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«Combattere questo male è un impegno morale e di tutti»

«Combattere questo male è un impegno morale e di tutti»

LANUSEI. Per tutti, o quasi, i partecipanti, l’appuntamento con il maxi screening è stato un imperativo morale. Tutelare sé stessi e gli altri è la parola d’ordine circolata con insistenza tra chi...

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LANUSEI. Per tutti, o quasi, i partecipanti, l’appuntamento con il maxi screening è stato un imperativo morale. Tutelare sé stessi e gli altri è la parola d’ordine circolata con insistenza tra chi attendeva il proprio turno all'esterno delle postazioni indicate dai Comuni all’organizzazione dello stress test dell’Ogliastra. Michele Sernia e Katia Rabissoni si sono presentati puntuali all’entrata della palestra dell’Iti di Tortolì con i due figli dodicenni, i gemelli Matteo e Alessandro. «Siamo stati molto attenti per cui non dovremmo aver contratto il virus. Tuttavia, abbiamo ritenuto doveroso sottoporci all’esame prima dell’inizio della scuola» dice a nome di tutta la famiglia Katia, insegnante, che lunedì tornerà al lavoro con più tranquillità.

Non è mancato chi ha già avuto esperienza, seppure indiretta, con test rapidi. «Una delle mie bambine – racconta Luisa Lai, impiegata di 38 anni – ha dovuto sottoporsi al test rapido perché nella sua classe c'erano stati dei casi. Ora tocca a me». Giovani e meno giovani, il messaggio ha colpito nel segno anche se sembra che l’appello abbia fatto breccia maggiormente tra adulti e anziani. Severino Muceli, originario di Arzana, tra tre mesi compirà 88 anni, portati splendidamente come si confà a chi è nato e vissuto in uno dei centri più importanti della “blue zone”. Per l’occasione si è fatto accompagnare da sua moglie Antonietta Murredda che di anni ne ha dieci in meno. «Nel nostro caso non è stata necessaria alcuna opera di convincimento. Sappiamo – sottolinea –, che questo esame è importante e che le persone anziane sono tra le più colpite. Non c’era alcuna ragione per non farlo, anzi».

«Andava fatto, per noi e per gli altri» dice Massimina Vargiu (66 anni) che, dopo aver seguito tutte le procedure è uscita sul retro della palestra. Qui ha salutato suo marito Giuseppino Caria, uno dei volontari reclutati dall’amministrazione comunale tortoliese (una sessantina) che per conto della sezione locale dell’associazioni marinai d'Italia ha dato una mano affinché l’iniziativa sortisse il successo sperato. Tanti dunque, i partecipanti, e parecchio motivati. Con qualche sottolineatura da parte di chi è convinto che sia necessario premere l’acceleratore sulle vaccinazioni. «Sono convinto della bontà dell'iniziativa – commenta il 56enne Rocco Di Maggio –, ma credo che si sia arrivati in ritardo. Occorreva utilizzare queste stesse risorse per le vaccinazioni». (g.f.)

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