L’Iss: nessuna deroga Solinas scrive a Speranza
L’Istituto: si cambia solo in caso di errore. Il governatore: zona gialla o ricorso
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CAGLIARI. L’Istituto superiore di sanità s’è irrigidito sul caso Sardegna. «L’algoritmo e le prescrizioni non cambieranno. A meno che le Regioni non abbiano commesso errori nell’inviare i dati», è la sintesi di una comunicazione circolata in queste ore. È una nuova mazzata, anche se un attimo dopo il governatore Christian Solinas ha replicato con l’invio di una diffida al Governo. Diffida in cui sollecita: «L'immediato ritorno della Sardegna in area gialla», oppure, in caso contrario, «avvieremo le azioni legali per evitare ogni ulteriore danno a un territorio già duramente provato dalla crisi». È l’inizio di uno scontro? Sì.
L’incertezza. Finita sabato in zona arancione, e lo sarà fino al 7 febbraio, la Sardegna continua di fatto a essere in bilico. Perché, secondo Solinas, questa «collocazione appare immotivata e nemmeno è possibile individuare con certezza a quali dati faccia riferimento per essere adottata». Per poi aggiungere: «Il confronto con gli indicatori di altre regioni in zona gialla, confermano l'ingiustizia del provvedimento, tanto più che sono stati attivati numerosi nuovi posti in terapia intensiva e l'indicatore Rt mai è stato tale da giustificare la nostra collocazione in arancione». Come finirà? Domani, almeno stando alle dichiarazioni del viceministro Pierpaolo Sileri, la posizione della Sardegna potrebbe essere rivista, ma non stando alla circolare dell’Istituto superiore di sanità.
Il parere. Dopo l’ultimo Dpcm e all’indomani delle proteste dei governatori del centrodestra, compreso Solinas, l’Istituto ha ribadito che «l'algoritmo è corretto e uguale per tutte le Regioni». Per poi sottolineare che nel caso della Lombardia, giorni fa declassata in zona rossa e poi ripromossa in arancione, il ricalcolo è stato effettuato, solo perché la stessa Regione ha ammesso di aver inviato dati incongruenti. Lasciando quindi intendere che solo per evidenti anomalie «il calcolo basato sui 21 indicatori può essere rivisto». Ma la Sardegna, almeno stando alla ricostruzione dell’assessore alla sanità Mario Nieddu, errori di questo tipo non li avrebbe commessi. La Sardegna sarebbe stata declassata solo per un focolaio in alcune Rsa e due posti letto in terapia intensiva oltre la soglia di sicurezza prevista dall’Agenas, l’agenzia che tiene sotto controllo le Regioni. Due emergenze che però, stando alla ricostruzione dell’assessorato, sarebbero rientrate dopo neanche 24 ore dopo dalla firma del Dpcm.
Strade possibili. Se domani, a Roma, non dovesse accadere nulla e la Sardegna dovesse rimanere zona arancione per un’altra settimana, alla Regione non rimarrebbe che rivolgersi al Tar e la diffida inviata dal governatore lascia intendere che il ricorso è pronto.
Le reazioni. A schierarsi a fianco dalla Giunta è Fdi: «Il sistema dei colori ha pericolosi limiti». Critica anche Corona de Logu, l’associazione degli amministratori comunali indipendentisti: «Ma ha senso che il lavoro del barista di Torpé o Ploaghe dipenda da decisioni prese lontano della Sardegna?». Infine l’assessore al commercio, Gianni Chessa, dopo un incontro col comitato dei ristoratori Io apro. «La Sardegna – scrive – dev’essere riclassificata in zona gialla, consentendo ai lavoratori di riaprire le loro attività, evitando ulteriori penalizzazioni». (ua)
L’incertezza. Finita sabato in zona arancione, e lo sarà fino al 7 febbraio, la Sardegna continua di fatto a essere in bilico. Perché, secondo Solinas, questa «collocazione appare immotivata e nemmeno è possibile individuare con certezza a quali dati faccia riferimento per essere adottata». Per poi aggiungere: «Il confronto con gli indicatori di altre regioni in zona gialla, confermano l'ingiustizia del provvedimento, tanto più che sono stati attivati numerosi nuovi posti in terapia intensiva e l'indicatore Rt mai è stato tale da giustificare la nostra collocazione in arancione». Come finirà? Domani, almeno stando alle dichiarazioni del viceministro Pierpaolo Sileri, la posizione della Sardegna potrebbe essere rivista, ma non stando alla circolare dell’Istituto superiore di sanità.
Il parere. Dopo l’ultimo Dpcm e all’indomani delle proteste dei governatori del centrodestra, compreso Solinas, l’Istituto ha ribadito che «l'algoritmo è corretto e uguale per tutte le Regioni». Per poi sottolineare che nel caso della Lombardia, giorni fa declassata in zona rossa e poi ripromossa in arancione, il ricalcolo è stato effettuato, solo perché la stessa Regione ha ammesso di aver inviato dati incongruenti. Lasciando quindi intendere che solo per evidenti anomalie «il calcolo basato sui 21 indicatori può essere rivisto». Ma la Sardegna, almeno stando alla ricostruzione dell’assessore alla sanità Mario Nieddu, errori di questo tipo non li avrebbe commessi. La Sardegna sarebbe stata declassata solo per un focolaio in alcune Rsa e due posti letto in terapia intensiva oltre la soglia di sicurezza prevista dall’Agenas, l’agenzia che tiene sotto controllo le Regioni. Due emergenze che però, stando alla ricostruzione dell’assessorato, sarebbero rientrate dopo neanche 24 ore dopo dalla firma del Dpcm.
Strade possibili. Se domani, a Roma, non dovesse accadere nulla e la Sardegna dovesse rimanere zona arancione per un’altra settimana, alla Regione non rimarrebbe che rivolgersi al Tar e la diffida inviata dal governatore lascia intendere che il ricorso è pronto.
Le reazioni. A schierarsi a fianco dalla Giunta è Fdi: «Il sistema dei colori ha pericolosi limiti». Critica anche Corona de Logu, l’associazione degli amministratori comunali indipendentisti: «Ma ha senso che il lavoro del barista di Torpé o Ploaghe dipenda da decisioni prese lontano della Sardegna?». Infine l’assessore al commercio, Gianni Chessa, dopo un incontro col comitato dei ristoratori Io apro. «La Sardegna – scrive – dev’essere riclassificata in zona gialla, consentendo ai lavoratori di riaprire le loro attività, evitando ulteriori penalizzazioni». (ua)
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