Eravamo tanti amici al bar Un libro per i nostalgici di allegrie ormai proibite
di Giusy Ferreli
Erano luoghi di vita vissuta, di sbronze colossali con il vino della casa e corteggiamenti discreti dietro una tazzina di caffè. Poco meno di un anno fa, mesi diventati un’era geologica, i bar erano...
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Erano luoghi di vita vissuta, di sbronze colossali con il vino della casa e corteggiamenti discreti dietro una tazzina di caffè. Poco meno di un anno fa, mesi diventati un’era geologica, i bar erano l’apotesi fisica della socialità e non solo. La pandemia ci ha sottratto il piacere di sorseggiare un aperitivo all’ora giusta, di gustare un cappuccino con un bel fritto ripieno di crema per colazione o, più semplicemente, di passare ore serene in compagnia di amici e di birra ghiacciata. Ma, se ora è difficile anche solo pensare di avere indietro quella ritualità perduta, non è detto che non si possano rivivere quelle suggestioni. In attesa che le libagioni in compagnia non siano più un piacere proibito sanzionabile per legge, il libro “Storie da bar”, del giornalista “on the road” Luca Urgu, potrà restituire le emozioni consumate in bettole fumose come in locali raffinati. I 45 racconti editi da La Zattera, con prefazione di Angelo Altea e copertina dell' artista nuorese Alessandro Tamponi dall’immaginifico titolo “Contos de tzilleri” (immagine a destra), usciranno nelle librerie, e nei bar, della Sardegna quest'oggi. La raccolta, frutto di una felice intuizione che Urgu ha avuto nel periodo più duro del lockdown, quando ha chiamato a raccolta gli amici ora “virtuali” per scrivere storie di e da bar, è un intreccio di vite, sapori e profumi. Le bevande accompagnano le storie, alcune raccontate in prima persona altre con lo sguardo distaccato. Così, una bevanda cool ma poco identitaria come la Coca cola zero, ordinata dall’astemio Davide Mariani arrivato ad Ulassai per dirigere il museo dedicato a Maria Lai, diventa il banco di prova per l’ingresso in società. Quando, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, riesce a pagarsi la bevanda con le bollicine e persino a pagare un giro, capisce di non essere più straniero. E che dire poi dell’incursione tra i luppoli. Una pinta di birra, spillata dalla “ricciolona” del pub di via San Giovanni a Cagliari, è la migliore immagine del ritorno a casa per la giornalista Stefania De Michele . Lo champagne è, invece, il protagonista di un tentativo (fallito) di abbordare una bella donna, entrata per caso in un circolo di Nuoro, messo in atto da uno scalcinato play boy di provincia. Si offre di pagarle il caffè, già convinto di avere il suo numero di telefono, apre il fazzolettino che la Venere gli ha lasciato sul bancone e ci trova scritto: «Se vuoi fare colpo, offri champagne». Tra i racconti di quest'opera collettiva non può mancare il vino come quello che due compari indivisibili, muratori o meglio proletari del Nuorese, versano “a rasu” dopo una durissima giornata di lavoro in uno tzilleri di un non meglio definito paese della Barbagia. “Storie da bar” è un'incursione nei ricordi e nei sentimenti, un intreccio che ha visto all'opera un centinaio di autori, tra loro i più conosciuti intellettuali sardi ma anche i cultori di una delle forme più rappresentative della socialità in Sardegna. L'unico neo? Non tutti i racconti pubblicati sul web compaiono nel libro. «Nel sito – sottolinea il curatore – sono state pubblicate un centinaio di storie. Tutti i racconti rimasti serviranno per un secondo volume». E sarà un'altra occasione buone per alzare i calici in aria.
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