Slitta il vaccino per gli over 80 L’Ue farà rispettare i contratti
Il ministro Boccia rassicura: «I richiami sono garantiti, più tempo per l’immunità di gregge» E Sileri lancia la proposta a livello europeo di utilizzare nuove realtà per aumentare la produzione
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[FIRMA&LUOGO]di Lorenzo Attianese
<MC>ROMA
[TESTO]Fino a due mesi di ritardo in Italia rispetto al programma di somministrazioni previsto. Il Piano vaccini arranca, gravato dalla riduzione di dosi dei colossi farmaceutici in tutta Europa, ma l'Ue intende far rispettare, anche con mezzi legali, i contratti firmati dalla Pfizer, che assicura: «dalla prossima settimana le distribuzioni tornano a regime». L'effetto domino sulla «macchina» delle inoculazioni però è ormai innescato, soprattutto dopo le pesanti riduzioni annunciate anche dall'azienda farmaceutica AstraZeneca. È lo stesso viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, ad annunciare «lo slittamento di circa quattro settimane sui tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione». Sileri spiega che già da subito «le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuare il richiamo nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione, cioè soprattutto per gli operatori sanitari». Non basteranno dunque né le 8,7 milioni di dosi Pfizer garantite nel primo trimestre - da oggi ne dovrebbero essere consegnate almeno 470 mila - né quelle di AstraZeneca, le cui prime consegne dopo il via libera dell'Ema arriveranno soltanto il 15 febbraio e sono state sottostimate ora a 3,4 milioni di dosi. Resta infine, per i primi tre mesi, il milione e 300mila di Moderna, che da domani ne consegnerà circa 60mila. «Tra due settimane, se tutto va bene - ha aggiunto il viceministro alla Salute - avremo un mercato con i tre vaccini: il che significa riprendere con maggior forza, completare la vaccinazione per i medici e gli infermieri e cominciare con gli over 80. Questo tipo di rallentamento coinvolge tutta l'Europa e buona parte del mondo, ma confido che il ritardo possa essere colmato più avanti». Anche il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, valuta il conseguente slittamento «di qualche settimana o mese» del raggiungimento dell'immunità di gregge, ma assicura che «i richiami saranno fatti e garantiti», consapevole che il piano va rimodulato «in base ai numeri ridotti». La Regione Liguria fissa già un obiettivo: «vaccinare tutti gli ultraottantenni e gli over 75 prima dei ponti estivi». E per ovviare ai problemi sulla linea produttiva, Sileri lancia la sua idea anche su questo punto: «servirebbe un accordo quadro a livello europeo che consentisse di operare per conto terzi, realizzando una sinergia tra le compagnie oggi operative e altre realtà attualmente non impegnate nella produzione dei vaccini. Questo potrebbe aumentare in maniera incisiva la velocità di produzione». Ad oggi sono quasi un milione e quattrocentomila le somministrazioni effettuate in Italia. Di queste, poco meno di centomila hanno riguardato la dose di richiamo, circa il 7% del totale delle inoculazioni. Il rallentamento e i numeri risicati degli arrivi irritano tutti gli Stati dell'Unione, tanto che Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, è deciso a «fare rispettare i contratti firmati» dalla Pfizer.
<MC>ROMA
[TESTO]Fino a due mesi di ritardo in Italia rispetto al programma di somministrazioni previsto. Il Piano vaccini arranca, gravato dalla riduzione di dosi dei colossi farmaceutici in tutta Europa, ma l'Ue intende far rispettare, anche con mezzi legali, i contratti firmati dalla Pfizer, che assicura: «dalla prossima settimana le distribuzioni tornano a regime». L'effetto domino sulla «macchina» delle inoculazioni però è ormai innescato, soprattutto dopo le pesanti riduzioni annunciate anche dall'azienda farmaceutica AstraZeneca. È lo stesso viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, ad annunciare «lo slittamento di circa quattro settimane sui tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione». Sileri spiega che già da subito «le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuare il richiamo nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione, cioè soprattutto per gli operatori sanitari». Non basteranno dunque né le 8,7 milioni di dosi Pfizer garantite nel primo trimestre - da oggi ne dovrebbero essere consegnate almeno 470 mila - né quelle di AstraZeneca, le cui prime consegne dopo il via libera dell'Ema arriveranno soltanto il 15 febbraio e sono state sottostimate ora a 3,4 milioni di dosi. Resta infine, per i primi tre mesi, il milione e 300mila di Moderna, che da domani ne consegnerà circa 60mila. «Tra due settimane, se tutto va bene - ha aggiunto il viceministro alla Salute - avremo un mercato con i tre vaccini: il che significa riprendere con maggior forza, completare la vaccinazione per i medici e gli infermieri e cominciare con gli over 80. Questo tipo di rallentamento coinvolge tutta l'Europa e buona parte del mondo, ma confido che il ritardo possa essere colmato più avanti». Anche il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, valuta il conseguente slittamento «di qualche settimana o mese» del raggiungimento dell'immunità di gregge, ma assicura che «i richiami saranno fatti e garantiti», consapevole che il piano va rimodulato «in base ai numeri ridotti». La Regione Liguria fissa già un obiettivo: «vaccinare tutti gli ultraottantenni e gli over 75 prima dei ponti estivi». E per ovviare ai problemi sulla linea produttiva, Sileri lancia la sua idea anche su questo punto: «servirebbe un accordo quadro a livello europeo che consentisse di operare per conto terzi, realizzando una sinergia tra le compagnie oggi operative e altre realtà attualmente non impegnate nella produzione dei vaccini. Questo potrebbe aumentare in maniera incisiva la velocità di produzione». Ad oggi sono quasi un milione e quattrocentomila le somministrazioni effettuate in Italia. Di queste, poco meno di centomila hanno riguardato la dose di richiamo, circa il 7% del totale delle inoculazioni. Il rallentamento e i numeri risicati degli arrivi irritano tutti gli Stati dell'Unione, tanto che Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, è deciso a «fare rispettare i contratti firmati» dalla Pfizer.
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