Tensione in Abbanoa l’ad Ferri si dimette
La decisione dopo il nuovo rinvio dell’assemblea dei soci
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CAGLIARI. L’ennesimo rinvio dell’assemblea dei soci, era convocata per la fine mese, ha scatenato un terremoto dentro Abbanoa. Con una lunga lettera, Fernando Ferri s’è dimesso seduta stante dal doppio incarico di amministratore delegato e consigliere d’amministrazione della società di gestione, controllata dalla Regione, che ha la maggioranza, e dai Comuni. «Non ci sono più le condizioni per andare avanti», è questo, in estrema sintesi, il motivo per cui Ferri ha sbattuto la porta dopo appena sette mesi dall’ingresso in Abbanoa e a neanche cinque dal giorno in cui, ad agosto, ha preso in mano la società.
Causa scatenante. Al telefono l’ormai ex amministratore si è limitato a dire: «È tutto scritto nella lettera che ho inviato al presidente del consiglio d’amministrazione, Gabriele Racugno, al consigliere Franco Piga, al collegio sindacale e ai vertici di Enas». Al di là dell’ufficialità il retroscena, ancora una volta, dovrebbe essere la mancata approvazione del bilancio 2019. Contabilità di fatto ancora sospesa visto che, con la precedente gestione, l’anno era stato chiuso con un utile di 9 milioni, mentre dopo lo stralcio di alcuni crediti pare non esigibili, deciso dal Cda in carica, il risultato finale è stato ribaltato in una perdita intorno ai 10 milioni. Ma poi per ben due volte la presidenza della Regione ha bloccato l’assemblea, che avrebbe dovuto approvare quel bilancio riveduto e corretto.
La lettera. Scrive Ferri: «È ormai trascorso un apprezzabile periodo di tempo dalla malattia e dalla scomparsa dell’assessore ai lavori pubblici Roberto Frongia – il 23 dicembre – e devo, purtroppo, registrare difficoltà crescenti nell’attuare l’indirizzo gestionale e organizzativo concordato con lui». È quel piano – prosegue – che «nonostante le molteplici difficoltà riscontrate, avrebbe messo la società nelle condizioni di offrire un servizio efficiente ed economicamente sostenibile. In sostanza capace di migliorare l’immagine della stessa Abbanoa». Ma, secondo Ferri, tutto si sarebbe bloccato.
L’affondo. Per il manager «oggi quelle condizioni sono venute meno fino a essere deboli se non assenti». Certo – prosegue – «il cambiamento è possibile, ma sarebbe stato necessario capire e far capire che cambiare significa chiarezza». Mentre sin dall’inizio «c’è stata una certa resistenza» che poi, sostiene, s’è trasformata in «un atteggiamento radicato e diffuso». Preso atto del muro contro muro, Ferri ha detto basta. Ma chi sono i veri bersagli dell’atto d’accusa? La risposta è perentoria: «Non ci sono bersagli. Ribadisco che la lettera è rivolta a tutti: dai politici fino ai soci di Abbanoa». (ua)
Causa scatenante. Al telefono l’ormai ex amministratore si è limitato a dire: «È tutto scritto nella lettera che ho inviato al presidente del consiglio d’amministrazione, Gabriele Racugno, al consigliere Franco Piga, al collegio sindacale e ai vertici di Enas». Al di là dell’ufficialità il retroscena, ancora una volta, dovrebbe essere la mancata approvazione del bilancio 2019. Contabilità di fatto ancora sospesa visto che, con la precedente gestione, l’anno era stato chiuso con un utile di 9 milioni, mentre dopo lo stralcio di alcuni crediti pare non esigibili, deciso dal Cda in carica, il risultato finale è stato ribaltato in una perdita intorno ai 10 milioni. Ma poi per ben due volte la presidenza della Regione ha bloccato l’assemblea, che avrebbe dovuto approvare quel bilancio riveduto e corretto.
La lettera. Scrive Ferri: «È ormai trascorso un apprezzabile periodo di tempo dalla malattia e dalla scomparsa dell’assessore ai lavori pubblici Roberto Frongia – il 23 dicembre – e devo, purtroppo, registrare difficoltà crescenti nell’attuare l’indirizzo gestionale e organizzativo concordato con lui». È quel piano – prosegue – che «nonostante le molteplici difficoltà riscontrate, avrebbe messo la società nelle condizioni di offrire un servizio efficiente ed economicamente sostenibile. In sostanza capace di migliorare l’immagine della stessa Abbanoa». Ma, secondo Ferri, tutto si sarebbe bloccato.
L’affondo. Per il manager «oggi quelle condizioni sono venute meno fino a essere deboli se non assenti». Certo – prosegue – «il cambiamento è possibile, ma sarebbe stato necessario capire e far capire che cambiare significa chiarezza». Mentre sin dall’inizio «c’è stata una certa resistenza» che poi, sostiene, s’è trasformata in «un atteggiamento radicato e diffuso». Preso atto del muro contro muro, Ferri ha detto basta. Ma chi sono i veri bersagli dell’atto d’accusa? La risposta è perentoria: «Non ci sono bersagli. Ribadisco che la lettera è rivolta a tutti: dai politici fino ai soci di Abbanoa». (ua)
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