Nell’isola 50 vaccinatori contro gli 800 del Lazio
di Roberto Petretto
Sardegna ancora in coda, ma le cose migliorano. Il caso Sassari: dosi esaurite
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SASSARI. Il Lazio, sino a ieri sera, aveva utilizzato oltre il 64 per cento delle dosi di vaccino disponibili: 30mila circa su 45.800. È di gran lunga la Regione italiana che più tempestivamente ha utilizzato le fiale della Pfizer. Come percentuale solo la Provincia autonoma di Trento ha fatto meglio, sfiorando il 68 per cento, ma con numeri ovviamente più bassi: 3.367 su 4.975.
Come si spiega questa differenza, ad esempio, con la Sardegna, che nella classifica nazionale della somministrazione occupa da giorni uno degli ultimi posti? La risposta sta nei numeri, come aveva anticipato il commissario dell’Ares, Massimo Temussi.
Le forze in campo. Il Lazio ha schierato un piccolo esercito: «Attualmente contiamo su 800 vaccinatori effettivi - ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato -, ma possiamo arrivare a 4.500 sfruttando la rete di medici di medicina generale». Addirittura, in alcuni ospedali, è stato necessario rallentare.
E la Sardegna come risponde? «Ogni punto di somministrazione deve avere 4 o 5 persone», ha detto ancora il responsabile dell’Ares: medico, infermiere, oss, farmacista, a volte anche anestesista. Moltiplicando questa cifra per i 12 centri in cui la Sardegna inietta i vaccini, si arriva a una stima di circa 50 addetti. Ecco, probabilmente la spiegazione di quel divario tra la situazione laziale e quella sarda è tutto qui.
L’organizzazione. Il sistema in Sardegna è organizzato, per il momento e in attesa dei gazebo a forma di primula, su 12 punti: quattro a Cagliari (Businco, Policlinico Duilio Casula, Binaghi, Brotzu), a Carbonia-Iglesias il Sirai, per il Medio Campidano il Nostra Signora di Bonaria a San Gavino, a Nuoro il San Francesco, per l’Ogliastra il Nostra Signora della Mercede di Lanusei, per la Gallura il Giovanni Paolo II di Olbia, per Oristano il San Martino, per Sassari l’Aou e per Ozieri l’Antonio Segni.
La procedura. Il vaccino della Pfizer, infatti, richiede una procedura che deve essere seguita in maniera precisa se non si vuole compromettere l’integrità della fiala. Il vaccino resiste 6 mesi a una temperatura compresa tra -90 °C e -60 °C. Una volta estratto dal congelatore, può essere conservato prima dell’uso fino a 5 giorni a una temperatura compresa tra 2 e 8 °C, e fino a 2 ore a una temperatura non superiore a 30 °C. La dose di vaccino che deve essere somministrata a ciascuna persona è di 0,3 ml. Questa dose deve essere estratta, in condizioni asettiche e utilizzando siringhe di precisione, dal flaconcino che contiene 2,25 ml. Da ogni flaconcino si ricavano sei dosi da diluire in una soluzione di cloruro di sodio allo 0,9%. L’operazione deve essere eseguita quindi con attenzione e da personale adeguatamente preparato.
Sassari corre. In poco più di ventiquattro ore la Asl Sassari ha somministrato il 100% dei vaccini ricevuti contro il Covid-19. A partire dal pomeriggio di lunedì sono state inoculate tutte le 505 dosi consegnate.
«Si tratta di un risultato importante - sottolinea una nota dell’Asl Sassari - merito degli sforzi organizzativi della direzione del presidio ospedaliero di Alghero, dell’ottimo lavoro svolto dal team di vaccinatori (composto dagli operatori sanitari delle specialità di radiologia, medicina del territorio, otorino, pronto soccorso e servizio trasfusionale) e della disponibilità dimostrata da medici, infermieri e operatori sanitari che hanno preso parte al primo ciclo di vaccinazioni».
