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«Siamo una rete nel territorio Pronti a dare una svolta»

«Siamo una rete nel territorio Pronti a dare una svolta»

La segretaria del Sindacato medici italiani lancia un appello alla politica «Potremmo essere più efficienti delle strutture ospedaliere: utilizzateci»

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SASSARI. Cinquanta persone impegnate nella campagna di vaccinazione anti Covid e in stand by uno schieramento di 1.200 medici che potrebbe contribuire in maniera decisiva alla campagna. Ma ancora di questa possibilità la politica non si è occupata in modo deciso e così quel piccolo esercito attende. Sono i medici di medicina generale, circa 1.200 in Sardegna, abituati da tempo alle campagne vaccinali. Il Sindacato medici italiani ha detto chiaramente: “Noi ci siamo”. «Siamo sempre stati molto sensibili all’ipotesi di collaborare - dice Marina Fancellu, segretario regionale dello Smi - su cose che sono di nostra competenza. Chi più di noi ha polso della situazione?».

La dottoressa Fancellu si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Siamo sempre stati messi all’angolo, ma siamo quelli che hanno continuato a lavorare durante tutta la pandemia, tranne poche eccezioni che forse possiamo contare sulle dita di una mano. Hanno cercato di coinvolgerci in cose che non ci spettavano, a meno di mettere a rischio la nostra sicurezza e quella dei nostri pazienti. Tanti medici sono morti di Covid e molti di loro erano proprio medici di famiglia. Per ricordarli nel logo della nostra organizzazione metteremo un segno di lutto. Ma sulla vaccinazione siamo assolutamente collaborativi. Se tutti veniamo messi in campo possiamo garantire la copertura dell’intera regione».

A quali condizioni? «È ovvio che dobbiamo essere vaccinati anche noi ed essere dotati di protezioni adeguate. Se avremo tutto questo, riusciremo a dare la svolta. Non dimentichiamoci che sinora la nostra regione è il fanalino di coda. Invece, se ci fosse la volontà politica, potremmo essere i primi. Ma ci deve essere la volontà da parte dell’Ats di dare la una svolta a questa campagna vaccinale».

Invece? «Invece non siamo mai stati coinvolti. Il territorio può rispondere, basta chiedere. Abbiamo dato sempre la disponibilità, ma nessuno ci ha mai consultato. Ripeto, se non per cose che non ritenevamo di nostra competenza o comunque non realizzabili nelle condizioni in cui lavoriamo. In locali privati, che spesso si trovano in dei condomini, fare dei test dei positivi sarebbe stato azzardato e rischioso. Le protezioni, poi, ce le hanno fornite solo negli ultimi tempi. E noi dobbiamo cambiare mascherina per ogni paziente, e guanti e camici monouso».

L’esperienza dei medici di base nelle campagne di vaccinazione contro l’inlfuenza tornerebbe utile: «Lo sanno benissimo -dice ancora Marina Fancellu -. Possiamo essere il motore di una grande campagna vaccinale, anche più di una struttura ospedaliera. Abbiamo una distribuzione capillare nel territorio, cosa che non può avere un l’ospedale. Per andare in ospedale bisogna spostarsi, magari da paesi lontani. E i pazienti allettati? Noi li seguiamo a domicilio, li vacciniamo a domicilio. Basterebbe mettere a disposizione dei locali per il passaggio di tutta la popolazione. Ma se devo vaccinare, voglio essere protetta».

Ovviamente la fiducia nei vaccini è piena: «Sono vaccini all’avanguardia. Stiamo combattendo una guerra e utilizziamo le migliori armi a disposizione. Anche perché sono stanca di vivere in questo modo». (r.pe.)

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