Presidi in pressing: Solinas riapra le scuole
di Claudio Zoccheddu
La conferma della zona gialla ha riacceso le speranze dei dirigenti scolastici Anche gli studenti vogliono ritornare sui banchi: «Perso troppo tempo»
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SASSARI. Dopo le feste blindate e la conseguente conferma della zona gialla, l’isola è ripartita. Hanno riaperto i negozi e parzialmente anche i bar e i ristoranti. Restano chiuse le scuole, anche se non tutte.
Ieri il dirigente scolastico dello Ianas di Tortolì, Gian Battista Usai, ha forzato l’ordinanza del presidente della Regione, Christian Solinas, e ha riaperto la “sua” scuola superiore. Mascherine, distanziamento, mani costantemente igienizzate ma lezioni in presenza. Il dirigente ha interpretato l’ultimo decreto come l’unica linea da seguire e ha agito, dopo aver comunicato la decisione al prefetto di Nuoro. Le altre scuole superiori sono rimaste chiuse ma è chiaro che non vedano di buon occhio questa situazione e che sarebbero pronte a ripartire molto prima del termine fissato dalla Regione, che ha deciso di confermare la didattica a distanza sino al 31 gennaio. E che, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di anticipare il ritorno in classe.
C’è poi la questione dei trasporti, che sembra essere il nodo di tutta la vicenda. Eppure, Arst e Regione, hanno già detto chiaramente che il servizio sarebbe già stato potenziato e disponibile. Quindi, se le scuole sono pronte e i trasporti pure, i conti non possono tornano. Però chi li paga, per adesso, sono solo gli studenti.
I presidi. «Per quanto ci riguarda speriamo che il presidente Solinas possa rivedere la sua decisione – spiega Anna Maria Maullu, presidente dell’Associazione dei presidi –. I ragazzi vogliono tornare a scuola e hanno bisogno delle lezioni in presenza. In Sardegna c’è già troppa dispersione scolastica, non possiamo rischiare oltre». Tra i presidi, però, non esiste alcun movimento “ribelle”: «Noi siamo pronti a riaprire, lo siamo dal 7 di gennaio – conferma la rappresentante dei presidi – ma se il presidente non dovesse rivedere la sua ordinanza, come chiediamo, aspetteremo il primo giorno di febbraio».
L’ufficio scolastico. Francesco Feliziani, direttore dell’Ufficio scolastico regionale – non sembra sollevato dalla decisione del preside ogliastrino: «È l’unico istituto che ha riaperto, senza nemmeno comunicarlo. Oggi (ieri, ndr) abbiamo scoperto che ha interpretato una norma in una maniera che l’ufficio scolastico non condivide. Abbiamo comunicato la nostra interpretazione al dirigente scolastico e ora non resta che vedere quali delle due possa essere considerata corretta». Sulla possibilità di anticipare il ritorno sui banchi, Feliziani non si sbilancia: «Sono un dirigente pubblico, non esprimo opinioni e mi devo attenere alle disposizioni. Dico solo che se il contesto di riferimento appare modificato, allora credo che sia possibile modificare anche l’ordinanza. È anche vero che ogni provvedimento, ha bisogno del tempo necessario per renderlo operativo. Per questo motivo chiediamo che ogni decisione tenga conto di questo aspetto».
