La Nuova Sardegna

Dai sindaci all’arcivescovo: ridurre i divari tra territori

di Alessandro Pirina
Dai sindaci all’arcivescovo: ridurre i divari tra territori

Tutti d’accordo con Pisanu sui troppi squilibri tra Cagliari e il resto dell’isola

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SASSARI. Quando si parla di squilibri tra territori si rischia di sfociare spesso in guerre di campanile. Ma la denuncia-allarme fatta da Beppe Pisanu in una intervista alla Nuova va oltre le solite polemiche tra nord e sud. L’ex ministro dell’Interno, partendo dalla distribuzione a senso unico delle risorse per la sanità privata, ha fatto una fotografia dell’isola, supportata da numeri e analisi, che vede un forte squilibrio tra la Città metropolitana di Cagliari e il resto della Sardegna, condannato a diventare - parole dello stesso Pisanu - una «periferia frammentata e inquieta» del capoluogo. «Ha pienamente ragione l’ex ministro – dice il sindaco di Nuoro, Andrea Soddu –. Per una serie di motivi la Sardegna purtroppo si sta sviluppando con una qualità della vita completamente differente nell’abitato di Cagliari: ferrovie che funzionano, spesa superiore per la sanità, numero maggiore di impiegati pubblici. Non è quello sviluppo armonico che avevano pensato per la Sardegna i Paolo Dettori, i Pietrino Soddu, gli Efisio Corrias». Soddu fa l’esempio della chiusura del reparto di chirurgia a Nuoro. «Tutto perché non hanno fatto il reclutamento del personale che però è disponibile. Il San Francesco è un presidio ospedaliero che serve 350mila persone. Tutto questo è inaccettabile». Ma ci sono anche altre situazioni che non vanno giù al sindaco di Nuoro. «Il Crs4 è tutto a Cagliari: perché? C’è poi la questione dell’università diffusa nel territorio. I poli di Nuoro, Olbia, Oristano esistono ma non è possibile andare avanti con le elemosine delle sedi centrali o di qualche milione che arriva grazie al consigliere regionale di turno». Soddu non ce l’ha chi oggi guida la Regione, ma «è la mancanza generale di una visione che mi preoccupa. Del corpo umano non possono svilupparsi solo la testa o i piedi. Va costruita una armonia. Oggi la grande sfida è scrivere regole autonomistiche che diano potere e rappresentanza agli enti locali».

Da Olbia plaude alle parole di Pisanu anche il sindaco Settimo Nizzi. «Purtroppo è così, lo dico da quando ho iniziato a fare politica che Cagliari la fa da padrona. È vero che il numero degli abitanti è superiore, ma se si ragionasse in questa maniera allora il problema sarebbe serio. Su questo tema la classe politica deve fermarsi e riflettere. Bene ha fatto Pisanu a sollevare la questione. Lo fece già vent’anni fa con “Sassari, svegliati”, ma purtroppo la sveglia richiesta non ci fu. Oggi bisogna riprovarci, perché non si può fare finta che questa situazione non esista». Anche sul Covid, ammette Nizzi, c’è stata una doppia velocità nell’affrontare l’emergenza. «Ci sarebbero volute risposte omogenee nei confronti della intera popolazione sarda. Non do di certo la colpa al presidente Solinas, ma forse se determinate persone con responsabilità avessero fatto scelte diverse le cose sarebbero andate meglio». Infine, capitolo Olbia: zona più dinamica dell’isola, ma alle prese con una crisi senza precedenti. «La nostra grande difficoltà è dettata dal fatto che abbiamo pochi serbatoi di lavoro pubblico. Siamo perlopiù artigiani, commercianti, liberi professionisti. Siamo abituati a rimboccarci le maniche senza aspettare il 27 del mese».

Stefano Visconti, presidente della Camera di commercio di Sassari, pone sull’accento sui rischi della Sardegna a due velocità. «Creare - scientemente o accidentalmente - delle depressioni territoriali non è un valore. Anzi. Solo una crescita omogenea può favorire un territorio. Quello che resta indietro, altrimenti, diventa una zavorra per chi invece corre in avanti. Creare diseguaglianze all’interno di uno stesso territorio è un disvalore per chi cresce di più». Visconti dà pienamente ragione a Pisanu, in particolare sulla distribuzione delle risorse in campo sanitario. «Quando si parla di salute il criterio non può che essere quello pro capite». Ma non è solo colpa della politica. «Anche noi imprenditori dobbiamo fare la nostra parte. Tocca alla politica aiutarci ad avere una visione, anche se spesso non lo fa. Basta vedere i pochi soldi del bilancio regionale che vengono destina all’assessorato al Turismo».

Le parole di Pisanu hanno fatto breccia anche nella Chiesa. «Esprimo il mio apprezzamento per la personalità del senatore Pisanu – afferma monsignor Gian Franco Saba, arcivescovo di Sassari –. Nel condividere la sua attenta analisi, apporto una valutazione che afferisce alla riflessione sul contesto sociale del territorio della diocesi turritana. Considerazioni prive di alcuno spirito di contrapposizione alla Chiesa cagliaritana», tiene a sottolineare l’arcivescovo. Come Pisanu anche monsignor Saba dice di riscontare che «mentre in altri territori dell’isola si assiste a un rilancio, le popolazioni e i territori del nordovest vivono una profonda sofferenza dovuta a una sorta di black-out». L’arcivescovo cita la ricerca sul Ben-vivere effettuata nei mesi scorsi dal quotidiano “Avvenire” con la Scuola di economia civile. «Questo avviene perché le risorse in campo non sono sicuramente sufficienti per poter esprimere in modo adeguato la vocazione del territorio come avvenuto nel passato – spiega –. Oggi mi sembra di leggere grandi potenzialità negli ambiti della cultura, della sanità, delle comunicazioni, delle energie rinnovabili. Tuttavia, perché il territorio possa esprimere al meglio le proprie potenzialità, è evidente che la distribuzione delle risorse deve essere ricondotta alla conformità con le norme del bene comune e della giustizia sociale. Il benessere economico di una regione non si misura infatti esclusivamente sulla quantità di beni prodotti, ma anche tenendo conto del modo in cui essi vengono prodotti e del grado di equità nella distribuzione del reddito, che a tutti dovrebbe consentire di avere a disposizione ciò che serve allo sviluppo e al perfezionamento della propria persona. Un benessere economico autentico – conclude monsignor Gian Franco Saba – si persegue attraverso adeguate politiche sociali di ridistribuzione del reddito che, tenendo conto delle condizioni generali, considerino opportunamente i meriti e i bisogni di ogni cittadino e delle comunità locali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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