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I legali affilano le armi ma il dialogo è aperto

I legali affilano le armi ma il dialogo è aperto

Timidi segnali di ripensamento da Roma, servirà però un po’ di tempo L’isola resta arancione anche se rientra l’allarme sulle terapie intensive

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CAGLIARI. Una settimana prigionieri del colore arancione è scontata. Per ora non ci saranno ripensamenti da parte del Governo. La seconda settimana, invece, potrebbe essere annullata ai primi di febbraio ma è soltanto un’ipotesi. In ogni caso la Regione sostiene di aver pronto il ricorso al Tar per bloccare gli effetti dell’ultimo decreto nazionale firmato sabato dal ministro alla salute. Però, allo stesso tempo, ha aperto un canale di trattativa con Roma, perché «il rischio sia ricalcolato in base a dati molto più recenti». In sostanza, qualunque strada decida di percorrere, la Sardegna non ci sta. In un modo o nell’altro, vuole ritornare a essere una zona gialla.

Via legali. Dopo aver sollecitato, insieme ad altri governatori leghisti, la «revisione immediata delle procedure», Christian Solinas vorrebbe ricorrere al Tar, per mettere fine a una situazione da lui stesso definita paradossale. È stato l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, a rivelare che «al massimo fra oggi e domani una decisione sarà presa in tal senso». Il ricorso sarebbe sostenuto da un contro dossier, inviato domenica notte dall’assessorato alla presidenza della Regione. La valutazione è in corso da parte dell’Ufficio legale soprattutto su alcuni nuovi dati. Gli ultimi sarebbero molto più favorevoli rispetto a quelli inviati a metà gennaio dalla cabina regionale all’Istituto superiore di sanità e che hanno portato al declassamento da zona gialla ad arancione fino al 7 febbraio. Secondo quanto trapelato, gli esperti dell’assessorato avrebbero allegato l’andamento della curva dei contagi, in discesa dai primi di gennaio. Poi fra le recenti prove favorevoli ci sarebbero anche i nuovi posti letto in terapia intensiva a Sassari, inaugurati sabato, e quelli pronti al Binaghi di Cagliari. E infatti per l’agenzia Agenas, che controlla le Regioni, da 24 ore la Sardegna non sarebbe più sotto stress per quanto riguarda il coefficiente di riempimento degli ospedali». Nel dossier dell’assessorato sarebbero presenti anche altri dati. Ad esempio su come sarebbero cambiati in meglio, da una settimana all’altra, gran parte dei parametri tecnici previsti dalla griglia dell’Istituto superiore di sanità. «Siamo dunque pronti alla sfida legale – fanno sapere da Villa Devoto – ma speriamo che non ci sia bisogno del Tar ».

Vie diplomatiche. Le trattative con il ministero della salute sono cominciate sin da sabato, ventiquattr’ore prima che scattasse la zona arancione. All’inizio la risposta sarebbe stata picche da parte dell’Istituto di sanità: «I calcoli non possono essere rifatti a meno che la Regione non abbia sbagliato qualcosa nelle comunicazioni. Lo ripetiamo: non siamo noi a fornire i dati, ma le Regioni a comunicarli al ministero». Poi, invece, s’è aperto uno spiraglio. Dopo quella di novembre, l’ultima lettera di protesta inviata da diversi governatori di centrodestra, compreso Solinas, avrebbe convinto il Governo a una sorta di prova del nove per quanto riguarda l’algoritmo che determina il colore del rischio. Però il possibile ricalcolo, non è ancora ufficiale, potrebbe essere effettuato all’inizio della settimana prossima ed ecco perché per ora sono scontati i primi sette giorni della Sardegna in zona arancione. La svolta, a questo punto, potrebbe arrivare solo a febbraio, ma sempre che il ministero accolga le contro prove della Giunta e l’Istituto superiore voglia rivedere la griglia. «Quell’attuale – scrivono i governatori – ha invece conseguenze devastanti sulle persone a causa di conteggi lontani dalla realtà».

Le polemiche. Oggi le opposizioni in Consiglio regionale hanno ottenuto che l’assessore Mario Nieddu ricostruisca la «vicenda dei colori» nell’aula del commissione sanità. Con il leader dei Progressisti, Massimo Zedda, che comunque ha già fatto sapere come la pensa: «La verità – scrive – è che i nuovi posti letto non sono attivi, manca il personale, e poi in queste settimane la Regione ha inviato pochi dati sui contagi. È per questi motivi che siamo in zona arancione e la colpa non è certo dei sardi». (ua)

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