Gli studenti. «In generale gli studenti vogliono ritornare a scuola e riprendere la lezioni in presenza – spiega Michela Lippi, rappresentante degli studenti – ma ci devono essere le condizioni di sicurezza necessarie perché questo avvenga. Siamo molto amareggiati dalla decisione di posticipare il rientro a febbraio – continua la studentessa – perché la curva dei contagi sembra in discesa e perché stiamo parlando del rientro a scuola dall’estate scorsa e il tempo per organizzarlo c’è stato, in abbondanza»: Le proteste della scorsa settimana testimoniano la volontà espressa dalla studentessa cagliaritana: ritorno in sicurezza, alle superiori come all’Università. Anche perché la didattica a distanza non è più sostenibile: «È uno strumento che amplifica le disuguaglianze e, considerando i dati dell’abbandono scolastico, non possiamo permetterci che scelte di questo tipo possano essere considerate funzionali alla situazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri il dirigente scolastico dello Ianas di Tortolì, Gian Battista Usai, ha forzato l’ordinanza del presidente della Regione, Christian Solinas, e ha riaperto la “sua” scuola superiore. Mascherine, distanziamento, mani costantemente igienizzate ma lezioni in presenza. Il dirigente ha interpretato l’ultimo decreto come l’unica linea da seguire e ha agito, dopo aver comunicato la decisione al prefetto di Nuoro. Le altre scuole superiori sono rimaste chiuse ma è chiaro che non vedano di buon occhio questa situazione e che sarebbero pronte a ripartire molto prima del termine fissato dalla Regione, che ha deciso di confermare la didattica a distanza sino al 31 gennaio. E che, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di anticipare il ritorno in classe.
C’è poi la questione dei trasporti, che sembra essere il nodo di tutta la vicenda. Eppure, Arst e Regione, hanno già detto chiaramente che il servizio sarebbe già stato potenziato e disponibile. Quindi, se le scuole sono pronte e i trasporti pure, i conti non possono tornano. Però chi li paga, per adesso, sono solo gli studenti.
I presidi. «Per quanto ci riguarda speriamo che il presidente Solinas possa rivedere la sua decisione – spiega Anna Maria Maullu, presidente dell’Associazione dei presidi –. I ragazzi vogliono tornare a scuola e hanno bisogno delle lezioni in presenza. In Sardegna c’è già troppa dispersione scolastica, non possiamo rischiare oltre». Tra i presidi, però, non esiste alcun movimento “ribelle”: «Noi siamo pronti a riaprire, lo siamo dal 7 di gennaio – conferma la rappresentante dei presidi – ma se il presidente non dovesse rivedere la sua ordinanza, come chiediamo, aspetteremo il primo giorno di febbraio».
L’ufficio scolastico. Francesco Feliziani, direttore dell’Ufficio scolastico regionale – non sembra sollevato dalla decisione del preside ogliastrino: «È l’unico istituto che ha riaperto, senza nemmeno comunicarlo. Oggi (ieri, ndr) abbiamo scoperto che ha interpretato una norma in una maniera che l’ufficio scolastico non condivide. Abbiamo comunicato la nostra interpretazione al dirigente scolastico e ora non resta che vedere quali delle due possa essere considerata corretta». Sulla possibilità di anticipare il ritorno sui banchi, Feliziani non si sbilancia: «Sono un dirigente pubblico, non esprimo opinioni e mi devo attenere alle disposizioni. Dico solo che se il contesto di riferimento appare modificato, allora credo che sia possibile modificare anche l’ordinanza. È anche vero che ogni provvedimento, ha bisogno del tempo necessario per renderlo operativo. Per questo motivo chiediamo che ogni decisione tenga conto di questo aspetto».
Gli studenti. «In generale gli studenti vogliono ritornare a scuola e riprendere la lezioni in presenza – spiega Michela Lippi, rappresentante degli studenti – ma ci devono essere le condizioni di sicurezza necessarie perché questo avvenga. Siamo molto amareggiati dalla decisione di posticipare il rientro a febbraio – continua la studentessa – perché la curva dei contagi sembra in discesa e perché stiamo parlando del rientro a scuola dall’estate scorsa e il tempo per organizzarlo c’è stato, in abbondanza»: Le proteste della scorsa settimana testimoniano la volontà espressa dalla studentessa cagliaritana: ritorno in sicurezza, alle superiori come all’Università. Anche perché la didattica a distanza non è più sostenibile: «È uno strumento che amplifica le disuguaglianze e, considerando i dati dell’abbandono scolastico, non possiamo permetterci che scelte di questo tipo possano essere considerate funzionali alla situazione».
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