La Nuova Sardegna

Vaccini, poche dosi agli ospedali Covid

di Roberto Petretto
Vaccini, poche dosi agli ospedali Covid

Fornitura super al Brotzu. Cagliari surclassa Sassari, la più colpita dal virus I medici protestano: «Incertezza sulle strategie. Non siamo stati coinvolti»

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SASSARI. Il motore stenta, sale di giri con difficoltà, ogni tanto perde colpi e poi riprende vigore. Forse manca qualche pezzo, forse qualche collegamento è stato fatto male o manca del tutto. E così la macchina della vaccinazione contro il Covid viaggia con difficoltà: era stata annunciata come una Ferrari, per il momento è sembrata una Duna. «Manca il personale», hanno detto il commissario dell’Ares, Massimo Temussi, e il microbiologo Andrea Crisanti. La Duna viaggia a rilento, anche perchè i bagagli a bordo sono stati disposti in maniera poco razionale e lo squilibrio pregiudica la regolarità della marcia: poche dosi agli ospedali Covid che più di altri hanno sostenuto il peso della pandemia, dotazioni più abbondanti a altri.

La ripartizione. Capita così che all’Ats, che gestisce tre ospedali Covid a Cagliari, siano andate 1.950 dosi mentre al Brotzu, che non ha reparti Covid, ne siano andati quasi 5mila.

Stessa dotazione andata, ad esempio, all’Aou di Sassari che ha competenza sull’ampia zona del nord Sardegna colpita in maniera massiccia dalla pandemia. Le restanti 975 dosi sono state assegnate all’Aou di Cagliari.

Nonostante alcune decisioni poco comprensibili dall’esterno, la Duna della vaccinazione un po’ di velocità la sta prendendo. Nuovi punti di vaccinazione ad Alghero e nei presidi cagliaritani del Santissima Trinità e del Marino. Oggi saranno attivati i punti di Olbia, un altro a Sassari, poi a Nuoro, Oristano, Carbonia e Ozieri. Oggi è attesa una nuova consegna: 8.190 dosi di cui 7.020 al Binaghi di Cagliari 1.170 all'Aou di Sassari.

Le forze in campo. Per far funzionare al meglio l’apparato per ogni punto di vaccinazione servono 4-5 persone: tra medici, infermieri e farmacista che prepara le dosi. Persone che vanno formate adeguatamente, sia per gli aspetti della registrazione dei dati che per quelli, forse più importanti della partizione del vaccino: da ogni fiala si possono tirare fuori 6 dosi, ma non è un lavoro che si può improvvisare. L’obiettivo, quando la Duna si sarà trasformata in Ferrari, è quello di viaggiare a un ritmo di 600 vaccini al giorno.

Medici alla finestra. «Ci chiediamo: ma i circa 1.200 medici di famiglia che operano in Sardegna servono o no?»: la domanda non è provocatoria, ma vuole sollecitare una risposta che chiarisca gli scenari futuri e arriva dal presidente regionale della Fimmg, il sindacato dei medici di medicina di base, Umberto Nevisco. «Bisogna capire - questo il ragionamento di Nevisco - come intendono attuare il piano dei vaccini. Una volta che si sarà esaurita la fase della vaccinazione al personale sanitario, coinvolgeranno anche noi oppure le modalità saranno le stesse usate sinora? Perché un conto è vaccinare un numero limitato di persone dentro gli ospedali, un altro è vaccinare la popolazione. Fornisco un dato: nel 2019 per la campagna antinunfluenzale abbiamo vaccinato il 15 per cento della popolazione sarda. Se si vuole vaccinare contro il Covid l’80 per cento, bisogna moltiplicare quello sforzo per 6. E se si intende seguire questa strada, avremmo già dovuto saperlo».

Tagliati fuori. Ancora più duro Luigi Curreli, segretario aziendale del sindacato Anaoo Assomed dell’Ats Sardegna: «Oltre ai proclami di inenarrabili rivoluzioni imminenti il nostro sguardo non vede altro che promesse non mantenute. Sembra quasi che rispetto al potere decisionale politico e amministrativo i medici abitino realtà diverse e non comunicanti».

«Assistiamo - spiega il dirigente sindacale - all'avanzamento lento o nullo delle procedure di vaccinazione, tanto che la Sardegna è fra le ultime in Italia. Nessuno sa più niente dei 20 super refrigeratori che dovevano arrivare nei singoli Centri somministratori. Da fonti informali si apprende che ora i Centri deposito saranno solo 4 e le fiale di vaccino una volta inviate e scongelate dovranno essere somministrate entro 5 giorni. Ciò pone dei problemi organizzativi non da poco a livello dei Centri somministratori».

Criticità anche sul fronte delle adesioni. «La raccolta è partita solo il 31 dicembre - ricorda Curreli - e procede ancora in ordine sparso. Gli sparuti superstiti medici, infermieri, ecc. decimati dall'infezione si chiedono preoccupati se verranno raggiunti prima dal virus o dal vaccino».

Infine il nodo del personale: «Ci chiediamo se le scarse forze disponibili non potevano essere meglio impiegate per implementare le procedure di vaccinazione piuttosto che incanalarle nella improbabile mappatura della diffusione dell'infezione tramite i test antigenici rapidi».

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