Rischio alluvioni, 186 stazioni per il monitoraggio
La Rete unica regionale avrà il controllo di tutti i 377 Comuni. Lampis: un progetto lungo otto anni
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CAGLIARI. Il disastro di Bitti, a fine novembre, è una ferita ancora aperta, per l’assessore all’ambiente Gianni Lampis. «Non possiamo permetterci di abbassare la guardia neanche un giorno», ribadisce, nel presentare le ultime 186 stazioni meteo, capaci con i loro sensori, di monitorare piogge, vento, umidità e gradi centigradi. «Assicureranno il controllo continuo, capillare, del territorio, e aumenteranno la sicurezza in tutti i Comuni. Tutto questo si chiama prevenzione», aggiunge. I repentini cambiamenti climatici, le improvvise calamità naturali e gli incendi sono le storiche emergenze che terrorizzano: «Vogliamo anticiparle il prima possibile», aggiunge l’assessore. Per questo «abbiamo rafforzato, irrobustito, la rete telematica regionale, gestita dall’Arpas, a Cagliari e Sassari». Con le nuove stazioni, quindi, da oggi in poi sarà possibile monitorare ben 300 zone a rischio, coprendo tutti i 377 Comuni. «È un grande risultato – sottolinea Lampis – essere riusciti a completare, dopo 8 anni dal progetto, la rete di monitoraggio, che andrà ad affiancarsi a quella radio in carico alla Protezione civile e completeranno i dati raccolti finora dal Sistema informativo ambientale».
I canali. Per Gianluca Cocco, responsabile servizi informativi, la «raccolta continua di dati è fondamentale per prevenire, programmare e agire in fretta allo scattare di un’emergenza». Finanziata con 5,5 milioni, in gran parte fondi europei, e collaudata a dicembre, la Rete ha come sentinelle 109 stazioni termopluviometriche (dalla temperatura dell’aria alla quantità delle precipitazioni) e 77 punti meteo, che misurano anche velocità e direzione del vento, umidità, radiazione solare e temperature del suolo. Per Cocco, «abbiamo utilizzato il meglio della tecnologia per controllare ogni punto della Sardegna e la collaborazione dei Comuni è stata determinante per individuare le aree in cui installare le stazioni di controllo».
L’obiettivo. Secondo Andreina Farris, direttore generale dell’assessorato, il prossimo traguardo dovrà essere «permettere anche ai cittadini, non solo alle Agenzie e ai Comuni, di consultare tutti i dati, con una lettura semplice e immediata». Perché – sono le parole dell’assessore Lampis – «dobbiamo far passare il messaggio che solo una maggiore consapevolezza dei rischi, insieme alla prevenzione, può garantirci il massimo della sicurezza».
I canali. Per Gianluca Cocco, responsabile servizi informativi, la «raccolta continua di dati è fondamentale per prevenire, programmare e agire in fretta allo scattare di un’emergenza». Finanziata con 5,5 milioni, in gran parte fondi europei, e collaudata a dicembre, la Rete ha come sentinelle 109 stazioni termopluviometriche (dalla temperatura dell’aria alla quantità delle precipitazioni) e 77 punti meteo, che misurano anche velocità e direzione del vento, umidità, radiazione solare e temperature del suolo. Per Cocco, «abbiamo utilizzato il meglio della tecnologia per controllare ogni punto della Sardegna e la collaborazione dei Comuni è stata determinante per individuare le aree in cui installare le stazioni di controllo».
L’obiettivo. Secondo Andreina Farris, direttore generale dell’assessorato, il prossimo traguardo dovrà essere «permettere anche ai cittadini, non solo alle Agenzie e ai Comuni, di consultare tutti i dati, con una lettura semplice e immediata». Perché – sono le parole dell’assessore Lampis – «dobbiamo far passare il messaggio che solo una maggiore consapevolezza dei rischi, insieme alla prevenzione, può garantirci il massimo della sicurezza».
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