Solinas convoca i big del centrodestra
Vertice di maggioranza dopo le liti. Rivoluzionate le commissioni del Consiglio
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CAGLIARI. Gli ultimi cambi di casacca, in Consiglio regionale, hanno scatenato un doppio effetto e tutt’altro che positivo. I contraccolpi sono stati forti sia nel Palazzo di via Roma che a Villa Devoto, sede di lavoro ufficiale del governatore.
Primo effetto. All’inizio della settimana prossima, forse già lunedì, Christian Solinas avrebbe convocato i segretari dei partiti della coalizione di centrodestra. Perché? Per un necessario chiarimento dopo le ultime frizioni interne che ci sono state intorno al Piano casa e anche alle leggi in attesa di essere approvate dall’aula. Giusto per ricordare le posizioni: i sardisti, insieme allo stesso governatore, insistono per votare subito un maxi staff, i nuovi incarichi sarebbero almeno cinquanta, che rivoluzionerebbe la gestione quotidiana a Villa Devoto. Invece Forza Italia e il gruppo Udc-Cambiamo vogliono che passi prima la riforma delle Province: è pronta e soprattutto molta attesa dai territori, sostengono da giorni. Infine, in mezzo ai contendenti, s’è schierata la Lega, per cui l’unica corsia preferenziale potrebbe essere concessa alla «Finanziaria, per sbloccare finalmente i conti della Regione». Spetterà a Solinas azzerare i malumori, sempre più evidenti col passare dei giorni, e poi stringere i bulloni di una maggioranza in fibrillazione. Dovrà provarci, per evitare di essere coinvolto in quella che ormai, nei corridoi del Consiglio, pare essere sfociata in una guerra fredda interna alla luce del sole. Intanto lo stesso Solinas s’è portato avanti col lavoro, stravolgendo l’Ufficio di presidenza e aprendo così i cancelli, lo dicono in tanti, all’arrivo del suo super team .
Secondo effetto. Gli ultimi assetti in Aula – l’Udc è passato da tre a sette consiglieri, i Riformatori sono scesi da cinque a tre – hanno costretto il centrodestra a rivedere la mappa delle commissioni. È stato un passaggio obbligato, per evitare il sopravvento delle opposizioni. Confermati presidenti e vicepresidenti, le sei commissioni sono state blindate con diversi e significativi spostamenti di poltrona. Tutti i partiti del centrodestra – Psd’Az, Lega, Udc, Riformatori, Forza Italia, Fdi, Sardegna 20.Venti e il nascente gruppo Forza Sardegna, qui schierati secondo l’attuale peso politico – hanno dovuto mischiare le carte in fretta e furia. Tutti contenti dopo il riassetto? Sì, o almeno fino a quando non scatterà, a marzo, l’ora del rimpasto in Giunta. (ua)
Primo effetto. All’inizio della settimana prossima, forse già lunedì, Christian Solinas avrebbe convocato i segretari dei partiti della coalizione di centrodestra. Perché? Per un necessario chiarimento dopo le ultime frizioni interne che ci sono state intorno al Piano casa e anche alle leggi in attesa di essere approvate dall’aula. Giusto per ricordare le posizioni: i sardisti, insieme allo stesso governatore, insistono per votare subito un maxi staff, i nuovi incarichi sarebbero almeno cinquanta, che rivoluzionerebbe la gestione quotidiana a Villa Devoto. Invece Forza Italia e il gruppo Udc-Cambiamo vogliono che passi prima la riforma delle Province: è pronta e soprattutto molta attesa dai territori, sostengono da giorni. Infine, in mezzo ai contendenti, s’è schierata la Lega, per cui l’unica corsia preferenziale potrebbe essere concessa alla «Finanziaria, per sbloccare finalmente i conti della Regione». Spetterà a Solinas azzerare i malumori, sempre più evidenti col passare dei giorni, e poi stringere i bulloni di una maggioranza in fibrillazione. Dovrà provarci, per evitare di essere coinvolto in quella che ormai, nei corridoi del Consiglio, pare essere sfociata in una guerra fredda interna alla luce del sole. Intanto lo stesso Solinas s’è portato avanti col lavoro, stravolgendo l’Ufficio di presidenza e aprendo così i cancelli, lo dicono in tanti, all’arrivo del suo super team .
Secondo effetto. Gli ultimi assetti in Aula – l’Udc è passato da tre a sette consiglieri, i Riformatori sono scesi da cinque a tre – hanno costretto il centrodestra a rivedere la mappa delle commissioni. È stato un passaggio obbligato, per evitare il sopravvento delle opposizioni. Confermati presidenti e vicepresidenti, le sei commissioni sono state blindate con diversi e significativi spostamenti di poltrona. Tutti i partiti del centrodestra – Psd’Az, Lega, Udc, Riformatori, Forza Italia, Fdi, Sardegna 20.Venti e il nascente gruppo Forza Sardegna, qui schierati secondo l’attuale peso politico – hanno dovuto mischiare le carte in fretta e furia. Tutti contenti dopo il riassetto? Sì, o almeno fino a quando non scatterà, a marzo, l’ora del rimpasto in Giunta. (ua)
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