Allarme camici bianchi Mille buchi in organico
di Umberto Aime
Il censimento dell’Ats mette a nudo un problema destinato ad ampliarsi Nonostante i rinforzi per il Covid, il saldo di medici e infermieri in passivo
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CAGLIARI. Il dramma della pandemia purtroppo ha reso ancora più evidente quello che si sapeva da tempo: senza medici e infermieri qualunque battaglia sanitaria è rischiosa contro chiunque. Stando all’ultimo censimento dell’Ats, che presto sarà smantellata per far posto alle Asl, oggi il sistema Sardegna avrebbe sulle spalle ancora un vuoto in organico di almeno 992 camici bianchi. A confermarlo è una delibera pubblicata sul sito dell’Azienda, con la previsione invece di quale dovrebbe essere il fabbisogno reale nei prossimi tre anni e quindi fino al 2023. Calcolatrice alla mano, l’organico perfetto negli ospedali e nelle altre strutture dovrebbe essere intorno alle 12.182 unità, ma i posti coperti sono un migliaio in meno. Rispetto a un recente passato la situazione è persino migliorata proprio grazie (si fa per dire) all’emergenza Covid. Con le ultime assunzioni straordinarie, da novembre in poi, diversi posti vuoti sono stati riempiti seppure con contratti a tempo, ma l’allarme è tutt’altro che cessato.
I numeri. In una delle tabelle c’è scritto che l’Ats dovrebbe avere in carico oltre 12mila unità fra medici e infermieri. Bene, stando alla previsione per l’anno in corso, alla fine i posti coperti saranno solo 11.090, mentre erano poco più di 10mila nel 2020. Dunque, un miglioramento c’è stato nonostante i pensionamenti, quasi 600, e soprattutto il trend positivo dovrebbe proseguire con le assunzioni, 1.606 quelle annunciate. Quindi il saldo fra uscite e ingressi, stando sempre alle previsioni, dovrebbe continuare a essere positivo. Però non ancora sufficiente visto che rimarrebbero scoperti ancora 992 posti rispetto all’organico ideale. Sono poi le successive tabelle, quelle relative al 2022 e al 2023, a confermare che la situazione non dovrebbe migliorare neanche con il passare degli anni. Al momento il piano triennale prevede solo la copertura dei posti che rimarranno vuoti a causa dell’andata in pensione del personale sanitario per raggiunti limiti d’età.
I costi. È l’altra faccia della medaglia. Con i soldi oggi a disposizione, sono oltre 3,5 miliardi ogni anno per l’intero sistema sanitario, in realtà gli ospedali non potrebbero comunque sostenere il peso economico dell’intero fabbisogno ipotizzato dall’Ats. Per coprire tutti i 12.182 posti previsti dalla dotazione organica servirebbero altri soldi, ma di contro proprio questi milioni in più finirebbero per far saltare i conti. Si scatenerebbe immediato un effetto domino che di fatto renderebbe la spesa impossibile rispetto a una Finanziaria regionale oggi intorno agli otto miliardi abbondanti. Questo significa che, salvo colpi di scena, i 992 posti vacanti rimarranno tali ancora per un bel po’ di tempo. A confermarlo è un’altra tabella: nel 2021 il personale costerà all’Ats e poi alle Asl, compresi amministrativi e tecnici, quasi mezzo miliardo. È quasi al limite a meno che in futuro non ci siano risparmi consistenti da altre parti.
