Dubbi sul rientro a scuola possibile un rinvio al 18
di Claudio Zoccheddu
Conferenza in Regione per le ultime valutazioni, le aperture potrebbero slittare Dall’Ogliastra arriva la richiesta di ritorno in classe al termine dello screening
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SASSARI. Mancano appena 48 ore al ritorno sui banchi ma le certezze sono poche. Anche in Sardegna, nonostante il calendario governativo e “ufficioso” del rientro a scuola indichi ancora il 7 gennaio come il d-day dell’istruzione, è più probabile che per gli studenti delle superiori slitti tutto al 18. Oggi, però, è in programma una conferenza alla quale parteciperanno il governatore Christian Solinas e gli assessori alla Pubblica istruzione, Andrea Biancareddu, alla Sanità, Mario Nieddu, e ai Trasporti, Giorgio Todde. L’obiettivo è fare il punto sui dati epidemiologici e sul servizio dei trasporti scolastici. Sembra cero che dalla riunione si uscirà con un’iipotesi di rinvio della riapertura a lunedì 18. Nel frattempo la Regione avvierà delle consultazioni con i dirigenti scolastici per capire se ci sono delle disponibilità ai doppi turni. Nel frattempo ancora lezioni in regime di didattica a distanza. C’è poi il “caso Ogliastra”, con la prima richiesta ufficiale di rinvio. Sono stati i sindaci a chiedere una differita di qualche giorno. I motivi, però, non sono gli stessi che hanno portato Veneto e Friuli Venezia Giulia a prolungare la Dad per le scuole superiori sino al 31 gennaio.
Il “caso Ogliastra”. La richiesta è stata presentata durante l’ultima Conferenza territoriale sociale e sanitaria. I sindaci hanno chiesto all’Ats un rinvio all’11, che in questo caso per le superiori sarebbe superato dalla decisione della Regione, con l’intenzione di riportare gli alunni a scuola dopo la conclusione dello screening. Prudenza, quindi. Perché la possibilità di poter contare sulla mappatura del virus nei confronti di tutta la popolazione è un optional di lusso che ridurrebbe ogni tipo di rischio. La richiesta, tuttavia, è ancora in fase di elaborazione da parte dell’Ats e al momento non ci sono indicazioni su un eventuale nulla osta da parte dell’azienda sanitaria. Il piano di apertura, al momento, resta quello annunciato dall’Ufficio scolastico regionale, e confermato dai presidi, che prevede il rientro a scuola il 7 gennaio per tutti gli studenti delle scuole superiori. Le entrare saranno scaglionate solo in alcune aree della Città metropolitana di Cagliari, dove l’altra concentrazione di edifici scolastici potrebbe causare pericolosi assembramenti in concomitanza con le entrate o le uscite dagli istituti. Le differenze sostanziale per quanto riguarda le lezioni in presenza le faranno le autonomie scolastiche, a cui è stata demandata la facoltà di gestione del 50 per cento degli accessi consentiti.
Il ritorno a scuola. Saranno quindi presidi e docenti a decidere come gestire gli indici di riempimento delle classi. Con il 50 per cento delle presenze, infatti, non si intende necessariamente la divisione delle classi con la metà degli alunni sui banchi e l’altra metà davanti allo schermo di un pc, a casa. Anzi, la linea preferita dai docenti è quella che permetterebbe il ritorno a scuola a “classi alterne”, che eviterebbe la difficile convivenza tra gli studenti in presenza e quelli in collegamento, Meglio alternare le classi, magari su intervalli di tempo settimanali o addirittura quindicinali. Sulla gestione dei contagi “scolastici” è stato l’Istituto superiore di sanità a provare ad abbassare il livello di preoccupazione. Secondo l'Iss, le scuole non figurerebbero tra i primi contesti di trasmissione, perlomeno in Italia. Sul podio, infatti, salgono l contesti familiari-domiciliari, sanitari e lavorativi. I monitoraggi tra agosto e dicembre avrebbero rilevato “3.173 focolai in ambito scolastico, che rappresentano il 2 per cento del totale dei focolai segnalati a livello nazionale”.
Il “caso Ogliastra”. La richiesta è stata presentata durante l’ultima Conferenza territoriale sociale e sanitaria. I sindaci hanno chiesto all’Ats un rinvio all’11, che in questo caso per le superiori sarebbe superato dalla decisione della Regione, con l’intenzione di riportare gli alunni a scuola dopo la conclusione dello screening. Prudenza, quindi. Perché la possibilità di poter contare sulla mappatura del virus nei confronti di tutta la popolazione è un optional di lusso che ridurrebbe ogni tipo di rischio. La richiesta, tuttavia, è ancora in fase di elaborazione da parte dell’Ats e al momento non ci sono indicazioni su un eventuale nulla osta da parte dell’azienda sanitaria. Il piano di apertura, al momento, resta quello annunciato dall’Ufficio scolastico regionale, e confermato dai presidi, che prevede il rientro a scuola il 7 gennaio per tutti gli studenti delle scuole superiori. Le entrare saranno scaglionate solo in alcune aree della Città metropolitana di Cagliari, dove l’altra concentrazione di edifici scolastici potrebbe causare pericolosi assembramenti in concomitanza con le entrate o le uscite dagli istituti. Le differenze sostanziale per quanto riguarda le lezioni in presenza le faranno le autonomie scolastiche, a cui è stata demandata la facoltà di gestione del 50 per cento degli accessi consentiti.
Il ritorno a scuola. Saranno quindi presidi e docenti a decidere come gestire gli indici di riempimento delle classi. Con il 50 per cento delle presenze, infatti, non si intende necessariamente la divisione delle classi con la metà degli alunni sui banchi e l’altra metà davanti allo schermo di un pc, a casa. Anzi, la linea preferita dai docenti è quella che permetterebbe il ritorno a scuola a “classi alterne”, che eviterebbe la difficile convivenza tra gli studenti in presenza e quelli in collegamento, Meglio alternare le classi, magari su intervalli di tempo settimanali o addirittura quindicinali. Sulla gestione dei contagi “scolastici” è stato l’Istituto superiore di sanità a provare ad abbassare il livello di preoccupazione. Secondo l'Iss, le scuole non figurerebbero tra i primi contesti di trasmissione, perlomeno in Italia. Sul podio, infatti, salgono l contesti familiari-domiciliari, sanitari e lavorativi. I monitoraggi tra agosto e dicembre avrebbero rilevato “3.173 focolai in ambito scolastico, che rappresentano il 2 per cento del totale dei focolai segnalati a livello nazionale”.
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