«Arriva la cimice asiatica, la vespa samurai è pronta a combatterla»

L’allarme dell’esperto Pantaleoni: «Il 2021 può essere l’anno dell’invasione». Ma il ministero ancora non autorizza l’utilizzo del nemico naturale dell’insetto

SASSARI. Il 2021 potrebbe essere l’anno della cimice. No, non parliamo di calendario cinese, ma comunque la Halyomorpha halys viene proprio dal quelle parti e infatti è nota come cimice asiatica, o marmorata. Nella pianura padana sta devastando meli, peri, kiwi, peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni che possono arrivare fino al 70% delle produzioni. E secondo Roberto Pantaleoni, entomologo dell’università di Sassari, occorre muoversi: la misura più efficace è l’utilizzo della vespa samurai, nemico giurato della cimice, che proviene dalla stessa area geografica. Ma c’è un problema: la politica non ha fretta con le autorizzazioni. «Tenendo presente – spiega – che solitamente dal momento della comparsa in un territorio passano 5-7 anni prima dell’esplosione del fenomeno, questo potrebbe essere l’anno in cui la cimice asiatica attaccherà le campagne in maniera massiccia». Da 2016, anno dell’arrivo della cimice nell’isola, il gruppo di lavoro formato da Uniss, Cnr e Agris la sta pedinando e sa tutto di lei. «Abbiamo questa fortuna – dice Pantaleoni – grazie anche a un progetto che ha coinvolto i cittadini nelle segnalazioni, siamo in possesso di tutti i dati per poter affermare che quello appena iniziato potrebbe essere l’anno in cui comincerà a moltiplicarsi in maniera più preoccupante».



Alla Regione è stato chiesto di fare pressing per le autorizzazioni al rilascio dell’insetto utile, ovvero la piccola vespa samurai (Trissolcus japonicus). Si tratta di un animale che parassitizza le uova della cimice asiatica inoculando il proprio uovo, da cui nasce una larva la quale si nutre del contenuto impedendone lo sviluppo. «E l’arma più efficace, avremmo voluto liberarla già lo scorso anno, ma il ministero dell’ambiente non ha dato l’autorizzazione, perché nel centrosud Italia non ci sono ancora danni. Una scelta discutibile: una volta tanto che si può intervenire precocemente si aspetta che esploda il problema».

Il gruppo di lavoro ha da tempo un allevamento di vespe samurai e uno di cimici in funzione del primo. «Noi siamo pronti, sia come gruppo di ricerca che come ufficio fitosanitario regionale, che ci ha consentito di raggiungere grandi risultati. Ma sembra che la questione per ora non interessi troppo né le organizzazioni agricole (capisco che i problemi sono tanti e gravi) che gli assessorati competenti, Agricoltura, ma senza dubbio anche Ambiente: l’insetto ha un impatto su persone e abitazioni, in molti hanno già dovuto fare disinfestazioni perché abitano vicino a cluster, piante gradite alla cimice». I pochi esemplari che si trovano ora sono quelli che non sono riusciti a trovare riparo nelle costruzioni, da fine febbraio la cimice comincerà a uscire e cercare semi (a cominciare dall’olmo) per nutrirsi e moltiplicarsi, quindi si dedicherà alle colture. «E cominceranno i problemi – dice l’entomologo – potrebbe diventare incontrollabile. Gli insetticidi sono poco efficaci, l’insetto utile invece funziona e i costi sono ridicoli. In due anni abbiamo speso 40mila euro in tutto, tra allevamenti e monitoraggi. Ma la tendenza sembra quella a occuparsi dei problemi solo quando sono già esplosi invece di anticiparli, forse perché dà maggiore visibilità». Pantaleoni avverte: nella fascia prealpina la cimice ha attaccato coltivazioni olivicole di nicchia di pregio e le aziende sono disperate. «Non illudiamoci che in Sardegna non possa accadere lo stesso. Modelli matematici che sinora non hanno mai fallito ci dicono che il pericolo di diffusione non è affatto basso».

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