rsa sarde: «Prematuro parlarne adesso, non abbiamo dati a disposizione sulla percentuale di personale che si renderà disponibile alla vaccinazione – spiega Gian Luigi Masala, referente di Anaste per la Sardegna –. Credo che la maggior parte degli operatori sanitari farà il vaccino per responsabilità professionale ma restano molti dubbi. L’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco, ndr) ha confermato che nel vaccino non è presente il virus, una cosa che non combacia con quanto fatto finora per i vaccini influenzali che venivano creati sul ceppo dell’influenza precedente. Esiste una titubanza di fondo – aggiunge Masala – che potrà essere superata quando saranno chiari gli effetti delle prime vaccinazioni. Io, comunque, mi vaccinerei e spero che diventi obbligatorio perlomeno per le categorie più a rischio».

Anche la dottoressa Franca Chessa, presidente della Coop.a.s., la cooperativa di assistenza sociale che gestisce le Rsa di Sassari (Villa Serena), Ittiri (Sa Villa), Ossi (Villa Gardenia) e Osilo (Regina Elena) è favorevole al vaccino, ma pone alcuni problemi: «Tre settimane fa l’Ats ci ha chiesto il numero degli operatori e degli anziani assistiti nelle nostre strutture ma poi non abbiamo più saputo nulla. Al momento non sono in grado di dire se gli operatori sanitari della cooperativa si vaccineranno. Non ho avuto modo di sentirli tutti, i pochi con cui ho parlato sono favorevoli. Tuttavia immagino che se lo faranno agli anziani sarà già qualcosa». La dottoressa si dice favorevole al vaccino, anche se con qualche riserva: «In linea di massima mi vaccinerei, ma è vero che per il momento abbiamo avuto accesso ad informazioni frammentarie. In una situazione come questa è complicato comunicare poi ai pazienti questioni su cui noi stessi abbiamo molti dubbi. Se poi fosse vero che saremo tra i primi ad essere vaccinati, sarebbe necessario che venissero organizzati corsi per diffondere informazioni corrette». Intanto nelle Rsa, ci sono anche altri problemi: «Trovare infermieri, adesso, è un’impresa. Solo negli ultimi tempi ne sono stati spostati dieci, dopo che ad agosto è stata rifatta la graduatoria regionale per titoli – spiega Franca Chessa –. Nonostante le nostre strutture fossero tra le più colpite, da un momento all’altro ci siamo trovati scoperti. Ho scritto all’assessore e al prefetto ma per tamponare l’emergenza ci siamo rivolti alle agenzie interinali e abbiamo assunto giovani appena laureati».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative