«Sta sempre al telefono», ma era uno scherzo: carabiniere a processo – La storia
Falso e concussione, maresciallo finisce nei guai per una burla nei confronti di un collega
Sassari Per l’allora comandante della stazione dei carabinieri di Alà dei Sardi si era trattato di una goliardata innocua, messa in atto in una caserma dove tra colleghi si era abituati a scherzare e a prendersi un po’ in giro. Di diverso avviso la Procura della Repubblica che nel comportamento di quel maresciallo aveva ravvisato due reati: concussione e falso in atti pubblici. E con queste contestazioni il carabiniere – oggi in servizio a Brescia – è finito a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Giancosimo Mura, a latere Sara Pelicci e Stefania Mosca Angelucci.
La finta relazione di servizio
Era accaduto che tre anni fa, durante una visita nella caserma del paese, il comandante della compagnia di Ozieri, da cui dipendeva la stazione di Alà, avesse notato sulla scrivania del maresciallo una cartella che sulla copertina riportava il nome di un appuntato che prestava servizio nella stessa stazione. All’interno c’erano dodici fogli, tutti uguali, fotocopiati: stessa intestazione, medesimo contenuto. Ossia una finta relazione di servizio nella quale il maresciallo evidenziava un comportamento poco consono di un suo sottoposto. Sosteneva che trascorresse troppo tempo con il cellulare in mano anziché assolvere ai doveri di servizio. Il capitano a quel punto aveva chiesto conto e si era sentito rispondere che si trattava di uno scherzo fatto nei confronti dell’appuntato e che quella relazione era chiaramente fasulla. Tra l’altro risaliva a un anno e mezzo prima. Aveva anche spiegato che al destinatario della “burla” – che inizialmente aveva realmente creduto di essere oggetto di un richiamo – era stato poi detto che si trattava di uno scherzo. Ma il capitano, evidentemente ritenendo che quella non fosse proprio una condotta esemplare per un esponente dell’Arma, aveva deciso di procedere nei suoi confronti.
Falso e concussione
La relazione approdata negli uffici della Procura si era tramutata in una imputazione per falsità in atti e concussione. Attraverso l’esibizione di quelle finte relazioni di servizio, in sintesi, il maresciallo avrebbe ottenuto dalla persona offesa (parte civile nel processo con l’avvocato Orlando Ugone) un comportamento imposto e non dovuto, deferente verso il comandante. In aula è stato sentito l’imputato che ha spiegato ai giudici come il suo intento non fosse quello di intimorire o rendere “servizievole” nei suoi confronti l’appuntato. Quest’ultimo aveva raccontato di esser stato preso di mira e che gli venissero negate le domeniche. «Ne ha avuto più di tutti» ha replicato il maresciallo. Nella prossima udienza, il 27 maggio, saranno sentiti due carabinieri che all’epoca prestavano servizio in quella caserma.
