Elezioni provinciali candidati entro il 10 Però salterà tutto
di Roberto Petretto
Consultazioni di secondo grado fissate per il 31 gennaio Ma in Regione è in dirittura d’arrivo la legge di riforma
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SASSARI. Le amministrazioni provinciali la loro parte l’hanno fatta: attraverso i propri uffici hanno pubblicato la cosiddetta “presa d’atto della consistenza del corpo elettorale attivo e passivo” e hanno fissato per sabato 9 e domenica 10 le giornate durante le quali si potranno presentare le candidature per le “elezioni di secondo grado del presidente e del consiglio provinciale”.
Il voto sarebbe in programma per il 30 gennaio, ma difficilmente ci sarà. Queste sono le indicazioni che arrivano dai palazzi regionali: le elezioni provinciali non si svolgeranno. Sarebbe l’ennesimo rinvio per queste consultazioni che comunque non avrebbero chiamato alle urne direttamente i cittadini, ma sindaci e consiglieri dei Comuni sardi.
Nessuno, in questo momento, ha l’interesse di andare a un voto (seppure parziale e seppure atipico) in un momento in cui è in fase di elaborazione una nuova leggere regionale che riordinerà tutto il settore delle autonomie locali. E proprio le Province, enti prima bistrattati, svuotati di competenze e risorse, poi improvvisamente riabilitati e considerati indispensabili, verranno ridisegnate in maniera radicale.
L’approvazione della legge non è imminente, però sono in molti a ritenere che svolgere delle elezioni per poi andare, dopo qualche mese, a rivedere tutto, non avrebbe molto senso. Considerando anche che le Province si trovano da anni in queste condizioni di precarietà e incertezza.
Cosa accadrà, dunque? La scadenza del 10 gennaio per la presentazione delle candidature è imminente, ma potrebbe essere il consiglio regionale, che tornerà in aula il 7, a trovare la soluzione tencica che rinviare nuovamente l’appuntamento con le elezioni provinciali. E potrebbe essere una soluzione condivisa, anche se in questo momento è forse più la maggioranza di centrodestra che amministra la Regione a non avere alcun interesse a un confronto elettorale. Solinas e la sua coalizione avrebbero più da perdere che da guadagnare, visti i risultati delle ultime elezioni amministrative in Sardegna. Quindi giovedì in consiglio provinciale dovrebbe saltare fuori la soluzione tecnica che rinvierà il voto.
In carica, per ordinaria amministrazione, resteranno gli attuali commissari (o altri chiamati a sostituirli).
A ottobre la commissione Autonomia ha approvato il testo della legge che dovrebbe ridisegnare la geografia degli enti locali: 6 province e 2 città metropolitane. Oltre a Nuoro e Oristano ci saranno Gallura, Medio Campidano, Sulcis e Ogliastra. Sparirà l’ente intermedio di Sassari che diventerà città metropolitana con 66 Comuni e 328mila residenti. Un ente del tutto simile a quello di Cagliari che, dal canto suo, amplierà i propri confini sino a inglobare complessivamente 72 Comuni. Insomma, una rivoluzione verso la quale ci si è incamminati: le elezioni provinciali, così come concepite dalla normativa attuale, sono solo un intralcio del quale in tanti vorrebbero fare a meno.
Il voto sarebbe in programma per il 30 gennaio, ma difficilmente ci sarà. Queste sono le indicazioni che arrivano dai palazzi regionali: le elezioni provinciali non si svolgeranno. Sarebbe l’ennesimo rinvio per queste consultazioni che comunque non avrebbero chiamato alle urne direttamente i cittadini, ma sindaci e consiglieri dei Comuni sardi.
Nessuno, in questo momento, ha l’interesse di andare a un voto (seppure parziale e seppure atipico) in un momento in cui è in fase di elaborazione una nuova leggere regionale che riordinerà tutto il settore delle autonomie locali. E proprio le Province, enti prima bistrattati, svuotati di competenze e risorse, poi improvvisamente riabilitati e considerati indispensabili, verranno ridisegnate in maniera radicale.
L’approvazione della legge non è imminente, però sono in molti a ritenere che svolgere delle elezioni per poi andare, dopo qualche mese, a rivedere tutto, non avrebbe molto senso. Considerando anche che le Province si trovano da anni in queste condizioni di precarietà e incertezza.
Cosa accadrà, dunque? La scadenza del 10 gennaio per la presentazione delle candidature è imminente, ma potrebbe essere il consiglio regionale, che tornerà in aula il 7, a trovare la soluzione tencica che rinviare nuovamente l’appuntamento con le elezioni provinciali. E potrebbe essere una soluzione condivisa, anche se in questo momento è forse più la maggioranza di centrodestra che amministra la Regione a non avere alcun interesse a un confronto elettorale. Solinas e la sua coalizione avrebbero più da perdere che da guadagnare, visti i risultati delle ultime elezioni amministrative in Sardegna. Quindi giovedì in consiglio provinciale dovrebbe saltare fuori la soluzione tecnica che rinvierà il voto.
In carica, per ordinaria amministrazione, resteranno gli attuali commissari (o altri chiamati a sostituirli).
A ottobre la commissione Autonomia ha approvato il testo della legge che dovrebbe ridisegnare la geografia degli enti locali: 6 province e 2 città metropolitane. Oltre a Nuoro e Oristano ci saranno Gallura, Medio Campidano, Sulcis e Ogliastra. Sparirà l’ente intermedio di Sassari che diventerà città metropolitana con 66 Comuni e 328mila residenti. Un ente del tutto simile a quello di Cagliari che, dal canto suo, amplierà i propri confini sino a inglobare complessivamente 72 Comuni. Insomma, una rivoluzione verso la quale ci si è incamminati: le elezioni provinciali, così come concepite dalla normativa attuale, sono solo un intralcio del quale in tanti vorrebbero fare a meno.
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