La Nuova Sardegna

Mamoiada maschere e sapori

di Roberto Sanna
 Mamoiada maschere e sapori

Mauro Ladu è tornato a casa per aprire un locale che valorizza i  prodotti del territorio. «Speriamo di ripartire presto, senza interruzioni» 

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Ci vuole tanto coraggio ad avviare un’attività in tempi di covid, in particolare un ristorante. Eppure Mauro Ladu non ha mai voluto abbandonare il suo sogno, quello di creare nella “sua” Mamoiada un piccolo tempio dei sapori del territorio. Lo scorso 6 dicembre, insieme alla moglie Sara Tavolacci, dopo tanti mesi di lavori di ristrutturazione, ha inaugurato l’Osteria Abbamele, a pochi passi dal Museo delle maschere mediterranee. Un valore aggiunto per un paese che grazie alle tradizioni e all’enogastronomia stava vivendo, prima della pandemia, un momento di grande rilancio, aprendo orizzonti economici felici alle nuove generazioni.

Sul vino e le tante cantine di Mamoiada, le iniziative, le “tappas” del circuito di Cortes aperts, si è già detto tanto. Mauro Ladu, già sous chef di un grande nome della ristorazione isolana come l’algherese Cristiano Andreini, ha voluto rilanciare proponendo qualcosa di speciale: una proposta che, senza rinunciare alla tradizione, è in grado di reinterpretare e valorizzare i sapori del territorio. Un locale su misura, con 24 coperti, ristrutturato con grande attenzione e con gli arredi scelti in maniera quasi maniacale, uno per uno, pareti in pietra e legno, tanti richiami alla tradizione e alla personalità del paese. Al piano inferiore la cucina a vista e un altro ambiente, ancora da completare, destinato a diventare l’angolo degustazioni. Un piccolo sogno inseguito a lungo, con la decisione di ritornare nel suo paese dopo un lungo girovagare in posti ad Alghero, San Pietroburgo e Cagliari. A un certo punto Mauro ha sentito l’esigenza di mettersi in proprio, supportato in tutto e per tutto dalla moglie Sara Tavolacci che gli ha dato l’idea di farlo a Mamoiada e ha deciso di cambiare vita anche lei, abbandonando la sicurezza del suo lavoro in uno studio notarile per reinventarsi nella sala del ristorante.

La proposta, per quanto particolare per quella zona, con due diversi menu degustazione che cambiano continuamente in base alla disponibilità dei prodotti e qualche piatto replicato alla carta, con una ricca cantina di vini, è piaciuta subito e solo il continuo gioco dei colori, con la zona rossa delle feste natalizie e l’attuale zona arancione, ha rallentato il ritmo: «Per evitare qualsiasi problema ho ridotto i coperti da 24 a 16 – racconta Mauro Ladu – così non ci sono discussioni sulle distanze di sicurezza e anche così, anche col limite di poter lavorare mezza giornata soltanto a pranzo, posso ritenermi soddisfatto di questo inizio di attività. È venuta tanta gente anche da lontano, persone che mi chiamavano la mattina da Cagliari per prenotare dicendo “il tempo di arrivare e siamo lì, prepara il tavolo”. Purtroppo non ho lavorato nemmeno un mese in continuità, ci hanno chiuso per Natale, abbiamo riaperto dopo l’Epifania e adesso una nuova chiusura. Arrivata in maniera miope, avevo il ristorante pieno per la domenica e ho trascorso il sabato mattina a chiamare i clienti per disdire tutto, una situazione veramente antipatica anche se non è dipeso da noi. Così non possiamo lavorare, ci serve la continuità altrimenti è un disastro per tutti, sento solo colleghi in difficoltà ma onestamente non sono d’accordo con tutte queste restrizioni per le nostre attività, comunque i ristoranti sono tra i luoghi più sicuri».

Mauro e Sara contano così i giorni che li separano dalla riapertura cercando di arrangiarsi in qualche modo per ridurre i danni: «In un paese così piccolo non ha senso fare l’asporto – racconta –, sto cercando di inventarmi qualcosa: faccio il pane, consegno a domicilio i culurgiones, provo nuovi piatti in cucina. Cerco di non stare fermo, insomma, ma non è bellissimo lavorare così, con decisioni che cambiano ogni momento. Aspetto di ripartire e spero di poterlo fare senza interruzioni».



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