La Nuova Sardegna

 

L'arma vincente contro il coronavirus

di LUCA ROJCH
L'arma vincente contro il coronavirus

La svolta è tutta in questi mesi: la velocità nello screening della popolazione e della vaccinazione di massa sono le leve per cambiare le sorti dello scontro contro il Covid

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Alla guerra del covid con tanti generali, ma pochissimi soldati. L’allarme lanciato dal virologo Andrea Crisanti deve suonare come una sirena antiaerea, perché sull’isola si combatte la battaglia decisiva contro il coronavirus. La svolta è tutta in questi mesi, la velocità nello screening della popolazione e della vaccinazione di massa sono l’arma segreta e vincente che cambierà le sorti dello scontro contro il virus. Si passerà dalla guerra di trincea alla guerra lampo. Il blitzkrieg che dovrebbe polverizzare il coronavirus.

Ma per trasformare in realtà il piano deciso a tavolino da governatore, comitato scientifico e Ats servono più forze. Le assunzioni promesse dalla Regione vanno a rilento, ancora insufficienti per rendere possibile il cambio di passo del fronte anti-covid. Le parole dell’assessore alla Sanità Mario Nieddu sono state più veloci delle azioni. Se la riorganizzazione degli ospedali sembra essere a buon punto, le forze per sostenere il doppio fronte dello screening di massa e della vaccinazione sono insufficienti.

Ma proprio questo sembra essere il passaggio chiave per sconfiggere il coronavirus. In queste settimane si decide se nei prossimi mesi la Sardegna diventerà regione covid-free o se i cittadini dovranno vedere i colori del loro grado di libertà. E le aziende continuare a soffrire davanti a saracinesche ancora chiuse per mesi. L’economia dell’isola precipita in un baratro di divieti e lockdown, i sardi hanno modificato le loro esistenze, tra coprifuoco e socialità a responsabilità limitata.

La Regione ora deve concentrare le sue forze e le sue risorse su questo doppio piano, perché la Sardegna non può più permettersi un altro anno da collasso economico. Il motore resta spento. La stagione turistica è impossibile da programmare, e forse anche da immaginare. L’estate 2020, durata poco più di una settimana, è stata una sorta di tempesta mediatica perfetta. Turisti in fuga e immagine della Sardegna disintegrata, con l’isola diventata l’epicentro nazionale della diffusione del contagio.

E ora anche i sussidi a pioggia con cui lo Stato ha annaffiato la popolazione non bastano più per rinverdire un’economia sempre più secca. Solo l’uscita dallo stato di emergenza, la fine della guerra, la sconfitta del covid renderà possibile una reale ripartenza. La fine della contabilità di contagiati e vittime, la lunga litania di indici Rt, di contagio, di diffusione deve diventare un ricordo. La via di uscita esiste, è nel cocktail screening più vaccino. Ma la Regione deve concentrare tutte le sue forze ora su questo doppio fronte per evitare di collassare sotto la carica virale del covid.


 

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