La Nuova Sardegna

Terapia intensiva a Sassari apre il nuovo reparto

di Luigi Soriga
Terapia intensiva a Sassari apre il nuovo reparto

Trenta posti nella palazzina dell’Aou in viale San Pietro, inaugurazione domani La Chirurgia chiede di poter utilizzare parte della struttura: ed è polemica

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SASSARI. La nuova terapia intensiva da trenta posti letto aprirà a giorni. Il taglio del nastro fissato in calendario, se l’appuntamento verrà rispettato, è previsto per domani. Si tratta del principale investimento realizzato all’interno dell’Aou per far fronte all’emergenza pandemia. Una nuova area al piano terra della stecca bianca di viale San Pietro, capace di garantire le postazioni di alta intensità necessarie per i pazienti intubati e da gestire con ventilazione assistita.

All’inizio la vocazione della nuova struttura sarà solamente covid, ma non è per nulla escluso che un cambio di destinazione d’uso sia all’orizzonte. Molto dipenderà dall’esito dell’incontro previsto domani, al quale parteciperanno i vertici aziendali, i responsabili dei dipartimenti e anche i sindacati. L’argomento è proprio il futuro e l’organizzazione della nuova terapia intensiva da 30 posti.

Ci sono forti pressioni infatti dalle chirurgie delle cliniche perché una parte di questa rianimazione possa lavorare a supporto degli interventi più complessi, che niente hanno a che fare con il Covid. Il problema sta tutto nella coperta sempre corta, che non consente di mobilitare personale in più terapie intensive. Rendere funzionali 30 posti, significa arruolare (almeno questi sarebbero i parametri) 62 infermieri, 20 medici e 20 oss. In pratica una trasfusione di forza lavoro che dissanguerebbe gli altri comparti. È inevitabile dunque che le attuali terapie intensive covid, quella al Clemente da 6 letti e quella nella palazzina di Malattie infettive da 8, verranno chiuse.

Il problema è che i chirurghi universitari dalla prima ondata pandemica della scorsa primavera hanno di fatto smesso di svolgere interventi chirurgici complessi, proprio per mancanza di una terapia intensiva d’appoggio (quella al Clemente era stata convertita covid). Ora vorrebbero riprendere a far macinare le sale operatorie, e chiedono spazi per l’attività ordinaria nella nuova terapia intensiva. Ma sarebbe una scelta azzardata in questa fase: la gestione promiscua dei casi Covid e non Covid, all’interno di uno stesso spazio, può sempre essere fonte di contaminazione. Anche se gli ambienti fossero blindati e perfettamente separati, il personale che ci lavora, cioè infermieri e oss, sarebbe comunque lo stesso. Da un punto di vista logistico è sempre consigliabile la gestione separata dei pazienti covid, tenendo distanti i reparti “puliti” da quelli “sporchi”.

La ratio di una grande rianimazione Covid era proprio quella di evitare la dispendiosa e pericolosa dislocazione delle terapie intensive a macchia di leopardo, così come fatto fino ad oggi.

I lavori per realizzare la Ti30 erano stati avviati nel 2013 e si erano fermati nel 2015 per il fallimento della ditta vincitrice dell’appalto. Nel 2019, al termine delle complesse vicende giudiziarie conseguenti al fallimento, l’Aou aveva predisposto il progetto per il completamento delle opere. Il progetto prevedeva una conformazione finale da 23 posti di terapia intensiva. I lavori sono stati consegnati il 2 dicembre. Il 7 dicembre gli operai hanno iniziato le opere edili. Dopodiché è stata la volta degli arredi e del veloce collaudo.

Domani, se tutto andrà come previsto, dovrebbero arrivare anche i primi pazienti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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