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Prove di dialogo con Roma prima di ricorrere al Tar

Prove di dialogo con Roma prima di ricorrere al Tar

Solinas chiede un passo indietro a Speranza ma non esclude prove di forza

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CAGLIARI. Come reagirà la Regione alla zona arancione? Le ipotesi sono tre e vanno dalla prova di forza alla trattativa. Oggi il governatore Solinas deciderà quale passo fare. Tra l’altro pare che un primo contatto con il ministero potrebbe esserci questo pomeriggio, con la richiesta formale di ritornare in zona gialla.

Prima ipotesi. Una delle possibilità ma anche la meno probabile potrebbe essere quella di firmare un’ordinanza regionale contraria alle ultime imposizioni ministeriali, sostenendo che la Sardegna non può rimanere arancione per due settimane consecutive e fino domenica 7 febbraio. Se la scelta fosse questa, vorrebbe dire andare alla guerra frontale con il Governo e l’Istituto superiore di sanità, mettendo però nel conto anche la dura reazione di chi venerdì scorso a Roma ha puntato il dito contro la Sardegna e potrebbe ricorrere al Tar per abuso di competenze da parte della Regione.

Seconda ipotesi. Oppure la Regione potrebbe andare per vie legali, ricorrendo al Tar, sollecitando ai giudici – saranno quelli del Lazio o della Sardegna? – l’azzeramento del Dpcm». Sarebbe la stessa strada scelta, una settimana fa, dalla Lombardia per opporsi al passaggio da zona arancione a rossa. Proprio oggi il Tar del Lazio dovrebbe pronunciarsi su quel ricorso, anche se nel frattempo la stessa Lombardia ha vinto, ribaltando le contestazioni sulla diffusione del contagio e riuscendo a evitare in corsa – c’è stato un ripensamento del Governo – di rimanere prigioniera delle prescrizioni più pesanti. Attilio Fontana, il governatore lombardo, ha fatto sapere comunque che il processo andrà avanti: «Vogliamo dimostrare che i parametri non sono allineati con la realtà e soprattutto l’aumento dei casi rispetto alla settimana precedente nulla dice circa l’effettivo numero di contagiati rispetto alla popolazione della Regione». È la stessa tesi, s’è intuito dalle reazioni a caldo, che vorrebbe sostenere la Sardegna, mettendo sul tavolo anche gli ultimi posti letto in terapia intensiva aperti a Cagliari e Sassari. Ma poi dovrà spiegare – è una delle contestazioni – perché i dati continuino a essere trasmessi a singhiozzo e in particolare sull’incidenza di positivi, sintomatici e asintomatici, ogni 100mia abitanti. Dall’11 al 17 gennaio, in Sardegna, ha superato la soglia del 50 ed è questo il vero motivo del passaggio da zona gialla ad arancione.

Terza ipotesi. È l’avvio di una trattativa serrata, replicando con un contro dossier in corso di preparazione. Stando ad alcune indiscrezioni oggi dovrebbe esserci il contatto con la cabina di regia nazionale. I rapporti fra la Regione e il Governo non sono più tesi come lo erano nei mesi del passaporto sanitario, Ma va ricordato che trovare un punto d’incontro continua a essere un problema politico irrisolto.

Le reazioni. Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mura, ha commentato: «Siamo vittime della solita furia centralista di un Governo lontano dalla gente». Antonello Peru, Udc-Cambiamo, ha aggiunto: «È una decisione incomprensibile, non giustificata dai numeri e dai sacrifici che i sardi hanno fatto finora». Dai banchi dell’opposizione è annunciata la richiesta della convocazione urgente del Consiglio: «Il governatore non può continuare a scaricare le colpe. Finora la sua gestione dell’emergenza è stata inadeguata». (u.a)

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