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Agris: all’asta 30 puledri «Così si droga il mercato»

di Mario Bonu
Agris: all’asta 30 puledri «Così si droga il mercato»

I titolari di scuderie parlano di prezzi fuori da ogni logica e di concorrenza sleale Oggi l’apertura delle buste con offerte che oscillano tra i 1000 e i 2200 euro

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SASSARI. Si conoscerà questa mattina l’esito dell’asta per la vendita di trenta puledri – 21 anglo-arabi e 9 purosangue arabo – bandita da Agris Sardegna. Alle 10.30, nella sede del Servizio ricerca delle produzioni equine e riproduzione, a Ozieri, verranno aperte le buste con le offerte per l’aggiudicazione dei trenta “lotti” – i puledri vengono venduti singolarmente – con soggetti di età compresa fra uno e quattro anni, e con prezzi base che oscillano fra i 1000 e i 2200 euro. E proprio i prezzi stabiliti dai funzionari dell’Agris hanno accentuato il malumore degli allevatori, per la “concorrenza sleale” che l’ente pubblico eserciterebbe nei loro confronti.

Uno dei primi a prendere posizione è Quirico Migheli, allevatore di cavalli per passione e per antica tradizione familiare, nonché ordinario di Patologia vegetale alla Facoltà di Agraria di Sassari. «Queste ricorrenti aste di puledri a prezzi irrisori – spiega – daranno il colpo di grazia al settore dell'allevamento». Perché, aggiunge, «mettere all'incanto puledri di 3-4 anni ad un prezzo così basso - e in generale immettere in un mercato già asfittico di per sé tanti puledri - vanifica gli sforzi (lodevolissimi) che vengono fatti dall'Agris per costituire e sostenere il nucleo di fattrici elitarie». Altri allevatori si sono schierati con Quirico Migheli, evidenziando il malessere che da tempo serpeggia nel mondo dell’allevamento del cavallo in Sardegna. Un comparto che conta più di 1200 allevamenti selezionati, con un carico di oltre 13mila cavalli, cui si aggiungono i tanti capi equini detenuti a scopo amatoriale e presso le aziende agricole. Si parla di un valore economico di svariate decine di milioni di euro. Un’economia che è fatta soprattutto di passione, e che solo a tratti – sempre più raramente - riesce anche a dare anche qualche soddisfazione di tipo finanziario. E così la posizione di Quirico Migheli è largamente condivisa. Perplessità hanno espresso, tra gli altri, Alessandra Diaz, allevatrice, veterinaria, titolare del New Fertility Center di Sassari, Mirko Deriu, titolare dell’Asd Centro ippico New Farm, Fabrizio Bibi Riccardi, allevatore di Olbia. Misuratamente critica anche la posizione di Gian Mario Carboni, allevatore anch’egli e presidente dell’ “Aipacaa” (Associazione italiana proprietari allevatori cavallo anglo arabo), che però parla a titolo personale. «Un tempo, queste aste si facevano, ma a intervalli assai più lunghi. Ora se ne fa non meno di una all’anno, con riflessi inevitabili, in termini di concorrenza, sugli allevamenti privati». Più sfumata l’opinione di Stefano Ferranti, presidente dell’“Anacaad” (Associazione nazionale allevatori cavallo anglo arabo e derivati). «Pur comprendendo le riserve degli allevatori – dice Ferranti – ritengo che muovere il mercato sia un fatto importante, anche perché dalle aste di Agris vengono fuori cavalli di qualità, che diventano un traino per tutto il settore».

Decisamente più drastica è la posizione di Quirico Migheli, che lancia una provocazione: «Si smetta di mantenere fattrici a Tanca Regia e cessi questa concorrenza nei confronti degli allevatori sardi»! Anche perché, negli ultimi anni la crisi del settore è stata fotografata con numeri davvero impressionanti: una diminuzione, fra il 2005 e il 2019, del 65% delle fattrici in produzione e dei puledri di tutte le razze, un crollo dell’85% degli anglo-arabi della linea sportiva, seppure con una leggera inversione di tendenza nel 2020.

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