Turismo, tutto fermo settore verso il crac
di Claudio Zoccheddu
L’incertezza blocca la programmazione, le imprese rischiano il collasso Sos di Federalberghi: «Tempo quasi scaduto, subito le regole d’ingresso»
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SASSARI. Per il momento è una situazione da zona rossa: l’industria delle vacanze è chiusa. Le prospettive sono anche peggiori perché dominate dall’incertezza. Il risultato è che se la prossima stagione turistica dovesse essere un fallimento, il settore potrebbe finire al tappeto sotto i colpi dei licenziamenti, delle mancate assunzioni, delle chiusure. Nonostante in gioco ci sia un’abbondante fetta del Pil regionale, si parla del 20 per cento a cui si dovrebbe aggiungere l’indotto e il sommerso, tra giugno e ottobre quasi un’impresa turistica sarda su cinque (19,1%) ha subito perdite superiori al 50% del fatturato o non ha conseguito alcun fatturato. Eppure, ad oggi non esiste un piano d’azione, sia esso regionale o nazionale. Le giustificazioni abbondano, ovviamente. Ora domina l’incertezza, prima nessuno aveva mai fatto i conti con problemi simili, il dialogo tra Stato e Regione non ha dato i frutti sperati e l’industria delle vacanze ha visto nuovi grattacapi sommarsi a quelli datati, la continuità territoriale è solo uno degli esempi possibili. Ma il problema vero, adesso, è un altro: dopo l’esperienza dell’anno scorso sembra che nulla sia cambiato. Tutto resta avvolto nel mistero, non esiste un protocollo su cui gli operatori possano programmare la prossima stagione turistica e soprattutto c’è il grande rischio che la prima mossa possa arrivare già in ritardo. Loro, gli operatori, erano stati chiari: «Non dobbiamo farci trovare impreparati, la stagione estiva deve essere programmata al più tardi dalla fine di gennaio». Mancano due settimane all’ultimatum e tutto è fermo, immobile. In gioco c’è il futuro di circa 80mila lavoratori stagionali e di una perdita generale stimabile in miliardi di euro. Oltre alla concreta possibilità che le poche aziende uscite in ginocchio dalla scorsa stagione possano non sopravvivere alla prossima.
Federalberghi. «Ad oggi non siamo in grado di preparare le strutture per la prossima stagione – spiega Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna – e quindi non siamo in grado di programmare le assunzioni. Ci sono aziende che sono riuscite a sopravvivere alla scorsa stagione ma non è pensabile che possano scampare alla prossima, se i presupposti dovessero essere gli stessi». Si parte della programmazione, perché a gennaio non tutti pensano alle vacanze: «Ed è il primo errore, il mercato internazionale non segue queste regole. Gli italiani sono i re del last minute, ma da Germania e Francia si muovono molto prima e con un minimo di 90 giorni di anticipo sulla data delle vacanze. Ecco perché servirebbe un programma certo già alla fine di gennaio, solo così sarebbe possibile programmare un’apertura in primavera». Per chiarire la situazione, Manca fa un esempio: «L’anno scorso abbiamo aperto a giugno e i turisti sono arrivati ad agosto. Sappiamo che le nostre attività possono convivere con il virus, abbiamo l’esempio dello scorso anno. Negli hotel non c’è stato alcun focolaio. Possiamo vendere vacanze sicure ma non abbiamo i mezzi e il sostegno per farlo». Dalla Regione non arrivano novità: «Ma nemmeno dal governo nazionale, se è per questo. Non sappiamo se verranno rispettati i tempi per le campagne di comunicazione, non sappiamo quali potranno essere le regole d’ingresso, non sappiamo se si faranno i tamponi all’arrivo al porto o in aeroporto (sospesi da tempo in tutti gli scali, ndr), non sappiamo se con il vaccino possa cambiare qualcosa, non sappiamo quando arriveranno i famosi ristori, perché per ora molti di noi hanno visto solo il 10% sul mancato fatturato». Un’incertezza che si riflette sui dipendenti: «Come si può pensare di assumere il personale in una situazione come questa? – domanda Manca -. In un albergo, le paghe dei dipendenti valgono il 30 per cento dei ricavi. La verità è che non ci sono le condizioni per assumere».
Ritorno al passato. Il rischio più evidente è quello che nessuno vuole correre: «Con queste condizioni possiamo solo immaginare un gigantesco crack dell’industria turistica – conclude Manca –. Altre regioni si stanno organizzando, penso al Trentino e alla Valle d’Aosta. Nel mondo è partita da tempo una campagna di comunicazione che promuove le destinazioni con pacchetti anti pandemia, dallo smart working privilegiato in alcune destinazioni ai pacchetti che prevedono lunghi soggiorni a prezzi scontati. Noi siamo al palo e il tempo sta per scadere».
Federalberghi. «Ad oggi non siamo in grado di preparare le strutture per la prossima stagione – spiega Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna – e quindi non siamo in grado di programmare le assunzioni. Ci sono aziende che sono riuscite a sopravvivere alla scorsa stagione ma non è pensabile che possano scampare alla prossima, se i presupposti dovessero essere gli stessi». Si parte della programmazione, perché a gennaio non tutti pensano alle vacanze: «Ed è il primo errore, il mercato internazionale non segue queste regole. Gli italiani sono i re del last minute, ma da Germania e Francia si muovono molto prima e con un minimo di 90 giorni di anticipo sulla data delle vacanze. Ecco perché servirebbe un programma certo già alla fine di gennaio, solo così sarebbe possibile programmare un’apertura in primavera». Per chiarire la situazione, Manca fa un esempio: «L’anno scorso abbiamo aperto a giugno e i turisti sono arrivati ad agosto. Sappiamo che le nostre attività possono convivere con il virus, abbiamo l’esempio dello scorso anno. Negli hotel non c’è stato alcun focolaio. Possiamo vendere vacanze sicure ma non abbiamo i mezzi e il sostegno per farlo». Dalla Regione non arrivano novità: «Ma nemmeno dal governo nazionale, se è per questo. Non sappiamo se verranno rispettati i tempi per le campagne di comunicazione, non sappiamo quali potranno essere le regole d’ingresso, non sappiamo se si faranno i tamponi all’arrivo al porto o in aeroporto (sospesi da tempo in tutti gli scali, ndr), non sappiamo se con il vaccino possa cambiare qualcosa, non sappiamo quando arriveranno i famosi ristori, perché per ora molti di noi hanno visto solo il 10% sul mancato fatturato». Un’incertezza che si riflette sui dipendenti: «Come si può pensare di assumere il personale in una situazione come questa? – domanda Manca -. In un albergo, le paghe dei dipendenti valgono il 30 per cento dei ricavi. La verità è che non ci sono le condizioni per assumere».
Ritorno al passato. Il rischio più evidente è quello che nessuno vuole correre: «Con queste condizioni possiamo solo immaginare un gigantesco crack dell’industria turistica – conclude Manca –. Altre regioni si stanno organizzando, penso al Trentino e alla Valle d’Aosta. Nel mondo è partita da tempo una campagna di comunicazione che promuove le destinazioni con pacchetti anti pandemia, dallo smart working privilegiato in alcune destinazioni ai pacchetti che prevedono lunghi soggiorni a prezzi scontati. Noi siamo al palo e il tempo sta per scadere».
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