Nessun azzardo nei conti sarà una Finanziaria ponte
Poche certezze sulle entrate in attesa delle compensazioni e del Recovery fund Trattativa in corso fra maggioranza e opposizione ma il documento è pronto
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CAGLIARI. L’ipotesi più probabile è che passi la strategia contabile e politica di votare a marzo solo una Finanziaria tecnica. C’è ancora un mese di esercizio provvisorio, scadrà a febbraio, per decidere il da farsi. Però la maggioranza di centrodestra sarebbe sempre più orientata verso questa soluzione per nulla azzardata e invece molto conservativa. Soluzione che tra l’altro permetterebbe alla Regione di proseguire nella gestione ordinaria, senza affanni, rinviando a maggio le scelte importanti sugli investimenti e sul rilancio post crisi Covid. Ma per varare una Finanziaria tecnica, o meglio neutra, non basta l’accordo – che non c’è ancora – tra i partiti dell’alleanza guidata dal governatore Solinas. Serve anche il via libera delle opposizioni. In questi giorni ci sono stati i primi contatti ufficiosi fra i gruppi contrapposti in Consiglio. A cavallo fra gennaio e febbraio dovrebbero cominciare le trattative decisive. Anche se il leader dei Progressisti, Massimo Zedda, qualcosa d’importante l’ha detta con largo anticipo: «La giunta Solinas presenti in fretta un bilancio tecnico per cominciare a dare risposte a una Sardegna in crisi. Come opposizioni abbiamo dimostrato sempre grande senso di responsabilità ogni qualvolta l'interesse per i sardi fosse garantito». Il che vuol dire: la strategia di una Finanziaria tecnica non troverebbe ostacoli.
Il rinvio. Da settimane l’assessore al bilancio, Giuseppe Fasolino, avrebbe chiusa in un cassetto la bozza di un bilancio fotocopia rispetto a quello del 2021, e sarebbe solo in attesa del necessario lasciapassare. «Dipenderà tutto – fa sapere con un’evidente diplomazia – dalle decisioni del presidente Solinas, della maggioranza ma anche delle opposizioni». Lo slittamento sarebbe giustificato così: non c’è certezza su quante saranno le entrate al termine di un anno fiscale marchiato a fuoco dalla pandemia e neanche delle compensazioni che lo Stato dovrebbe mettere a disposizione delle Regioni per evitare il crack. In più è ancora tutta da giocare la partita del Recovery fund: quanti di quei miliardi saranno girati alla Sardegna – sette, otto o nove? – e soprattutto quando arriveranno. Ancora nessuno lo sa e prima di maggio-giugno il mistero rimarrà tale.
La proposta. «È meglio una Finanziaria tecnica che altri mesi di esercizio provvisorio, quelli sì finirebbero per bloccare tutto», ha ribadito Massimo Zedda dei Progressisti. Per poi aggiungere: «Occorre che al più presto il Consiglio si concenti sulle risposte da dare ai sardi in difficoltà, invece di perdere tempo sulle nuove Province e sulla moltiplicazione dei portaborse del presidente». Secondo Zedda, infatti, «le divisioni interne alla maggioranza finiranno per rinviare a chissà quando gli stanziamenti destinati ai Comuni e a rallentare la macchina regionale». Per concludere ricordando che «a dicembre, come opposizioni, avevamo proposto l'approvazione di un bilancio neutro entro gennaio», ma «la maggioranza non ci ha ascoltato e oggi abbiamo a che fare con l'ennesimo ritardo ai danni della Sardegna».
Contraccolpi. Gli ultimi cambi di casacca nel centrodestra un primo effetto l’hanno avuto. Presto dovranno essere ricalibrate le presenze dei partiti di maggioranza nelle sei commissioni del Consiglio regionale, per evitare il sopravvento delle opposizioni nella conta del numero legale. La settimana prossima il presidente dell’Aula, Michele Pais, avrebbe convocato i capigruppo della coalizione per ridisegnare la mappa. (ua)
Il rinvio. Da settimane l’assessore al bilancio, Giuseppe Fasolino, avrebbe chiusa in un cassetto la bozza di un bilancio fotocopia rispetto a quello del 2021, e sarebbe solo in attesa del necessario lasciapassare. «Dipenderà tutto – fa sapere con un’evidente diplomazia – dalle decisioni del presidente Solinas, della maggioranza ma anche delle opposizioni». Lo slittamento sarebbe giustificato così: non c’è certezza su quante saranno le entrate al termine di un anno fiscale marchiato a fuoco dalla pandemia e neanche delle compensazioni che lo Stato dovrebbe mettere a disposizione delle Regioni per evitare il crack. In più è ancora tutta da giocare la partita del Recovery fund: quanti di quei miliardi saranno girati alla Sardegna – sette, otto o nove? – e soprattutto quando arriveranno. Ancora nessuno lo sa e prima di maggio-giugno il mistero rimarrà tale.
La proposta. «È meglio una Finanziaria tecnica che altri mesi di esercizio provvisorio, quelli sì finirebbero per bloccare tutto», ha ribadito Massimo Zedda dei Progressisti. Per poi aggiungere: «Occorre che al più presto il Consiglio si concenti sulle risposte da dare ai sardi in difficoltà, invece di perdere tempo sulle nuove Province e sulla moltiplicazione dei portaborse del presidente». Secondo Zedda, infatti, «le divisioni interne alla maggioranza finiranno per rinviare a chissà quando gli stanziamenti destinati ai Comuni e a rallentare la macchina regionale». Per concludere ricordando che «a dicembre, come opposizioni, avevamo proposto l'approvazione di un bilancio neutro entro gennaio», ma «la maggioranza non ci ha ascoltato e oggi abbiamo a che fare con l'ennesimo ritardo ai danni della Sardegna».
Contraccolpi. Gli ultimi cambi di casacca nel centrodestra un primo effetto l’hanno avuto. Presto dovranno essere ricalibrate le presenze dei partiti di maggioranza nelle sei commissioni del Consiglio regionale, per evitare il sopravvento delle opposizioni nella conta del numero legale. La settimana prossima il presidente dell’Aula, Michele Pais, avrebbe convocato i capigruppo della coalizione per ridisegnare la mappa. (ua)
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