Linea dura degli Ordini contro i medici no vax
di Antonello Palmas
I presidenti provinciali: «Procedimento disciplinare per i colleghi contrari» Oggi la seconda fornitura Pfizer da 16mila dosi: precedenza alla sanità
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SASSARI. La pandemia del dubbio sulla pericolosità o meno del nuovo vaccino contro la Sars-Cov-2 è quasi più insidiosa della malattia stessa, se gli ordini dei medici sono costretti a prendere pubblicamente posizione contro i colleghi contrari. Non è pensabile che tra i “contagiati” dalle teorie messe sciaguratamente in giro da improvvisati esperti e veicolati purtroppo da politici e organi di stampa senza scrupoli ci siano anche dei medici, cioè persone che grazie alle conoscenze legate allo studio e all’esperienza acquisita dovrebbero avere prodotto abbondanti “anticorpi”.
E mentre oggi sbarca in Sardegna la seconda fornitura Pfizer con altre 16mila dosi da destinare prioritariamente ai lavoratori della sanità (oggi sarà Vax day a Sassari, con i primi 6 medici vaccinati al Palazzo Rosa), tutti i presidenti degli ordini professionali sardi si dichiarano sulla stessa linea del numero uno dei medici del Sassarese, Nicola Addis, che ha annunciato procedimenti disciplinari nei confronti di chi assumerà pubblicamente posizioni no vax o sconsiglierà la vaccinazione senza un valido motivo.
«È la linea della federazione nazionale su cui tutti concordiamo – dice Maria Giobbe, presidente dei medici di Nuoro – posizione peraltro sempre sostenuta anche quando si è parlato di tutte le altre vaccinazioni, ad esempio quelle dei bambini. E sarà sempre così, perché tutte le evidenze dicono che i vaccini hanno salvato l’umanità. I medici sono uomini come gli altri, ciò che fa specie è che possano arrivare a confutare le prove scientifiche. Evidentemente anche nel nostro ambito ci sono le pecore nere, che a questo punto dubito possano essere considerati medici». La Giobbe afferma che «la medicina non è una scienza esatta, ma è una scienza ed è basata su prove ed evidenze, per cui risulta difficile comprendere certe posizioni, tanto più pericolose se provenienti da coloro cui la gente si affida per avere certezze. Il medico dovrebbe essere la guida del paziente e indurlo con l’esempio a seguire le regole. E infatti in tutta Italia il personale sanitario viene vaccinato per primo, così come i presidenti degli ordini in molte realtà: non perché contino di più, ma proprio per dimostrare in prima persona l’importanza del gesto». Reazioni agli inviti a vaccinarsi: «Da direttore facente funzione della radiologia della Asl – dice la Giobbe – posso dire che tutti i colleghi hanno aderito, come il resto del personale sanitario. Chi dovesse dire no, lo farebbe solo per impedimenti legati a patologie incompatibili».
Nemmeno Antonio Sulis, presidente di Oristano, ha notizie di colleghi no vax, ma ieri era ha portato la questione è all’ordine del giorno del consiglio dell’Ordine. «Mi auguro che tra noi non capiti, ma nel caso i responsabili verrebbero sottoposti a procedimento disciplinare, senza sé e senza ma. Si farebbero portatori di un messaggio che può determinare allarmismo e ulteriore confusione, evidentemente non ci si vuole rendere conto della realtà e di cosa potrebbe accadere se non si utilizzasse quest’arma, che per fortuna c’è. L’augurio è che un’altissima percentuale della popolazione aderisca e non segua coloro che utilizzano la piattaforma web per propagandare messaggi pericolosi. Spero solo che le vaccinazioni non subiscano ritardi». E tanti medici in pensione – spiega Sulis – hanno dato la disponibilità non solo per ricevere ma per effettuare le vaccinazioni.
