Domani il Consiglio ribadirà la sua contrarietà
Deiana, Anci: sconcertato dal ministero. Carrus, Cgil: una provocazione da chi si disinteressa di noi
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SASSARI. Tutti contro. Il no alle scorie unisce l’intero mondo politico e sindacale. Il primo a lanciare l’allarme era stato il Pd con il segretario Emanuele Cani. «Pronti alla mobilitazione per difendere la Sardegna dall'eventuale trasformazione in deposito di scorie nucleari». Un appello a cui si accodano i deputati dem Andrea Frailis, Gavino Manca e Romina Mura. «Nei mesi che ci separano dalla decisione definitiva noi adotteremo e sosterremo tutte le iniziative finalizzate a evidenziare, se mai ci fosse bisogno, la posizione di contrarietà del popolo sardo, per dimostrare la non adeguatezza del nostro territorio, per motivi naturali e di sicurezza, rispetto ad una tale destinazione d'uso». Da Leu interviene il capogruppo Eugenio Lai che ha presentato una richiesta di convocazione urgente del Consiglio regionale, sottoscritta da tutto il centrosinistra e il M5s. «Serve l’unità del popolo sardo e della politica per rispedire al mittente l’idea che l’isola possa ospitare il deposito di scorie. Non vogliamo diventare la pattumiera d’Italia». E subito il presidente Michele Pais annuncia che nella seduta di domani sarà presentato un documento per dire no alla possibilità che la Sardegna ospiti il deposito.
«Il nostro no a qualunque ipotesi veda coinvolta la Sardegna in questa direzione è netto e deciso», aggiungono i consiglieri dei Progressisti capitanati da Massimo Zedda. Anche il Movimento 5 stelle, stesso partito del ministro Sergio Costa, si dice nettamente contrario. «Seppure la Sardegna disponga dei requisiti – si legge in una nota dei parlamentari –, non si può non tenere conto del referendum». «Se sarà necessario – interviene la deputata ex grillina Mara Lapia – riprenderò la mobilitazione che, anche in passato, mi ha visto non solo partecipare attivamente contro una simile ipotesi assieme alle forze autonomiste e indipendentiste sarde ma anche sostenere la consultazione popolare che ha visto il 97 per cento dei partecipanti dire no». Anche gli indipendentisti di Liberu sono pronti alle barricate. «Invitiamo tutte i Comuni della Sardegna e il Consiglio regionale, a inviare al governo italiano una comunicazione di totale indisponibilità della Sardegna a ospitare le scorie nucleari, a qualsiasi condizione». «La Sardegna ha già dato», dice il segretario dell’Upc, Antonio Satta.
Il presidente Anci, Emiliano Deiana, si dice sconcertato per «la scelta del governo di presentare la mappa nel mezzo della più grave crisi dal dopoguerra a oggi e di aver individuato, in Sardegna, alcune fra le aree più fragili dal punto di vista economico, sociale, ambientale e demografico». «Un’ipotesi inaccettabile – aggiunge il segretario Cgil Michele Carrus – che suona quasi come una provocazione se pensiamo al disinteresse del Governo nazionale verso tutte le questioni care all’isola». No anche da Coldiretti. «Servono scelte chiare e bisogna tutelare la vocazione agricola dei territori».
«Il nostro no a qualunque ipotesi veda coinvolta la Sardegna in questa direzione è netto e deciso», aggiungono i consiglieri dei Progressisti capitanati da Massimo Zedda. Anche il Movimento 5 stelle, stesso partito del ministro Sergio Costa, si dice nettamente contrario. «Seppure la Sardegna disponga dei requisiti – si legge in una nota dei parlamentari –, non si può non tenere conto del referendum». «Se sarà necessario – interviene la deputata ex grillina Mara Lapia – riprenderò la mobilitazione che, anche in passato, mi ha visto non solo partecipare attivamente contro una simile ipotesi assieme alle forze autonomiste e indipendentiste sarde ma anche sostenere la consultazione popolare che ha visto il 97 per cento dei partecipanti dire no». Anche gli indipendentisti di Liberu sono pronti alle barricate. «Invitiamo tutte i Comuni della Sardegna e il Consiglio regionale, a inviare al governo italiano una comunicazione di totale indisponibilità della Sardegna a ospitare le scorie nucleari, a qualsiasi condizione». «La Sardegna ha già dato», dice il segretario dell’Upc, Antonio Satta.
Il presidente Anci, Emiliano Deiana, si dice sconcertato per «la scelta del governo di presentare la mappa nel mezzo della più grave crisi dal dopoguerra a oggi e di aver individuato, in Sardegna, alcune fra le aree più fragili dal punto di vista economico, sociale, ambientale e demografico». «Un’ipotesi inaccettabile – aggiunge il segretario Cgil Michele Carrus – che suona quasi come una provocazione se pensiamo al disinteresse del Governo nazionale verso tutte le questioni care all’isola». No anche da Coldiretti. «Servono scelte chiare e bisogna tutelare la vocazione agricola dei territori».
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