Covid, Nizzi: «Solinas forzi la mano e dichiari l’isola zona gialla»

Il sindaco di Olbia: «Il presidente rettifichi subito i dati errati comunicati a Roma In caso di impugnazione i giudici davanti ai numeri veri ci daranno ragione»

SASSARI. Settimo Nizzi è una furia. Il declassamento in fascia arancione ha messo a terra un’economia in ginocchio da mesi. Una retrocessione figlia di una dimenticanza, un disguido burocratico che rischia di costare tantissimo alle tasche dei sardi. Ecco perché il sindaco di Olbia chiede al governatore Solinas di comunicare al ministero i dati giusti e poi di forzare la mano come ha fatto Bolzano: la Sardegna deve tornare subito in zona gialla e, in caso di opposizione del governo, a dirimere lo scontro dovrà essere il Tar.

Nizzi, è molto arrabbiato?

«Sono furioso. La zona arancione è un dramma per la Sardegna. In particolare perché arriva dopo i 20 giorni di stop di Natale. Abbiamo passato le feste senza poterci scambiare due parole al bar o mangiare in ristorante. Una situazione drammatica per i gestori, per non parlare dei venditori all’ingrosso. È pura follia. E per ben due motivi».

Il primo?

«Basta con la comunicazione di dati non esatti. Anche dagli ultimi che abbiamo estrapolato la maggior parte delle persone indicate come positive sono guarite. I dati non sono coerenti con la realtà. Ma chi è che sta facendo questo lavoro? Ci vuole serietà nel dare risposte in termini di penetrazione della infezione virale. I numeri che la Ats mette in circolazione non sono verificati, il sistema così non funziona».

Il secondo motivo?

«Non riesco a capire come il governo abbia potuto declassarci se oggi abbiamo tutti questi posti letto in più in terapia intensiva. Se ci fosse stato un incremento di casi di positività o una pressione sulle terapie intensive avrei accettato la retrocessione, ma così non è. Il presupposto del passaggio in arancione è basato su dati errati. È un falso e mi auguro intervenga la magistratura, perché in questo modo si sta distruggendo il sistema economico, le aziende, le famiglie».

Ma a fornire quei dati al ministero è stata la Regione.

«Facciano una rettifica immediata e subito dopo il presidente Solinas forzi la mano e ci riporti in giallo. E se il governo si oppone andiamo al Tar, che davanti ai numeri veri non potrà che darci ragione».

Come giudica l’operato della Regione nella gestione della emergenza sanitaria?

«Dal punto di vista della gestione bene, soprattutto dopo la nomina di Massimo Temussi. Finalmente ci si è dati una svegliata. Ora anche altri che hanno responsabilità di quel livello dovrebbero fare le cose. Il sistema informatico non funziona».

Olbia si è sempre sentita figlia di un dio minore di tutte i governi regionali. Con la giunta Solinas, con tre assessori galluresi, è cambiato qualcosa?

«La situazione non è cambiata: parlano i dati, i fatti. Noi non chiediamo nulla di speciale, ma quanto ci spetta. Noi contribuiamo parecchio al Pil della Sardegna e pretendiamo che le risorse siano distribuite pro capite in tutta l’isola. In campo sanitario chiediamo le specialità di cui il territorio ha bisogno. Basta con i viaggi della speranza».

Capitolo Recovery plan: il capogruppo Pd, Gianfranco Ganau, dice che bisogna puntare su 2 o 3 progetti seri e condivisi.

«Concordo. Noi dobbiamo realizzare tre cose importanti: una continuità territoriale vera, una rete ferroviaria moderna ed elettrificata che colleghi Cagliari, Sassari e Olbia, il miglioramento delle infrastrutture stradali. Una volta fatto questo possiamo arrangiarci da soli».

Continua la diaspora da Forza Italia: in Consiglio regionale è nato il gruppo Forza Sardegna e si mormora che anche i due assessori forzisti potrebbero cambiare partito.

«Fasolino non va nel Psd’Az, ma resta in Fi. E lo stesso vale per la Zedda. Quanto a Forza Sardegna, se si tratta di un prestito tecnico lo prendiamo come un fatto positivo, ma se dovesse essere una cosa diversa allora lo si dica chiaramente».

Ma come sta Forza Italia?

«In Sardegna è abbastanza solida. Parlo di partito, non di vertici».

Che rapporti ha con il coordinatore Ugo Cappellacci?

«Ci siamo sentiti qualche tempo fa. Io sento tutti».

Che idea si è fatto della crisi di governo?

«Ha ragione il presidente Berlusconi: è una barzelletta. Dobbiamo andare a votare a maggio. Basta con questi tecnici che diventano politici. Per essere forti ci vuole un premier votato dalla gente».

Ma c’è la pandemia.

«Bastano due mesi tra campagna elettorale ed elezioni, ma deve essere il popolo a decidere».

Un anno e mezzo fa lei invitò a votare per Nanni Campus al ballottaggio a Sassari: che ne pensa della alleanza col M5s?

«È un tradimento politico. Noi non possiamo allearci con i 5 stelle. Noi siamo dall’altra parte. Se per governare devi fare il patto con il diavolo meglio andare a casa».

In primavera a Olbia si vota. Il suo principale avversario sarà Augusto Navone, a capo di una Coalizione civica con centrosinistra, 5 stelle e pezzi di centrodestra. Come giudica Navone?

«Per me qualsiasi candidato avversario va bene, rispetto tutti e ci vedremo nella competizione elettorale. Quanto al resto dovrà essere il centrosinistra a dare una spiegazione ai cittadini sul perché ha voluto prendersi gente che arriva da An o ex forzisti».

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