«Già 8mila sardi vaccinati A marzo fuori dall’incubo»
di Umberto Aime
L’assessore regionale alla Sanità fa il punto sulla situazione nell’isola
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. È vero, la Sardegna è stata peggio di una lumaca dal Vax-day, celebrato il 27 dicembre, all’ultimo dell’anno. «Ma dal 6 gennaio in poi c’è stata un’accelerazione netta e sono aumentati anche i punti di somministrazione. E infatti dall’iniziale 3 per cento siamo passati al 42 delle 19.680 dosi che finora ci sono state consegnate dalla Pfizer. In numeri assoluti siamo passati da 3mila a oltre 8200 vaccini effettuati. Il recupero, quindi, è stato rapido e da 24 ore abbiamo agganciato anche la media nazionale». Nell’aula del Consiglio regionale, l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, ha tirato le somme dei primi 12 giorni della campagna anti Covid. «Superate le lunghe feste di fine anno, abbiamo ripreso bene il passo – ha sottolineato – dopo aver superato un bel po’ di problemi».
Quali?
«Uno su tutti: le fiale sono arrivate a Cagliari sempre con un giorno di ritardo rispetto al cronoprogramma annunciato dal commissario nazionale Domenico Arcuri».
Poi?
«Le prime siringhe che avevamo a disposizione, erano sbagliate, ma per fortuna Roma ha rimediato in fretta. Quasi subito sono arrivate quelle di precisione».
Anche gestire le fiale non è stato facile?
«La procedura Pfizer continua a essere abbastanza complicata fra conservazione, a meno 75 gradi, poi a meno 25 prima della vaccinazione e anche nel momento in cui bisogna estrarre le sei dosi da ciascuna fiala. Comunque, con il passare dei giorni, tutte queste fasi sono ora molto più veloci».
C’è o ci sarà dell’altro a mettersi di traverso nei prossimi giorni?
«Abbiamo a disposizione ancora pochi vaccinatori. Anche se Arcuri ha confermato che entro marzo, o al massimo settembre, dovrebbero entrare in servizio 409 fra medici e infermieri. Sono quelli ingaggiati dall’Ufficio del commissario con l’ultimo reclutamento nazionale, anche se ad aver risposto al bando sono stati più i medici che gli infermieri, e noi per le vaccinazioni abbiamo bisogno soprattutto di infermieri».
E adesso cosa accadrà?
«Nella prima fase non dovrebbero esserci altri problemi e concluderemo, nei tempi previsti, la vaccinazione di tutto il personale sanitario».
Però molto dipenderà anche dal ritmo delle consegne da parte della Pfizer.
«L’azienda farmaceutica è sotto pressione. Infatti, in questi giorni, ha fatto sapere che da sola difficilmente riuscirà a garantire il fabbisogno previsto dal piano nazionale».
È possibile addirittura il blocco delle forniture?
«Non credo. Anche se c’è stato imposto di mettere da parte il 30 per cento delle fiale consegnate».
Perché?
«Per garantire comunque la necessaria seconda dose alle persone vaccinate anche nel caso in cui ci fossero ritardi nelle forniture. Ricordo che, secondo Pfizer, il richiamo va effettuato tra il 21esimo e il 42esimo giorno dalla prima dose, altrimenti la vaccinazione rischia di essere vanificata».
Cambierà qualcosa, almeno nei tempi, con il via libera al secondo vaccino, prodotto dalla multinazionale Moderna?
«Dovrebbe essere così. Anche se Moderna ha ottenuto il lasciapassare dall’Ente europeo del farmaco solo da pochi giorni e quindi andranno testati sul campo tempi e modi di queste consegne».
Il secondo vaccino dovrebbe essere anche meno complicato del primo.
«Così c’è stato detto. Vedremo».
Quando comincerà la grande campagna di vaccinazione?
«Da marzo in poi e fino a settembre-ottobre Però prima dobbiamo aspettare che almeno altre tre case farmaceutiche in attesa d’autorizzazione, dalla Johnson&Johnson all’AstraZeneca o la Curevac, ci comunichino al più presto quali saranno i tempi di consegna».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quali?
«Uno su tutti: le fiale sono arrivate a Cagliari sempre con un giorno di ritardo rispetto al cronoprogramma annunciato dal commissario nazionale Domenico Arcuri».
Poi?
«Le prime siringhe che avevamo a disposizione, erano sbagliate, ma per fortuna Roma ha rimediato in fretta. Quasi subito sono arrivate quelle di precisione».
Anche gestire le fiale non è stato facile?
«La procedura Pfizer continua a essere abbastanza complicata fra conservazione, a meno 75 gradi, poi a meno 25 prima della vaccinazione e anche nel momento in cui bisogna estrarre le sei dosi da ciascuna fiala. Comunque, con il passare dei giorni, tutte queste fasi sono ora molto più veloci».
C’è o ci sarà dell’altro a mettersi di traverso nei prossimi giorni?
«Abbiamo a disposizione ancora pochi vaccinatori. Anche se Arcuri ha confermato che entro marzo, o al massimo settembre, dovrebbero entrare in servizio 409 fra medici e infermieri. Sono quelli ingaggiati dall’Ufficio del commissario con l’ultimo reclutamento nazionale, anche se ad aver risposto al bando sono stati più i medici che gli infermieri, e noi per le vaccinazioni abbiamo bisogno soprattutto di infermieri».
E adesso cosa accadrà?
«Nella prima fase non dovrebbero esserci altri problemi e concluderemo, nei tempi previsti, la vaccinazione di tutto il personale sanitario».
Però molto dipenderà anche dal ritmo delle consegne da parte della Pfizer.
«L’azienda farmaceutica è sotto pressione. Infatti, in questi giorni, ha fatto sapere che da sola difficilmente riuscirà a garantire il fabbisogno previsto dal piano nazionale».
È possibile addirittura il blocco delle forniture?
«Non credo. Anche se c’è stato imposto di mettere da parte il 30 per cento delle fiale consegnate».
Perché?
«Per garantire comunque la necessaria seconda dose alle persone vaccinate anche nel caso in cui ci fossero ritardi nelle forniture. Ricordo che, secondo Pfizer, il richiamo va effettuato tra il 21esimo e il 42esimo giorno dalla prima dose, altrimenti la vaccinazione rischia di essere vanificata».
Cambierà qualcosa, almeno nei tempi, con il via libera al secondo vaccino, prodotto dalla multinazionale Moderna?
«Dovrebbe essere così. Anche se Moderna ha ottenuto il lasciapassare dall’Ente europeo del farmaco solo da pochi giorni e quindi andranno testati sul campo tempi e modi di queste consegne».
Il secondo vaccino dovrebbe essere anche meno complicato del primo.
«Così c’è stato detto. Vedremo».
Quando comincerà la grande campagna di vaccinazione?
«Da marzo in poi e fino a settembre-ottobre Però prima dobbiamo aspettare che almeno altre tre case farmaceutiche in attesa d’autorizzazione, dalla Johnson&Johnson all’AstraZeneca o la Curevac, ci comunichino al più presto quali saranno i tempi di consegna».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
