Scuole superiori chiuse, Solinas: «Troppi rischi sui banchi»
Contagi ancora alti per permettere il ritorno alle superiori: dad fino al 31 gennaio. Vaccini e screening hanno sovraccaricato la sanità che potrebbe non reggere
SASSARI. Attesa da giorni, è arrivata poco prima dell’ultimo momento utile. Gli alunni delle scuole superiori ritorneranno in classe a febbraio, se tutto va bene. Le lezioni proseguiranno con la didattica a distanza a partire da domani, con l’eccezione degli studenti che fanno uso dei laboratori e di quelli con disabilità a cui sarà consentito l’accesso all’interno degli istituti scolastici. Nell’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Christian Solinas, si fa riferimento a tutti gli aspetti legati al mondo della scuola che potrebbero favorire la diffusione del virus durante le lezioni e, soprattutto, nei momenti in cui risulta più difficoltoso limitare i contatti: le entrate, le uscite e i trasporti sui mezzi pubblici. A preoccupare la Regione c’è anche la curva epidemiologica, che non cala, e la sostanziale certezza che quello che accade attorno alla scuola abbia conseguenze anche in famiglia. Tra i capitoli dell’ordinanza, però, ne spicca uno in particolare, anche perché proprio dalla scuola era arrivata la richiesta di tempestività nell’accertamento delle positività del corpo docente. In altri termini, i presidi chiedevano i tamponi rapidi per evitare che si ripetessero le scene accadute anche lo scorso autunno, quando anche solo una positività costringeva tutta la classe, professore compreso, alla quarantena cautelativa in attesa del tampone. Un sistema che ha causato il blocco della sostanziala della scuola.
La replica della Regione è stata formulala in poche righe, tra un capitolo e l’altro: «La Regione Autonoma della Sardegna – si legge nell’ordinanza – al fine contenere la circolazione del virus, ha avviato lo screening di massa contestualmente alla campagna vaccinale, con inevitabile sovraccarico delle strutture ospedaliere e di ogni attività del Sistema Sanitario Regionale». Ipotizzare di accedere a un percorso di valutazione rapida dell’eventuale contagio, dunque, non sarebbe stato possibile proprio perché la sanità, impegnata nella campagna di vaccinazione e contemporaneamente in quella di screening dell’intera popolazione, non potrebbe gestire anche le richieste della scuola perché “sovraccarica”. Una scelta che farà discutere e che verrà pagata dagli studenti, ormai lontani dalle loro classi da diversi mesi, costretti al complicato sistema della didattica a distanza e con la prospettiva di ritornare sui banchi il primo giorno di febbraio, se si riusciranno ad evitare ulteriori ritardi.
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