Il ristorante appena inaugurato costretto a chiudere 48 ore dopo
di Paolo Ardovino
Olbia, una coppia di imprenditori apre il locale giovedì, poi sabato lo stop «È stata una mazzata ma non ci abbattiamo: sapevamo sarebbe stata una sfida»
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OLBIA. Giovedì si alzano i calici per brindare alla giornata inaugurale del nuovo ristorante, dopo appena 48 ore i due titolari apprendono del cambio di colore da giallo ad arancione. Così domenica 24 gennaio la serranda del locale si abbassa di nuovo. Nell’incubo dei bar e ristoranti in zona arancione Olbia si ritaglia un piccolo record, di cui avrebbe fatto sicuramente a meno. Ma non ne vuole fare un dramma Cristian Feroleto, originario di Nuoro, che crede fortemente nella nuova attività, con la compagna Valentina Giansanti. «Se ci si lascia abbattere, il mondo non va più avanti».
È andata proprio così. Il ristorante di Olbia “Disizos sardos” ha vissuto, per ora, appena tre giorni (solo a pranzo, come da zona gialla). Poi le luci di sala e cucina si sono spente con le nuove restrizioni. «Abbiamo azzardato – quasi ride Cristian raccontando la disavventura –, ma è solo l’ennesima sfida. Sapevamo che ci sarebbero stati risvolti positivi e negativi nel momento stesso in cui abbiamo firmato il contratto, a inizio gennaio, quando non si avevano date certe sulle riaperture». Il nuovo ristorante ha ereditato il locale di via Giacomo Pala, accanto alla stazione, dove fino a poco tempo fa risiedeva lo storico “Dolceacqua” di Paola Sini, un tempio sacro della cucina olbiese. «Io e Valentina ci siamo detti: o lo facciamo ora o niente. Giovedì scorso non abbiamo potuto fare una vera inaugurazione, come da decreto, ma sabato devo ammettere che abbiamo avuto un buon riscontro dalla clientela. Avevamo già prenotazioni pure per domenica e lunedì – racconta –, ma proprio sabato, verso le 13, abbiamo saputo del passaggio in fascia arancione. Non sapevamo cosa dire ai nostri collaboratori per il giorno dopo». Una beffa, lo ammette. «È cambiato il modo di fare la spesa, la nostra intenzione è di avere sempre delle materie prime fresche e perciò dobbiamo pensare il menù praticamente giorno per giorno. Anche se stavolta visto il poco preavviso abbiamo dovuto buttare gran parte del cibo».
La coppia sapeva comunque di andare controcorrente e che non è il periodo adatto per nuove aperture. «Ma vogliamo crederci, abbiamo già affrontato diverse sfide». Cristian e Valentina diversi anni fa hanno cominciato dalle fiere in giro per l’Italia per vendere prodotti a chilometro zero. Successivamente hanno aperto a San Teodoro un piccolo negozio dedicato ai prodotti enogastronomici tipici che poi è diventato un ristorante stagionale. «Di recente è nato il progetto di un franchising, che ci ha portati all’apertura di “Disizos sardos” a Olbia». La base è il ricettario tradizionale, dai primi ai secondi di carne e pesce, «ma puntiamo a rivisitare i piatti con un tocco di modernità». Così le seadas si servono con il gelato, i maccarones de punzu nella variante con guanciale croccante e crema di pecorino. E poi pane carasau al carbone nero e pecorino arrosto «come quando si andava in campagna e si scaldava il formaggio per farlo sciogliere».
È andata proprio così. Il ristorante di Olbia “Disizos sardos” ha vissuto, per ora, appena tre giorni (solo a pranzo, come da zona gialla). Poi le luci di sala e cucina si sono spente con le nuove restrizioni. «Abbiamo azzardato – quasi ride Cristian raccontando la disavventura –, ma è solo l’ennesima sfida. Sapevamo che ci sarebbero stati risvolti positivi e negativi nel momento stesso in cui abbiamo firmato il contratto, a inizio gennaio, quando non si avevano date certe sulle riaperture». Il nuovo ristorante ha ereditato il locale di via Giacomo Pala, accanto alla stazione, dove fino a poco tempo fa risiedeva lo storico “Dolceacqua” di Paola Sini, un tempio sacro della cucina olbiese. «Io e Valentina ci siamo detti: o lo facciamo ora o niente. Giovedì scorso non abbiamo potuto fare una vera inaugurazione, come da decreto, ma sabato devo ammettere che abbiamo avuto un buon riscontro dalla clientela. Avevamo già prenotazioni pure per domenica e lunedì – racconta –, ma proprio sabato, verso le 13, abbiamo saputo del passaggio in fascia arancione. Non sapevamo cosa dire ai nostri collaboratori per il giorno dopo». Una beffa, lo ammette. «È cambiato il modo di fare la spesa, la nostra intenzione è di avere sempre delle materie prime fresche e perciò dobbiamo pensare il menù praticamente giorno per giorno. Anche se stavolta visto il poco preavviso abbiamo dovuto buttare gran parte del cibo».
La coppia sapeva comunque di andare controcorrente e che non è il periodo adatto per nuove aperture. «Ma vogliamo crederci, abbiamo già affrontato diverse sfide». Cristian e Valentina diversi anni fa hanno cominciato dalle fiere in giro per l’Italia per vendere prodotti a chilometro zero. Successivamente hanno aperto a San Teodoro un piccolo negozio dedicato ai prodotti enogastronomici tipici che poi è diventato un ristorante stagionale. «Di recente è nato il progetto di un franchising, che ci ha portati all’apertura di “Disizos sardos” a Olbia». La base è il ricettario tradizionale, dai primi ai secondi di carne e pesce, «ma puntiamo a rivisitare i piatti con un tocco di modernità». Così le seadas si servono con il gelato, i maccarones de punzu nella variante con guanciale croccante e crema di pecorino. E poi pane carasau al carbone nero e pecorino arrosto «come quando si andava in campagna e si scaldava il formaggio per farlo sciogliere».
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