«Abbiamo un codice etico – ricorda Mondino Ibba, presidente dell’Ordine di Cagliari – che parte da un assunto: la medicina è incentrata sull’evidenza, non certo su interpretazioni né tanto meno su concezioni personali, filosofiche o derivanti da vecchie culture sciamaniche... E quella ufficiale, che tutti i Paesi del mondo riconoscono, ci dice che i vaccini hanno salvato non milioni ma miliardi di vite a partire dalla scoperta di Fleming, è sostenuta da dimostrazioni scientifiche ripetibili e non da concetti aleatori. Un’opinione personale diversa può esserci, ma se si fa il medico non si è liberi di agire come si vuole. Chiaro quindi che è automatico andare sotto procedimento disciplinare. Noi ci siamo sempre mossi in maniera preventiva quando abbiamo avuto notizia di qualcuno che “scantonava”: d’altra parte non dobbiamo dimenticare che siamo pur sempre il paese del caso Stamina e del metodo Di Bella. Ma siamo dovuti anche intervenire con la radiazione nel momento in cui veniva messa in pericolo la vita di un paziente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E mentre oggi sbarca in Sardegna la seconda fornitura Pfizer con altre 16mila dosi da destinare prioritariamente ai lavoratori della sanità (oggi sarà Vax day a Sassari, con i primi 6 medici vaccinati al Palazzo Rosa), tutti i presidenti degli ordini professionali sardi si dichiarano sulla stessa linea del numero uno dei medici del Sassarese, Nicola Addis, che ha annunciato procedimenti disciplinari nei confronti di chi assumerà pubblicamente posizioni no vax o sconsiglierà la vaccinazione senza un valido motivo.
«È la linea della federazione nazionale su cui tutti concordiamo – dice Maria Giobbe, presidente dei medici di Nuoro – posizione peraltro sempre sostenuta anche quando si è parlato di tutte le altre vaccinazioni, ad esempio quelle dei bambini. E sarà sempre così, perché tutte le evidenze dicono che i vaccini hanno salvato l’umanità. I medici sono uomini come gli altri, ciò che fa specie è che possano arrivare a confutare le prove scientifiche. Evidentemente anche nel nostro ambito ci sono le pecore nere, che a questo punto dubito possano essere considerati medici». La Giobbe afferma che «la medicina non è una scienza esatta, ma è una scienza ed è basata su prove ed evidenze, per cui risulta difficile comprendere certe posizioni, tanto più pericolose se provenienti da coloro cui la gente si affida per avere certezze. Il medico dovrebbe essere la guida del paziente e indurlo con l’esempio a seguire le regole. E infatti in tutta Italia il personale sanitario viene vaccinato per primo, così come i presidenti degli ordini in molte realtà: non perché contino di più, ma proprio per dimostrare in prima persona l’importanza del gesto». Reazioni agli inviti a vaccinarsi: «Da direttore facente funzione della radiologia della Asl – dice la Giobbe – posso dire che tutti i colleghi hanno aderito, come il resto del personale sanitario. Chi dovesse dire no, lo farebbe solo per impedimenti legati a patologie incompatibili».
Nemmeno Antonio Sulis, presidente di Oristano, ha notizie di colleghi no vax, ma ieri era ha portato la questione è all’ordine del giorno del consiglio dell’Ordine. «Mi auguro che tra noi non capiti, ma nel caso i responsabili verrebbero sottoposti a procedimento disciplinare, senza sé e senza ma. Si farebbero portatori di un messaggio che può determinare allarmismo e ulteriore confusione, evidentemente non ci si vuole rendere conto della realtà e di cosa potrebbe accadere se non si utilizzasse quest’arma, che per fortuna c’è. L’augurio è che un’altissima percentuale della popolazione aderisca e non segua coloro che utilizzano la piattaforma web per propagandare messaggi pericolosi. Spero solo che le vaccinazioni non subiscano ritardi». E tanti medici in pensione – spiega Sulis – hanno dato la disponibilità non solo per ricevere ma per effettuare le vaccinazioni.
«Abbiamo un codice etico – ricorda Mondino Ibba, presidente dell’Ordine di Cagliari – che parte da un assunto: la medicina è incentrata sull’evidenza, non certo su interpretazioni né tanto meno su concezioni personali, filosofiche o derivanti da vecchie culture sciamaniche... E quella ufficiale, che tutti i Paesi del mondo riconoscono, ci dice che i vaccini hanno salvato non milioni ma miliardi di vite a partire dalla scoperta di Fleming, è sostenuta da dimostrazioni scientifiche ripetibili e non da concetti aleatori. Un’opinione personale diversa può esserci, ma se si fa il medico non si è liberi di agire come si vuole. Chiaro quindi che è automatico andare sotto procedimento disciplinare. Noi ci siamo sempre mossi in maniera preventiva quando abbiamo avuto notizia di qualcuno che “scantonava”: d’altra parte non dobbiamo dimenticare che siamo pur sempre il paese del caso Stamina e del metodo Di Bella. Ma siamo dovuti anche intervenire con la radiazione nel momento in cui veniva messa in pericolo la vita di un paziente».
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