La Asl Sassari, con il 100 per cento delle dosi a disposizione già somministrato si colloca in cima alla scala di rendimento nazionale: «L’obiettivo - prosegue la nota - è ora quello di confermare questi standard nei prossimi cicli di vaccinazione su tutti i punti vaccinali aziendali in occasione delle prossime assegnazioni previste già a partire da oggi».
Come si spiega questa differenza, ad esempio, con la Sardegna, che nella classifica nazionale della somministrazione occupa da giorni uno degli ultimi posti? La risposta sta nei numeri, come aveva anticipato il commissario dell’Ares, Massimo Temussi.
Le forze in campo. Il Lazio ha schierato un piccolo esercito: «Attualmente contiamo su 800 vaccinatori effettivi - ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato -, ma possiamo arrivare a 4.500 sfruttando la rete di medici di medicina generale». Addirittura, in alcuni ospedali, è stato necessario rallentare.
E la Sardegna come risponde? «Ogni punto di somministrazione deve avere 4 o 5 persone», ha detto ancora il responsabile dell’Ares: medico, infermiere, oss, farmacista, a volte anche anestesista. Moltiplicando questa cifra per i 12 centri in cui la Sardegna inietta i vaccini, si arriva a una stima di circa 50 addetti. Ecco, probabilmente la spiegazione di quel divario tra la situazione laziale e quella sarda è tutto qui.
L’organizzazione. Il sistema in Sardegna è organizzato, per il momento e in attesa dei gazebo a forma di primula, su 12 punti: quattro a Cagliari (Businco, Policlinico Duilio Casula, Binaghi, Brotzu), a Carbonia-Iglesias il Sirai, per il Medio Campidano il Nostra Signora di Bonaria a San Gavino, a Nuoro il San Francesco, per l’Ogliastra il Nostra Signora della Mercede di Lanusei, per la Gallura il Giovanni Paolo II di Olbia, per Oristano il San Martino, per Sassari l’Aou e per Ozieri l’Antonio Segni.
La procedura. Il vaccino della Pfizer, infatti, richiede una procedura che deve essere seguita in maniera precisa se non si vuole compromettere l’integrità della fiala. Il vaccino resiste 6 mesi a una temperatura compresa tra -90 °C e -60 °C. Una volta estratto dal congelatore, può essere conservato prima dell’uso fino a 5 giorni a una temperatura compresa tra 2 e 8 °C, e fino a 2 ore a una temperatura non superiore a 30 °C. La dose di vaccino che deve essere somministrata a ciascuna persona è di 0,3 ml. Questa dose deve essere estratta, in condizioni asettiche e utilizzando siringhe di precisione, dal flaconcino che contiene 2,25 ml. Da ogni flaconcino si ricavano sei dosi da diluire in una soluzione di cloruro di sodio allo 0,9%. L’operazione deve essere eseguita quindi con attenzione e da personale adeguatamente preparato.
Sassari corre. In poco più di ventiquattro ore la Asl Sassari ha somministrato il 100% dei vaccini ricevuti contro il Covid-19. A partire dal pomeriggio di lunedì sono state inoculate tutte le 505 dosi consegnate.
«Si tratta di un risultato importante - sottolinea una nota dell’Asl Sassari - merito degli sforzi organizzativi della direzione del presidio ospedaliero di Alghero, dell’ottimo lavoro svolto dal team di vaccinatori (composto dagli operatori sanitari delle specialità di radiologia, medicina del territorio, otorino, pronto soccorso e servizio trasfusionale) e della disponibilità dimostrata da medici, infermieri e operatori sanitari che hanno preso parte al primo ciclo di vaccinazioni».
La Asl Sassari, con il 100 per cento delle dosi a disposizione già somministrato si colloca in cima alla scala di rendimento nazionale: «L’obiettivo - prosegue la nota - è ora quello di confermare questi standard nei prossimi cicli di vaccinazione su tutti i punti vaccinali aziendali in occasione delle prossime assegnazioni previste già a partire da oggi».
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