La Nuova Sardegna

«Ragazzi aggressivi non lasciamoli soli»

di Silvia Sanna
«Ragazzi aggressivi non lasciamoli soli»

De Matteis, garante dell’infanzia: «Genitori, attenti ai social»

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SASSARI. Non vivono più la loro vita e nelle stanze chiuse l’unica compagnia sono le proprie insicurezze e, quasi sempre, un tablet o uno smartphone. Chi prima del Covid era fragile oggi lo è ancora di più, chi vuole sfogarsi spesso non sa con chi farlo e allora si tiene tutto dentro. E quando il rifugio diventa la rete, il mondo virtuale, allora è facile che paure e debolezze esplodano, nei confronti di se stessi o di altri. «L’aggressività dei ragazzi, così come i gesti di autolesionismo, non sono altro che richieste d’aiuto. Dobbiamo saperle cogliere, devono farlo soprattutto i genitori, che hanno l’obbligo morale e giuridico, oltre che affettivo». La garante regionale dell’Infanzia, Grazia Maria De Matteis, ha letto con l’attenzione l’intervista alla procuratrice dei minori presso il tribunale di Sassari Luisella Fenu pubblicata ieri sulla Nuova. E condivide in pieno il quadro drammatico descritto: «Adolescenti aggressivi, che seguono le regole del branco, ma anche ragazzini e bambini fragili facilmente influenzabili, in balìa di modelli sbagliati, vittime della loro giovanissima età e della mancata percezione del poi, delle conseguenze». Non aveva idea di che cosa potesse accadere la bambina siciliana di 10 anni che si è stretta una cintura al collo ed è morta soffocata in una gara di resistenza partita sul social Tik Tok. «E non hanno ragionato sulla gravità del loro comportamento neppure i tre quindicenni che hanno spinto giù da un ponte un coetaneo a Siniscola», dice la garante De Matteis. Situazioni ed età diverse con un unico comune denominatore: una infanzia e una adolescenza che vanno fuori dai binari e che bisogna riportare in carreggiata. Come? Non c’è una ricetta, la bandiera magica non ce l’ha nessuno «e il Covid, l’isolamento forzato peggiorano in maniera grave la situazione. Ma per quanto riguarda i più piccoli, l’accesso ai social è un grande rischio. Per questo mi appello ai genitori: non regalate lo smartphone ai vostri figli sino a quando non sarete sicuri che sono in grado di capirne vantaggi e insidie, vigilate con attenzione sul loro approccio al digitale. Più volte in occasione degli incontri nelle scuole mi sono impegnata per favorire il dialogo tra ragazzini e genitori: limitare l’uso dello strumento si può fare ma non risolve il problema perché i nostri figli troveranno altre occasioni per accedere alla rete». Ma in ogni caso, aggiunge la De Matteis, «è sempre sbagliato lasciare un bambino di 10 anni da solo con uno smartphone perché, nella maggior parte dei casi, può essere influenzato da comportamenti altrui. I recenti casi legati ai social sono la conferma dell’esistenza di un problema enorme». E allora, per aiutare proprio i social dipendenti, è giusto affidarsi a modelli positivi: «Ci sono gli influencer, penso alla coppia Fedez Ferragni, ma anche altri, che rappresentano modelli da seguire per i nostri ragazzi. Approfittiamone, chiediamo aiuto con campagne di comunicazione, a chi può trasmettere messaggi buoni e non distruttivi». E poi «parliamo tanto, agevoliamo il confronto e l’interazione: la scuola è fondamentale e in questo periodo la mancanza si è sentita in maniera enorme – dice la garante – e favoriamo lo sport, l’impegno nel sociale». A scuola serve anche «la presenza di educatori, persone che percepiscano le situazioni di disagio e di bullismo e intervengano in tempo, da una parte e dall’altra, serve una rete di supporto che faccia sentire protetti i più deboli». C’è bisogno di una vera campagna culturale, con minori in primo piano, e genitori meno distratti.

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