Effetto Covid. La pandemia ha smosso le acque. Quando l’attacco del virus è diventato frontale e gli ospedali si sono trasformati in polveriere, il Governo ha ordinato le assunzioni straordinarie a tempo determinato di medici e infermieri, consentendo anche il rientro al lavoro dei pensionati. Solo in Sardegna finora sono stati ingaggiati oltre 700 medici e centinaia di infermieri per far fronte alla pandemia anche se buona parte ha finito per essere dirottata nelle rete per il tracciamento dei positivi e non in corsia. Ma a parte questo particolare organizzativo, la domanda è un’altra: cosa accadrà quando tutti i contratti a tempo andranno in scadenza fra tre o quattro mesi? E subito dopo eccone un’altra: gli ingaggi saranno comunque rinnovati visto che la sanità, tragedia Covid a parte, è sotto stress e da sempre vive in emergenza quotidiana? Le risposte non ci sono ancora e forse arriveranno fra qualche mese quando la tempesta coronavirus sarà passata. Nel frattempo, nel pieno della prima ondata, la Regione ha annunciato lo sblocco del turn over e un bel po’ di concorsi. Però l’efficacia di questo pacchetto dipenderà molto anche da come andrà a finire il prossimo passaggio, tutt’altro che semplice, dall’Azienda unica alle otto Asl.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I numeri. In una delle tabelle c’è scritto che l’Ats dovrebbe avere in carico oltre 12mila unità fra medici e infermieri. Bene, stando alla previsione per l’anno in corso, alla fine i posti coperti saranno solo 11.090, mentre erano poco più di 10mila nel 2020. Dunque, un miglioramento c’è stato nonostante i pensionamenti, quasi 600, e soprattutto il trend positivo dovrebbe proseguire con le assunzioni, 1.606 quelle annunciate. Quindi il saldo fra uscite e ingressi, stando sempre alle previsioni, dovrebbe continuare a essere positivo. Però non ancora sufficiente visto che rimarrebbero scoperti ancora 992 posti rispetto all’organico ideale. Sono poi le successive tabelle, quelle relative al 2022 e al 2023, a confermare che la situazione non dovrebbe migliorare neanche con il passare degli anni. Al momento il piano triennale prevede solo la copertura dei posti che rimarranno vuoti a causa dell’andata in pensione del personale sanitario per raggiunti limiti d’età.
I costi. È l’altra faccia della medaglia. Con i soldi oggi a disposizione, sono oltre 3,5 miliardi ogni anno per l’intero sistema sanitario, in realtà gli ospedali non potrebbero comunque sostenere il peso economico dell’intero fabbisogno ipotizzato dall’Ats. Per coprire tutti i 12.182 posti previsti dalla dotazione organica servirebbero altri soldi, ma di contro proprio questi milioni in più finirebbero per far saltare i conti. Si scatenerebbe immediato un effetto domino che di fatto renderebbe la spesa impossibile rispetto a una Finanziaria regionale oggi intorno agli otto miliardi abbondanti. Questo significa che, salvo colpi di scena, i 992 posti vacanti rimarranno tali ancora per un bel po’ di tempo. A confermarlo è un’altra tabella: nel 2021 il personale costerà all’Ats e poi alle Asl, compresi amministrativi e tecnici, quasi mezzo miliardo. È quasi al limite a meno che in futuro non ci siano risparmi consistenti da altre parti.
Effetto Covid. La pandemia ha smosso le acque. Quando l’attacco del virus è diventato frontale e gli ospedali si sono trasformati in polveriere, il Governo ha ordinato le assunzioni straordinarie a tempo determinato di medici e infermieri, consentendo anche il rientro al lavoro dei pensionati. Solo in Sardegna finora sono stati ingaggiati oltre 700 medici e centinaia di infermieri per far fronte alla pandemia anche se buona parte ha finito per essere dirottata nelle rete per il tracciamento dei positivi e non in corsia. Ma a parte questo particolare organizzativo, la domanda è un’altra: cosa accadrà quando tutti i contratti a tempo andranno in scadenza fra tre o quattro mesi? E subito dopo eccone un’altra: gli ingaggi saranno comunque rinnovati visto che la sanità, tragedia Covid a parte, è sotto stress e da sempre vive in emergenza quotidiana? Le risposte non ci sono ancora e forse arriveranno fra qualche mese quando la tempesta coronavirus sarà passata. Nel frattempo, nel pieno della prima ondata, la Regione ha annunciato lo sblocco del turn over e un bel po’ di concorsi. Però l’efficacia di questo pacchetto dipenderà molto anche da come andrà a finire il prossimo passaggio, tutt’altro che semplice, dall’Azienda unica alle otto Asl.
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