L’isola si ribella: arancione? Un errore

Solinas annuncia che tutelerà le ragioni della Sardegna «in tutte le sedi» L’assessore alla Sanità Nieddu chiede al Governo di rivedere la decisione

SASSARI. Un punto in più nell’occupazione delle terapie intensive, percentuale che già oggi si è abbassata entro il limite di guardia (30%), e i focolai nelle case di riposo per anziani e nelle Rsa, sin dall’inizio dell’emergenza terreno fertile per il Covid. Sono queste le due motivazioni che hanno spinto il Governo a colorare la Sardegna di arancione per due settimane (salvo “nuove classificazioni”). Tinta calda che si porta dietro un lungo elenco di restrizioni e per questo accolta in maniera glaciale nell’isola. Dalla Regione, innanzitutto, da venerdì pomeriggio impegnata in una trattativa con l’obiettivo di fare ritirare il provvedimento. Niente da fare, non è bastato fare presente che l’indice di trasmissibilità Rt è fermo a 0,95 e che i posti in terapia intensiva sono aumentati. L’ordinanza del ministro Speranza è arrivata e ha confermato quello che già si sapeva: la Sardegna passa dal giallo all’arancione perché considerata zona ad alto rischio: dunque molte attività, come bar e ristoranti, resteranno chiuse e gli spostamenti avranno il limitatore. Ma i dati ai quali si fa riferimento, con la curva del contagio che sale e scende e modifica gli scenari di ora in ora, sono già vecchi perché risalenti alla settimana scorsa, dall’11 al 17. I dati attuali dicono che la Sardegna deve rimanere gialla. Non ha dubbi il governatore Christian Solinas, in pressing su Roma per una immediata retromarcia.

«Scelta senza senso». «Questa è una situazione paradossale – le sue parole ieri a Sassari – siamo qui per inaugurare un nuovo reparto di terapia intensiva con 30 posti letto e il ministero ci impone maggiori restrizioni per il superamento della percentuale dei ricoveri. Già ieri (venerdì ndr) abbiamo espresso forti perplessità e non siamo stati ascoltati. Speriamo in una rettifica oggi, altrimenti tuteleremo le ragioni della Sardegna in altre sedi». Solinas ricorda che oltre ai 30 posti appena inaugurati a Sassari dalla Aou, a breve saranno disponibili ulteriori 14 all’ospedale Binaghi di Cagliari: in totale 44 posti letto in terapia intensiva in questa fase riservati ai soli pazienti Covid. Significa che il sistema ospedaliero è più che adeguato anche per affrontare un eventuale aumento dei ricoverati. Che però, almeno per quanto riguarda le terapie intensive non c’è: anche l’ultimo bollettino segna una diminuzione dei pazienti in area critica. L’appello è questo: rivedere la decisione sulla base dei dati più recenti e non di quelli vecchi. Ma subito.

Tutti uniti. Su questo punto, la politica parla con una voce sola. La Sardegna arancione, le attività chiuse e l’economia a brandelli sono temi che preoccupano a destra come a sinistra. L’assessore alla Sanità Mario Nieddu, anche lui ieri a Sassari, parla di decisione incomprensibile «che non ci aspettavamo ed è fortemente penalizzante». Il presidente del consiglio regionale Michele Pais fa un appello al senso di responsabilità: «Decisioni così delicate devono essere condivise tra livelli istituzionali e non delegate a un mero algoritmo. Sono scelte che incidono in maniera importante sulla vita dei cittadini e sulla tenuta economica della nostra regione. Per questo noi non ci arrendiamo, ci batteremo perché la decisione palesemente sbagliata venga corretta». Così anche il coordinatore della Lega Eugenio Zoffili, che si scaglia contro il governo. Mentre Ugo Cappellacci, deputato di Forza Italia, annuncia una interrogazione urgente. «Secondo la Regione – dice Cappellacci – la decisione del ministro Speranza non è supportata da presupposti e appare gravemente contraddittoria. Vogliamo vederci chiaro». Ma gli stessi dubbi li ha anche chi veste altra casacca politica. Come il capogruppo dei Progressisti in Consiglio regionale, Francesco Agus, che mette a confronto i dati di oggi con quelli di due mesi fa: «A fine novembre le terapie intensive erano al collasso: stando ai dati reali, i pazienti Covid sono arrivati ad occupare il 55% dei posti in rianimazione. Eppure in quel periodo l'isola, non ho capito sulla base di quali dati e parametri, era classificata in area gialla. Oggi invece, con un’offerta ospedaliera più adeguata e con dati da livello di allerta ma meno preoccupanti, siamo per la prima volta soggetti a restrizioni più severe». Da qui la richiesta di chiarimenti alla Regione sui dati trasmessi alla cabina di regia nazionale. Un invito alla riflessione arriva anche dalla deputata Pd Romina Mura. «La salute è un valore primario da tutelare con tutti i mezzi disponibili. Però non posso fare a meno di cogliere e condividere la disperazione dei nostri operatori economici che dall'oggi al domani devono abbassare la serranda. Regione e Ministero della salute facciano un supplemento di riflessione. E se i numeri relativi alla diffusione del contagio, al rapporto fra i tamponi fatti e i positivi e al livello di occupazione di posti letto e terapie intensive sono rassicuranti si riveda la decisione».

Fuori dal coro. Durissimo contro l’assessore Roberto Capelli, Centro democratico. «Siamo in zona arancione perché l’assessorato alla Sanità ha omesso di comunicare al ministero 22 nuovi posti di terapia intensiva realizzati a Sassari. Questo ha determinato automaticamente il passaggio in arancione. Chi pagherà tutto questo? È un problema di manifesta incapacità che stiamo pagando da troppo tempo».

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