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Ultimatum di Solinas: 24 ore per riaprire l’isola

Ultimatum di Solinas: 24 ore per riaprire l’isola

Il governatore continua a battere la strada del dialogo col Governo «Però non possiamo tollerare altre penalizzazioni alla nostra economia»

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CAGLIARI. Christian Solinas vuole credere ancora nel buon senso del Governo. Lo invoca e soprattutto si aggrappa a quello, nella sua prima uscita pubblica dopo la mazzata di sabato. «Sin dalla pubblicazione del Dpcm – ha detto in una conferenza stampa volante – abbiamo replicato che l’aver declassato la Sardegna, passata all’improvviso da gialla in arancione, è stato e continua a essere assolutamente sbagliato. Ora occorre un intervento immediato del Governo, lo aspettiamo nelle prossime ore, per evitare che la nostra economia sia penalizzata addirittura fino al 7 febbraio».

Altrimenti ricorrerà al Tar?

«Non abbiamo voglia di infilarci in contrapposizioni. Ribadiamo invece, come comunicato un secondo dopo il Dpcm, che gli ultimi dati, quindi quelli più aggiornati, confermano quanto sosteniamo da giorni: la Sardegna non è sprofondata in una condizione ad alto rischio».

Se invece l’auspicata trattativa dovesse concludersi con una nulla di fatto?

«È ovvio: ci difenderemo, con forza, in tutte le sedi opportune e possibili».

Solinas non ha dubbi sulla correttezza dell’operato della Regione nell’invio a Roma dei dati pochi giorni prima della firma del decreto punitivo mentre le opposizioni in Consiglio regionale continuano ad accusare la Giunta di aver sbagliato più volte. «Capisco se in quei giorni – ha replicato il governatore – ci fossero mancati 10, 20, 30 posti letto. La verità è invece che quando c’è stato il monitoraggio dall’11 al 17 gennaio, ovvero quello decisivo per il nostro improvvido passaggio in arancione, alla Sardegna mancavano appena due posti letto. Ma quelli sono dati di diverse settimane fa, poi abbiamo inaugurato i 30 in terapia intensiva a Sassari (però secondo alcune fonti non ancora operativi per mancanza di personale, ndr) e ora possiamo contare anche sui 14 del Binaghi, a Cagliari. Ancora: negli stessi giorni, lo ribadisco, il nostro indicatore R con T – è quello che misura il contagio – era sotto la soglia limite di uno. Dunque, non eravamo e non siamo ad alto rischio. Per questo, con altri governatori, ho sollecitato una revisione immediata delle procedure per decidere i colori»..

La griglia, però, è quella concordata a suo tempo con le Regioni e i numeri sono numeri.

«Il calcolo e i numeri vanno valutati in maniera critica. Con i nostri dati più recenti, che tra l’altro sono tutti in linea, vogliamo convincere in fretta il Governo a farci rientrare in zona gialla».

Fino a quando aspetterà un ripensamento del Governo?

«Saranno determinanti le prossime ore».

Del passaggio dal giallo all’arancione si è parlato anche nell’aula della commissione Sanità dove Mario Nieddu s’è presentato con uno stralcio del dossier inviato per sollecitare quello che ha definito un necessario passo indietro da parte del Governo. «Non siamo a rischio. La Sardegna è passata da zona gialla ad arancione solo perché il 19 gennaio ha registrato un aumento di focolai nelle residenze per anziani, a cui si sono aggiunti 2 ricoveri in più in terapia intensiva (da 51 a 53) che hanno fatto superare il limite massimo del 30% di occupazione dei posti. Però, a partire da sabato, come ho comunicato al ministero, siamo rientrati nei parametri». Poi Nieddu ha contestato le rigidità con cui Roma colora le Regioni: «Fino a metà gennaio scattavano le prescrizioni, ora le chiusure». L’opposizione ha replicato: «La verità è che da parte della Regione c’è stata una sottovalutazione dell’emergenza, sapendo bene quale sarebbe stata la settimana di monitoraggio». Tant’è – hanno ribadito Pd, Leu, Progressisti e 5 stelle – che «il declassamento era annunciato ma anche per la storica mancanza di medici. La Regione è ancora in ritardo su più fronti e c’è il rischio che l’arancione sia confermato anche dopo il 7 febbraio». Il centrodestra, compatto, s’è schierato con l’assessore: «Siamo rientrati nei parametri in un battibaleno e Roma non può continuare a punire i sardi». (ua)

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