La Nuova Sardegna

Manca un cent sulla rata commercialista diffidato

di Mauro Lissia
Manca un cent sulla rata commercialista diffidato

Il “debito” sul rimborso di un mutuo immobiliare contestato da Banca Intesa   Il correntista moroso: «Posso soltanto riderci sopra, costa di più il francobollo» 

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CAGLIARI. Per un centesimo non versato, un commercialista rischia di finire nella zona rossa dei cattivi pagatori. Accade a Cagliari: licenziamenti, mutui, imposte, rate della rottamazione, bollette, finché c’è il virus c’è anche la speranza di un rinvio, un aiuto da enti pubblici e aziende perché al danno del lockdown economico non s’aggiunga la beffa del tracollo finanziario. Ma non per lui, il commercialista Raffaele Carcangiu, correntista di Banca Intesa-Sanpaolo: lo scorso 15 gennaio la sede centrale di Torino gli ha inviato una lettera in cui lo informa senza preamboli che non risulta pervenuta una quota di rateo del mutuo immobiliare di 190 mila euro, acceso circa quindici anni fa per l’acquisto di un appartamento a Milano. Quindi, è scritto nella nota, bisogna che Carcangiu si presenti alla filiale «al fine di verificare la situazione». La cifra non versata è di 0,01 euro, un centesimo che doveva trovarsi nella cassa della banca entro il 31 dicembre 2020. A leggere la nota, affrancata, spedita via posta ordinaria e firmata dal consigliere delegato e Ceo Carlo Messina, si tratta di un ritardo di due settimane, in piena emergenza Covid, su un versamento che la banca si rimborsa da sola mese dopo mese, trattandosi del titolare di un conto corrente aperto nello stesso istituto che ha concesso il finanziamento. La mancanza di un centesimo ha fatto saltare il meccanismo e innescato la nota di richiamo.

Non è ancora una diffida ma le assomiglia: il tono, certamente un testo standard preconfezionato e probabilmente partito in automatico, è gentile ma fermo. Al «debitore» di un centesimo di euro il manager ricorda che «sull’importo della rata pagato in ritardo o non pagato la banca applica interessi di mora che si aggiungono all’importo necessario per rimborsare il mutuo». E qui il pensiero corre, non senza l’inevitabile divertimento, fino a immaginare un solerte funzionario del grande istituto di credito che mette da parte le insolvenze milionarie di imprese provate dalla pandemia per impegnarsi a calcolare l’interesse di mora sul pagamento ritardato di un centesimo. Ma tant’è: la banca ricorda al correntista moroso che «in casi estremi si può arrivare a perdere la proprietà dell’immobile costituito in garanzia in favore della banca». Che sarebbe come dire: o molli subito il centesimo che ci devi o ti facciamo pignorare la casa.

Le soluzioni meno cruente non mancherebbero: se il debitore «si trovasse in situazione di difficoltà» esiste - spiega la nota - la possibilità di «ricorrere a eventuali misure di sostegno, pubbliche o d’iniziativa della banca, o all’attivazione delle opzioni di flessibilità delle rate». In altre parole, il correntista Carcangiu, colto in stato di morosità, potrebbe chiedere una dilazione sul debito, spalmando il centesimo dovuto sui ratei di un anno o forse anche due. Insomma: la banca spacca il centesimo ma è pronta a venire incontro alle difficoltà dei suoi clienti massacrati dal Covid.

L’ultimo passaggio della nota appare però meno rassicurante per un correntista richiamato ai propri obblighi: «Le evidenziamo - è scritto in neretto - che la registrazione dei dati relativi ai ritardi e ai mancati pagamenti in uno o più sistemi di informazioni creditizie le renderà più difficile ottenere altri crediti in futuro». Come dire: c’è il gioco la sua reputazione finanziaria.

E lui? Lui ride di gusto: «Quando ho letto la nota della banca sono crollato sulla scrivania - racconta Raffaele Carcangiu - mi contestano un centesimo su un mutuo che rimborso con perfetta regolarità da quindici anni. E’ chiaro che la lettera è stata spedita in automatico, non credo che un funzionario l’avrebbe mandata deliberatamente. Ma dico, basterebbe inserire nel software una cifra minima perché si dia luogo al richiamo. Altrimenti siamo a questo caso paradossale, in cui vale più il francobollo del credito da esigere». La ragione del disguido verrà presto chiarita: «Andrò alla filiale a chiedere - avverte il commercialista - per adesso ho controllato lo stato del conto e non è in rosso. E’ solo una storia tipicamente italiana».

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