L’Italia torna a colori: 12 regioni da lunedì a rischio restrizioni
Metà paese potrebbe ritrovarsi in zona arancione o rossa Il governo è già al lavoro sul nuovo Dpcm del 15 gennaio
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[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli
<MC>ROMA
[TESTO]Mezza Italia potrebbe essere da lunedì in zona arancione, con la Sicilia che potrebbe passare direttamente da gialla a rossa, e il governo già pensa in vista del nuovo Dpcm del 15 gennaio ad un'ulteriore stretta per arginare l'arrivo della terza ondata del virus, confermando buona parte delle misure attualmente in vigore, a partire dal divieto di spostamento tra le regioni. I dati aggiornati della cabina di regia del ministero della Salute arriveranno nelle prossime ore ma le prime indicazioni confermano una risalita della curva epidemiologica che è ormai arrivata alla quarta settimana consecutiva. Numeri dunque sicuramente peggiori rispetto a quelli di 7 giorni fa con almeno 12 regioni che, alla luce dell'abbassamento della soglia dell'Rt che fa scattare il posizionamento nelle diverse fasce, sono a rischio di passaggio in una zona con misure più restrittive. Tre Regioni - Calabria (1.09), Liguria (1.07) e Veneto (1.07) - avevano in base all'ultimo monitoraggio un Rt superiore all'1 anche nel valore inferiore e, dunque, in caso di peggioramento, si collocherebbero automaticamente in zona arancione. Altre 3 - Basilicata (1.09), Lombardia (1) e Puglia (1) - superavano l'Rt 1 nel valore medio e anche queste potrebbero essere arancioni. Rischiano anche l'Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia e le Marche, che sfioravano l'Rt 1 (rispettivamente 0.98, 0.96 e 0.99), la Sardegna, che aveva un Rt a 0.78 ma era classificata a rischio non valutabile - equiparato a rischio alto - poiché non aveva trasmesso i dati completi, il Lazio, che ha un indice di trasmissione di poco sotto l'1 e la Sicilia. Quest'ultima potrebbe però passare direttamente in zona rossa visto che i tecnici regionali, sulla base dell'alto tasso dei contagi, hanno suggerito un provvedimento simile della durata di 3 settimana al presidente Nello Musumeci. Un ulteriore campanello d'allarme è arrivato dall'Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: 9 regioni hanno superato la soglia di allerta (30%) per i posti occupati in terapia intensiva (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Bolzano, Trento, Puglia, Veneto). Numeri aggiornati al 6 gennaio, ai quali si somma un altro dato fondamentale, quello relativo all'incidenza dei casi sul totale della popolazione. L'ultimo dato disponibile indica un'incidenza di 135 su 100mila abitanti ed è relativo al 29 dicembre ma, dice la stessa cabina di regia, «potrebbe essere sottostimato per il basso numero di tamponi effettuati nei giorni festivi». E, in ogni caso, è ben lontano da quei 50 casi ogni 100mila abitanti che sono la soglia limite per il ripristino del contact tracing. In attesa dei nuovi dati e delle ordinanze che il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà entro domenica, l'Italia si prepara al fine settimana in arancione. Da lunedì, con il ritorno al sistema delle fasce, si comincerà a lavorare al nuovo Dpcm, anche se l'impostazione è quella di prorogare la maggior parte delle restrizioni fino al 31 gennaio.
<MC>ROMA
[TESTO]Mezza Italia potrebbe essere da lunedì in zona arancione, con la Sicilia che potrebbe passare direttamente da gialla a rossa, e il governo già pensa in vista del nuovo Dpcm del 15 gennaio ad un'ulteriore stretta per arginare l'arrivo della terza ondata del virus, confermando buona parte delle misure attualmente in vigore, a partire dal divieto di spostamento tra le regioni. I dati aggiornati della cabina di regia del ministero della Salute arriveranno nelle prossime ore ma le prime indicazioni confermano una risalita della curva epidemiologica che è ormai arrivata alla quarta settimana consecutiva. Numeri dunque sicuramente peggiori rispetto a quelli di 7 giorni fa con almeno 12 regioni che, alla luce dell'abbassamento della soglia dell'Rt che fa scattare il posizionamento nelle diverse fasce, sono a rischio di passaggio in una zona con misure più restrittive. Tre Regioni - Calabria (1.09), Liguria (1.07) e Veneto (1.07) - avevano in base all'ultimo monitoraggio un Rt superiore all'1 anche nel valore inferiore e, dunque, in caso di peggioramento, si collocherebbero automaticamente in zona arancione. Altre 3 - Basilicata (1.09), Lombardia (1) e Puglia (1) - superavano l'Rt 1 nel valore medio e anche queste potrebbero essere arancioni. Rischiano anche l'Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia e le Marche, che sfioravano l'Rt 1 (rispettivamente 0.98, 0.96 e 0.99), la Sardegna, che aveva un Rt a 0.78 ma era classificata a rischio non valutabile - equiparato a rischio alto - poiché non aveva trasmesso i dati completi, il Lazio, che ha un indice di trasmissione di poco sotto l'1 e la Sicilia. Quest'ultima potrebbe però passare direttamente in zona rossa visto che i tecnici regionali, sulla base dell'alto tasso dei contagi, hanno suggerito un provvedimento simile della durata di 3 settimana al presidente Nello Musumeci. Un ulteriore campanello d'allarme è arrivato dall'Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: 9 regioni hanno superato la soglia di allerta (30%) per i posti occupati in terapia intensiva (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Bolzano, Trento, Puglia, Veneto). Numeri aggiornati al 6 gennaio, ai quali si somma un altro dato fondamentale, quello relativo all'incidenza dei casi sul totale della popolazione. L'ultimo dato disponibile indica un'incidenza di 135 su 100mila abitanti ed è relativo al 29 dicembre ma, dice la stessa cabina di regia, «potrebbe essere sottostimato per il basso numero di tamponi effettuati nei giorni festivi». E, in ogni caso, è ben lontano da quei 50 casi ogni 100mila abitanti che sono la soglia limite per il ripristino del contact tracing. In attesa dei nuovi dati e delle ordinanze che il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà entro domenica, l'Italia si prepara al fine settimana in arancione. Da lunedì, con il ritorno al sistema delle fasce, si comincerà a lavorare al nuovo Dpcm, anche se l'impostazione è quella di prorogare la maggior parte delle restrizioni fino al 31 gennaio.
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