La Nuova Sardegna

Tra i benefici lavoro, soldi e infrastrutture

di Giuseppe Centore
Tra i benefici lavoro, soldi e infrastrutture

Lo studio analizza gli altri casi europei e fa i conti col personale necessario da qui ai prossimi 300 anni

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CAGLIARI. È lo zuccherino per indorare la amara pillola o il veleno della coda dello scorpione. Le ricadute economiche e occupazionali che la presenza del deposito nazionale prevede sono del tutto ignorate, come se il solo parlarne costituisse un elemento di cedimento al “nemico”. Però ci sono, dettagliate e corroborate da studi, esempi, modulazioni che riempiono centinaia di pagine del dossier, e che non sembrano scritte in fretta e furia giusto per rendere più accattivante lo studio. Il confronto con analoghi siti, francesi e spagnoli e svizzeri, ha portato i tecnici di Sogin a ipotizzare la presenza di duemila persone, con diversi ruoli, nei quattro anni necessari per la costruzione del sito. Per la fase di esercizio del sito, sono previste altre 700 persone, impiegate nell’aria di ricerca e tecnologica, in quella di stoccaggio, nell’area di supporto, in quella dello smaltimento nei servizi di sicurezza. In una seconda fase, dopo i primi venti anni, con la progressiva riduzione del flusso dei rifiuti conferiti, anche il personale scende, arrivando alla fase di chiusura, tra 50 anni, con 250 occupati. Per i successivi 300 anni, perchè è questo l’arco temporale interessato, solo 100 persone controlleranno il sito. Da dove verrebbero queste persone, precedentemente formate? Dal confronto con analoghi esempi francesi, due terzi del personale è composto da locali.

Anche i calcoli sulle ricadute economiche dirette e indirette del territorio che ospiterà il sito sono state valutati considerando analoghe esperienze inglesi, francesi, belghe e spagnole, e le leggi italiane e comunitarie. Si parte dall’investimento previsto, 900 milioni e si arriva a prevedere di erogare per 40 anni 15 milioni di euro per le comunità locali interessate, a cui si aggiungono sgravi fiscali, previsti per legge e riduzioni sulla bolletta elettrica, la stessa che adesso paga la conservazione precaria dei rifiuti nucleari italiani. Lo studio però tra le ricadute dirette fa riferimento anche alle infrastrutture e ai servizi dell’area e del territorio circostante, che dovranno essere al top anche in questo campo. Infine le ricadute dovute al Parco Tecnologico che nascerà a fianco al deposito, ma ad esso collegato. Lo studio fa riferimento anche in questo caso strutture simili realizzate in Spagna e in Francia e immagina filoni di ricerca sia collegati direttamente alla gestione dei rifiuti radioattivi, che legati ai nuovi materiali, all’innovazione energetica, ai rifiuti, ai sistemi di controllo delle emissioni, con investimenti dedicati e previsti dalla legge. Un mix che altrove ha convinto le popolazioni locali, pur con i naturali problemi di questi casi, ad accettare e a credere nei progetti dei governi centrali. Ecco, forse la chiave per leggere anche i potenziali benefici immaginati dallo studio è “credibilità”. Merce rara dalla nostre parti.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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