Sardegna zona arancione, giù in purgatorio grazie ai burocrati

Il parametro sfasato. L’indice di riempimento delle terapie intensive ha retrocesso la Sardegna ma è un dato taroccato - L'EDITORIALE

Il Paese reale e quello di carta, fatto di numeri e percentuali, sembrano esistere su piani diversi. L’isola nella tempesta del covid si tiene a galla, ma codici, indici, calcoli danno un risultato differente. Almeno a prima vista. Uno specchio deformato riflette un’immagine non reale della Sardegna. La sua carica virale è molto più bassa di quello che il governo ha ipotizzato. L’isola è scivolata da gialla ad arancione per colpa della burocrazia. O meglio per l’incapacità di dare i dati reali della diffusione del virus. Non bisogna avere il camice bianco e la parlata fluente di un virologo da talk show per intuire che i numeri della Sardegna e il suo tasso di viralità siano molto più bassi dei periodi neri di novembre e dicembre.

L’indice Rt è sotto l’uno, i posti letto liberi in ospedale sono aumentati, il tasso di positivi sui tamponi fatti è precipitato intorno al 5 per cento. Ci sarebbe quasi da sorridere e vedere la fine della cattività più vicina. Ma come in una pessima sceneggiatura c’è un buco nella trama che fa perdere il senso del racconto. I dati migliorano, ma l’isola diventa arancione. Non è solo una permalosità cromatica. Cambiare colore significa far sprofondare ancora un altro po’ l’economia dell’isola dentro le sabbie mobili della crisi. Significa rubare un altro pezzo di libertà ai cittadini che dovranno per quindici giorni vivere sotto ulteriori restrizioni. Già, perché il parametro che allinea la Sardegna alla Lombardia è quello delle terapie intensive. Troppo piene. Un dato che viene difficile da capire. Nel giorno in cui si inaugurano altri 30 posti proprio in terapia intensiva l’isola scivola in arancione per mancanza di letti attrezzati disponibili. Un corto circuito logico. O sarebbe meglio dire un’istantanea taroccata di quello che è il reale stato di salute dell’isola. Gli algidi tecnici del ministero hanno freddamente aggiornato la loro contabilità. Posti letto, malati, terapie intensive. Il tutto shakerato tra equazioni, percentuali e algoritmi. Il risultato è stato lo sforamento di questo parametro. Ma la situazione è diversa. L’isola avrebbe potuto attivare in caso di emergenza 15 posti al Binaghi, pronti proprio per queste situazioni. E sarebbe bastata una semplice spiegazione per far comprendere che la situazione è grave, in ogni caso meno che nel resto di Italia, ma è del tutto sotto controllo. L’assessore alla Sanità Nieddu avrebbe dovuto spiegare al ministro la reale situazione, e portare in dote i 30 posti letto inaugurati in queste ore. Il Corsa, Comitato regionale sanitario, istituito proprio in queste settimane, non sembra andare troppo veloce. Ha il compito di monitorare i posti letto in terapia intensiva e fornire il dato al ministero. Dato che ancora oggi non si conosce. Il risultato è due settimane nel purgatorio arancione, una retrocessione nel tragico girone di questa peste degli anni Venti, che divora anime, economia e umanità. È la certificazione che i numeri per molti sono ancora un mistero inestricabile e che il Paese di carta è più vero di quello reale. Almeno per i burocrati.

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