Gimbe: «L’isola migliora» Ma resterà arancione
I dati della Fondazione sono confortanti ma l’Iss non fa marcia indietro Solinas insiste con Speranza: «I numeri sono buoni, vogliamo la zona gialla»
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CAGLIARI. Oggi la seconda settimana della Sardegna in zona arancione potrà essere annullata solo per motivi politici. I tecnici dell’Istituto superiore di sanità hanno già detto: non è possibile. Ma con una diffida, firmata dal governatore Christian Solinas, di fatto la Regione ha sollecitato il Governo a fare quel passo, o altrimenti ricorrerà al Tar, ritenendo ingiusta e immotivata «l’improvvisa retrocessione dalla zona gialla». Nella tarda mattinata la prima decisione spetterà alla Cabina di regia nazionale, composta soprattutto da esperti scientifici e matematici, che come ogni venerdì ricalcolerà i dati inviati dalle Unità di crisi regionali su contagi, posti letto e molto altro ancora. Poi spetterà ancora la Cabina a proporre al ministro della salute le pagelle, quindi i colori, per ciascuna regione. E infatti l’ultima parola spetterà al ministro Roberto Speranza, con la firma sabato mattina del Dpcm per le prossime settimane.
La regola. L’Istituto superiore ha fatto trapelare, in queste ore, che diversi territori potrebbero cambiare fascia, perché «hanno tutti gli indici in netto calo». Sarà così anche per la Sardegna, visto che – come ribadito della Fondazione Gimbe – «l’ultimo monitoraggio dal 20 al 26 gennaio ha confermato che la situazione è nettamente migliorata rispetto all’11-17 gennaio»? No, almeno stando all’Istituto superiore, perché «le regioni devono comunque trascorrere almeno due settimane nella fascia assegnata prima di essere riclassificate in meglio o in peggio». Il che vuole dire: solo dopo domenica 7 febbraio, alla fine dei 14 giorni arancioni, la posizione della Sardegna sarà «aggiornata sulla base dei dati raccolti nel monitoraggio più recente». È proprio questa la regola, considerata inviolabile dalla Cabina di regia, che oggi dovrebbe bloccare il ritorno nella meno pesante fascia gialla.
La trattativa. A questo punto la svolta favorevole, come sollecitato dalla Regione, potrebbe esserci quindi solo nel caso in cui il ministro Speranza dovesse mettersi contro l’Istituto superiore, ma finora non è accaduto. A meno che la trattativa avviata in questi giorni dalla Giunta con il Governo non finisca per fare breccia. Ha inviato un contro dossier, per dimostrare che la Sardegna è rimasta vittima di un «evidente errore nel calcolo matematico dei parametri» e poi al ministero ha girato anche l’ultimo report della Fondazione Gimbe. Report in cui c’è scritto che «oggi l’occupazione dei posti letto Covid è molto al di sotto della soglia d’emergenza». E poi sono anche «scese di quasi due punti le percentuali di positivi ogni 100mila abitanti e fra gli stessi casi e i tamponi eseguiti». Tant’è che a caldo il governatore Solinas ha detto: «Dall'istantanea scattata dalla Gimbe, è evidente che la Sardegna è fra le poche regioni ad aver registrato un miglioramento su tutti gli indicatori rispetto alla settimana precedente e quindi non può che essere promossa». Basteranno questi nuovi dati per ricolorare la Sardegna di giallo? Lo si scoprirà fra oggi e domani.
Le contestazioni. È stato il Pd a mettere sotto accusa Solinas per lo scivolone della Sardegna in fascia arancione. A cominciare dal segretario regionale Emanuele Cani: «Invece di minacciare ultimatum o pseudo tali e continuare a urlare in modo sguaiato, il governatore dovrebbe ammettere di aver commesso più di un errore nella trasmissione dei dati all’Istituto superiore di sanità. Faccia mea culpa – è la conclusione di Cani – e i sardi potranno ritornare subito in fascia gialla». Poi è stata la volta del capogruppo del Pd in Consiglio regionale. Gianfranco Ganau ha detto: «La responsabilità del passaggio in zona arancione è solo della Regione, incapace ancora una volta di tenere sotto controllo l’epidemia. Bene, invece, farebbe il presidente Solinas a prendere atto della situazione e a scusarsi con i sardi penalizzati per colpa sua». (ua)
La regola. L’Istituto superiore ha fatto trapelare, in queste ore, che diversi territori potrebbero cambiare fascia, perché «hanno tutti gli indici in netto calo». Sarà così anche per la Sardegna, visto che – come ribadito della Fondazione Gimbe – «l’ultimo monitoraggio dal 20 al 26 gennaio ha confermato che la situazione è nettamente migliorata rispetto all’11-17 gennaio»? No, almeno stando all’Istituto superiore, perché «le regioni devono comunque trascorrere almeno due settimane nella fascia assegnata prima di essere riclassificate in meglio o in peggio». Il che vuole dire: solo dopo domenica 7 febbraio, alla fine dei 14 giorni arancioni, la posizione della Sardegna sarà «aggiornata sulla base dei dati raccolti nel monitoraggio più recente». È proprio questa la regola, considerata inviolabile dalla Cabina di regia, che oggi dovrebbe bloccare il ritorno nella meno pesante fascia gialla.
La trattativa. A questo punto la svolta favorevole, come sollecitato dalla Regione, potrebbe esserci quindi solo nel caso in cui il ministro Speranza dovesse mettersi contro l’Istituto superiore, ma finora non è accaduto. A meno che la trattativa avviata in questi giorni dalla Giunta con il Governo non finisca per fare breccia. Ha inviato un contro dossier, per dimostrare che la Sardegna è rimasta vittima di un «evidente errore nel calcolo matematico dei parametri» e poi al ministero ha girato anche l’ultimo report della Fondazione Gimbe. Report in cui c’è scritto che «oggi l’occupazione dei posti letto Covid è molto al di sotto della soglia d’emergenza». E poi sono anche «scese di quasi due punti le percentuali di positivi ogni 100mila abitanti e fra gli stessi casi e i tamponi eseguiti». Tant’è che a caldo il governatore Solinas ha detto: «Dall'istantanea scattata dalla Gimbe, è evidente che la Sardegna è fra le poche regioni ad aver registrato un miglioramento su tutti gli indicatori rispetto alla settimana precedente e quindi non può che essere promossa». Basteranno questi nuovi dati per ricolorare la Sardegna di giallo? Lo si scoprirà fra oggi e domani.
Le contestazioni. È stato il Pd a mettere sotto accusa Solinas per lo scivolone della Sardegna in fascia arancione. A cominciare dal segretario regionale Emanuele Cani: «Invece di minacciare ultimatum o pseudo tali e continuare a urlare in modo sguaiato, il governatore dovrebbe ammettere di aver commesso più di un errore nella trasmissione dei dati all’Istituto superiore di sanità. Faccia mea culpa – è la conclusione di Cani – e i sardi potranno ritornare subito in fascia gialla». Poi è stata la volta del capogruppo del Pd in Consiglio regionale. Gianfranco Ganau ha detto: «La responsabilità del passaggio in zona arancione è solo della Regione, incapace ancora una volta di tenere sotto controllo l’epidemia. Bene, invece, farebbe il presidente Solinas a prendere atto della situazione e a scusarsi con i sardi penalizzati per colpa sua». (ua)
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